Storia letteraria dell’omosessualità: Il nostro Ieri e Oggi

Oscar Wilde
Oscar Wilde

Abbiamo visto che l’inizio del XIX secolo fece da spartiacque per l’evoluzione dell’uomo, che è passato dall’essere un illuminista e utopico visionario, all’essere un amareggiato e disilluso romantico.
Infatti lo sviluppo tecnologico e scientifico ha dato vita ad una società sempre più materialista e concentrata sui propri interessi, rigettando secoli di avanzamento sociale e culturale, avvenuto soprattutto durante l’Illuminismo.
Si instaurò, invece, un clima di disprezzo per le ‘classi sociali’ inferiori e si ebbe un rigetto nei confronti di coloro non rispecchiassero i canoni aristocratico-borghesi. Inutile dire che anche questa volta l’Omosessualità, le differenze etniche e da adesso pure economiche, vennero ghettizzate e condannate pubblicamente.

Il personaggio che meglio incarna sia il malessere esistenziale che il senso di esclusione ed emarginazione per il diverso orientamento sessuale, fu il più che celebre e controverso Oscar Wilde. È noto che fosse il massimo esponente della corrente culturale del dandysmo, consistente nella ricerca spasmodica del bello in tutte le sue forme: dall’abbigliamento all’Arte e alla Poesia.
La sua eccentricità ben presto attirò sull’autore critiche e inchieste su inclinazioni perverse – così era indicata l’omosessualità nell’età vittoriana -, ma la goccia che fece davvero traboccare il vaso dell’opinione pubblica fu la svelata relazione tra Wilde e il ricco rampollo inetto e senza alcuna capacità artistica e intellettuale, Alfred Douglas. Questo approfittò della profonda infatuazione di Wilde per farsi mantenere e ricevere favori e attenzioni, visto che la sua famiglia lo aveva allontanato a causa della propria indolenza. Quando però scoppiò lo scandalo, non pensò due volte ad abbandonarlo e tradirlo, confessando tutto e passando come vittima di circuizione.

Di quell’Amore che non osava pronunciare il suo nome, così lo definì Wilde durante i processi, non restava nulla; gettato alle ortiche per denaro e popolarità da un ragazzo volubile e capriccioso.
Wilde fu soggetto a confisca di tutti i propri beni e reclusione nel carcere di Reading, nella contea del Berkshire, non tanto per l’accusa di comportamento contrario alla morale pubblica – accusa di per sé già molto grave, anche se non del tutto dimostrata – ma a causa di un irrisorio debito di qualche sterlina che non era più riuscito a saldare dopo la confisca. Questo fu l’effettivo pretesto per dare una punizione esemplare ad un individuo troppo ‘appariscente’ e ‘sordido’.

La prigionia segnò profondamente l’autore gettandolo in una grave depressione. Proprio di questo periodo è una delle sue opere più toccanti e viscerali: Il De Profundis o meglio nota come La Ballata del carcere di Reading.
Il testo trasuda un senso di mortificazione e dolore seguendo l’evoluzione psicologica dell’Io narrante Wilde. Infatti dall’iniziale moto di rabbia e incomprensione per tale pena, si passa ad una consapevolezza del proprio stato. Wilde capisce che causa di tutti i suoi mali fu proprio colui che teneva in mano le chiavi del suo cuore e che lo aveva venduto per interessi migliori. Qui inizia una violenta invettiva a Douglas, smascherandolo in tutta la sua ignobiltà e nefandezza come uomo ed essere umano, per i suoi continui capricci, la dissolutezza e la leziosità. Presto le roventi parole si tramutano in fredde schegge che crudelmente raccontano la solitudine e l’abbandono subìto dall’autore, il degrado a cui la sua famiglia lo aveva lasciato.
Questa vicenda segna un punto di svolta nell’opera e nel pensiero di oscar Wilde. L’autore inizierà un percorso ascetico nel quale si porrà interrogativi che spaziano dalla società, per arrivare a discutere su Dio e la sua discesa sulla Terra durante l’Apocalisse.
L’opera in sé può essere definita una delle più intime raccolte di pensieri e riflessioni che sia stata scritta, per vastità di argomenti ed emozioni canalizzate ed espresse in parole.

Il secolo XX fu caratterizzato da grandi sconvolgimenti storici e sociali: due conflitti mondiali, l’ascesa di dittature nazionali, le sempre più sconvolgenti scoperte nel campo psicologico, l’industrializzazione e l’accelerazione del progresso tecnologico.
L’uomo adesso si ritrova coinvolto in una realtà in eterno divenire all’esterno e all’interno di sé, e il malessere del secolo precedente si è evoluto in un senso di sconfitta e alienazione perenne, un senso di piena inettitudine.

