Storia letteraria dell’omosessualità: Il nostro Passato Prossimo

Storia letteraria dell'omosessualità: Il nostro Passato Prossimo

Come abbiamo visto nella parte precedente (link), i nostri antichi avi avevano un rapporto molto sereno e propositivo nei confronti dell’omosessualità, addirittura a volte era considerata una fase sessuale necessaria per lo sviluppo sano del singolo individuo.

Il Cristianesimo, definito precedentemente come lo “spartiacque”, sancì una rivoluzione sociale e culturale nel mondo romano, tale da persistere ancora ai giorni nostri.
Inizialmente il Paganesimo guardava con diffidenza questa nuova religione che sovvertiva interamente la gerarchia sociale e proclamava un’uguaglianza universale, così si provò a debellarla perseguitando i suoi adepti. Ma con gli anni e la continua proliferazione di comunità e diocesi, non si poté che tollerarla e con Costantino divenne persino religione di Stato.
Una volta al potere si invertirono i ruoli: i Cristiani attuarono una violenta e sanguinosa caccia al Paganesimo e anche alle stesse forme di Cristianesimo alternative nate nel corso dei secoli, instaurando un clima per nulla “misericordioso” che durò molti secoli.
Infatti, con la caduta dell’Impero romano, solo l’istituzione della Chiesa Cattolica restava come baluardo della civiltà occidentale contro la furia barbarica dei popoli dell’Est Europa; ciò non fece che aumentare potere, autorità e superbia di papi, vescovi e cardinali che vedevano la loro superiorità datagli dal “cielo”.

Il Medioevo fu caratterizzato dallo spregiudicato pugno di ferro della Chiesa di Roma e dei suoi emissari della “Santa” Inquisizione che sferzarono pensatori, popoli o città poiché sospettati di allontanarsi dalla volontà di Cristo (di cui loro soltanto erano esecutori).
Non serviva molto per essere catturati, torturati e brutalmente uccisi: bastava essere donne (emblema di Satana in terra), non convenzionali (quindi omosessuali, stranieri, di diversa etnia, disabili) o pensatori (filosofi, scienziati, cartografi, letterati).

Fortunatamente dal XII secolo, con la nascita e il rafforzamento delle istituzioni comunali, si cominciarono a creare luoghi fertili per la libertà di pensiero e lo studio scientifico ed il comune che per antonomasia si oppose allo strapotere papale fu Firenze, Capitale di arte, cultura e libertà, che fu governata sempre con ideali progressisti e moderni.
In questo contesto troviamo un caso letterario da prendere bene in esame: la Commedia di Dante Alighieri.
Qui in molti potrebbero restare basiti e non proprio convinti, e questo è esattamente l’effetto desiderato dall’autore.
Innegabilmente dobbiamo ammettere che i canti XIV e XV dell’Inferno racchiudano coloro che si macchiarono di sodomia, e tra questi persino Brunetto Latini, lo storico maestro e mentore dello stesso poeta. In questi canti si possono percepire strani sentori: Dante non parla mai con disprezzo di questo peccato, anche se biasima le anime eternamente afflitte in questo cerchio, per lo più loda ed elenca gli uomini illustri che vi risiedono. Elenca poeti, filosofi, condottieri, storici, personaggi di spicco sia romani che greci. Questo elenco più che una mera lista di malfattori e pervertiti, sembra voler fare a gara con le anime più che eccelse presenti nel limbo, quindi quasi non considerando più le loro colpe.
Ma non è certo finita qui.
Nuovamente ritroviamo anime palesemente omosessuali, stavolta al canto XVI del Purgatorio, per di più nella cornice più vicina al Paradiso Terrestre, cioè quella dei lussuriosi penitenti.
Adesso è inequivocabile la posizione di Dante Alighieri. Il poeta è conscio della natura dell’uomo e capisce e comprende l’Omosessualità come solo un’ulteriore forma di amore umano. Infatti condanna coloro che fecero del loro corpo merce di scambio o lo consumarono con dissolutezza ponendoli nel cerchio dei Sodomiti (tenendo sempre conto delle considerazioni fatte a proposito); ma allo stesso tempo dona una possibilità di assoluta redenzione a coloro che invece vissero la propria sessualità con moderazione e pacatezza, riservando loro un posto di riguardo nel Purgatorio, essendo considerato il loro peccato, per scala ascendente, quasi irrisorio.
Tutto ciò rientra perfettamente nel pensiero greco/romano nei confronti dell’Omosessualità, e così facendosi precursore della corrente filosofica successiva: l’Umanesimo.

L’esperienza comunale, le scoperte scientifiche e geografiche andarono a ledere strutturalmente il clima di terrore, estremismo religioso e ignoranza che la Chiesa instaurò per secoli, aprendo la via ad una nuova era di apertura culturale.
Infatti l’Umanesimo, come sopra accennato, il Rinascimento prima e l’Illuminismo, successivo di due secoli, hanno stravolto persino la concezione dell’universo, spodestando la divinità come centro unico di tutto e ponendo l’uomo come chiave di lettura di tutte le cose; addirittura nel terzo periodo si arrivò persino a negare un Dio per esaltare la perfezione della Ragione Umana.
Quando l’uomo riuscì a riconquistare la propria libertà di pensiero, la società fece innumerevoli passi avanti su tutti i fronti: ovviamente scientificamente primo su tutti, ma anche socialmente sul piano dei diritti umani e culturalmente con una maggiore capillarizzazione dell’alfabetizzazione.

L’omosessualità però non riuscì a togliersi il marchio infame che nei secoli passati gli si attribuì. Restò nell’ombra durante questi rapidi sviluppi, ma sempre fervente e viva, generando scandali o lampanti esempi di tolleranza.
Ed ancora una volta fu sempre Firenze, capitale di avanguardia e progresso, a farsi notare. Infatti era risaputo che nella città si potessero rifugiare gli omosessuali di tutta Europa, trovando un luogo sereno e che non badava troppo alle antiche infamie.

Tirando le somme si può dire che anche in seno al periodo medievale l’omosessualità trovò sostenitori illustri, ma che purtroppo a causa di secoli di ghettizzazione, calunnie e maldicenze uscì da questo periodo “buio” scalfita nella dignità e nella fama.
Inoltre Firenze ha avuto un ruolo chiave come capitale di progresso culturale e sociale, diventando rifugio per chi volesse vivere serenamente la propria sessualità.
Si è visto come l’uomo dal XVI secolo in poi si è sentito un novello Icaro che tenta di avvicinarsi al sole della Conoscenza per carpirne i segreti, sviluppando arti umanistiche, scientifiche e sociali e migliorando il proprio status di essere umano. Ma così come nel mito, Icaro, avvicinandosi troppo al sole scioglie la cera che tiene insieme le sue ali cadendo rovinosamente, anche l’uomo che si affaccia al XIX secolo dovrà scontrarsi con la cruda realtà dei fatti cadendo a causa della propria limitatezza. Ed è proprio questo stato di malessere che caratterizzerà i secoli avvenire.
Ma questo verrà trattato nella parte successiva.

 

Stefano Durante Padalino

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