L’autore che potrebbe meglio rappresentare questo secolo e la realtà che lo circonda, nella fattispecie del contesto omosessuale, è Umberto Saba. Ovviamente questo è famosissimo per opere eterne raccolte ne Il Canzoniere e in Scorciatoie e Raccontini, però quello che si reputa più utile è il romanzo criticato e spesso dimenticato Ernesto. Perché l’opera di un genio sperimentatore viene messa da parte e studiata con ‘le pinze’? Per il semplice motivo che questa prende in esame e analizza senza mezzi termini le avventure e la formazione sessuale di un giovinetto ‘troppo curioso’.
Infatti il romanzo racconta la vita di Ernesto, giovane sedicenne triestino che lavora presso un’azienda industriale. Qui conosce un operaio ventottenne e tra i due inizia immediatamente una relazione carnale e bruta. Sarà proprio il rude operaio a formare sessualmente Ernesto e a mostrargli i primi piaceri erotici, e tutto verrà descritto con naturalezza ed estremo realismo. Nulla viene omesso e ogni dolore ed emozione tra i due viene descritta dalla viva penna dell’autore. In seguito, a causa di varie vicissitudini i due si perderanno e non si vedranno più, ma all’orizzonte prima un’ammaliante prostituta, poi un angelico giovane misterioso di cui si sa quasi niente, faranno la loro comparsa per proseguire il percorso evolutivo del giovane Ernesto.
Il protagonista e l’autore hanno molto in comune: entrambi sono triestini, con la passione per il violino, hanno avuto la stessa formazione accademica e persino professionale. Questo rende ancora più controversa l’opera, facendola sembrare quasi un’autobiografica. Purtroppo Saba si spense prima di poterla terminare, quindi non ci è pervenuta la conclusione del romanzo. Quasi poeticamente potremmo dire che è come se il giovane e angelico ragazzo fosse venuto a prendere finalmente il suo amante dopo anni di attesa, prima che potesse dire al mondo del loro amore.

Il secolo successivo sancisce definitivamente l’ingresso dell’uomo nel millennio della tecnologia. Il mondo diviene un ‘villaggio globale’ e tutti siamo collegati da una fitta rete quasi istantanea di social e mezzi di comunicazione. Questo ha permesso a tutti di ottenere visibilità e voce in capitolo sul libro della Storia. Infatti il XXI secolo si è distinto per i grandi moti di difesa dei diritti delle minoranze, di grandi conquiste sociali e di Stati ‘davvero’ laici, senza le sempre costanti ingerenze di chiese e culti.
È il secolo dei successi dei moti femministi per la parità dei sessi, dei sempre più diritti per persone omosessuali e transgender, della tutela dei tesori artistici e culturali, tutto accompagnato dalla frenetica evoluzione tecnologica quasi giornaliera.
Ovviamente non è tutto oro quel che luccica, e ancora rami politici conservatori ed estremisti religiosi mirano ad un ritorno a quelli che loro considerano i ‘veri’ valori passati condannando questi ‘eccessi di perversione e libertà’. Fortunatamente restano solo voci di poco conto e isolate.

Proprio per questo clima identitario e di affermazione del sé in tutte le sue sfaccettature, tra l’infinita mole di letteratura a tema LGBTQIA di questo secolo, si è optato per lo spregiudicato e irriverente testo del siciliano Dario Accolla, Il Gender: la stesura definitiva.
L’autore, conscio della forte strumentalizzazione attuata da attivisti ‘cattolici’ per screditare il progresso di liberazione identitaria di ogni individuo, mantiene i loro toni catastrofistici e cospiratori creando così un vero e proprio ‘falso Manifesto’ della Lobby Gay, che comanda media e social di tutto il mondo. La pungente ironia impregna ogni punto del testo, mettendo in luce quanto beceri e sciocchi siano i ragionamenti di cattolici e conservatori. Il più assurdo di tutti è l’appellarsi alla Bibbia come documento attendibile e autentico dell’assoluta volontà di Dio: massacri, maschilismo ed eventi inspiegabili diventano reali cronache di fatti a cui bisogna attenersi se non si vuole andare contro Dio e contro natura.
Ovviamente Accolla preme su questo fronte e ribadisce il voler andare contro natura, creando un ferreo regime di egualitarismo, libertà e rispetto reciproco in cui tutti possano essere ciò che meglio credono per il proprio bene; ovviamente tutto condito con i classici luoghi comuni di lustrini, make-up e disinibizione, che solo e soltanto gli omosessuali portano insiti ‘per la corruzione e la distruzione del genere umano’.
Si è optato per questa sorta di ‘saggio’, tra la grandissima quantità di opere e testi che questo secolo ha visto alla luce, poiché la scrittura iperbolica e dissacrante di Accolla permette di dare una lettura sagace e vivace della realtà storica e culturale in cui viviamo, che se da un lato spinge per una rivoluzione strutturale e universale di schemi e concetti ormai superati, dall’altro eleva muri di fobie e discriminazione cementati da ignoranza e bigottismo immotivato.

Concludendo questo breve e molto concentrato excursus storico-letterario in 3 tappe, si può dire che, qualsiasi sia la minoranza, sempre ha avuto una storia travagliata a causa dell’equilibrio da trovare tra la ricerca dell’accettazione e il violare le regole sociali e conformiste. Tutte le minoranze sono dovute passare sotto gli anni durissimi della ghettizzazione e persino del tentato sterminio. In nessun caso però ci si è arresi, mostrando sempre e comunque la propria identità imperturbabilmente come solidi fari o baluardi, così come abbiamo visto nei vari secoli.
Il sentimento che sempre deve spronare ad andare avanti è la Speranza, poiché per quanto la notte possa sembrare sempre più buia e opprimente la storia ci insegna che, alla fine, dovrà inevitabilmente arrendersi alle fulgide luci dell’alba.

 

Stefano Durante Padalino

Storia letteraria dell’omosessualità: Il nostro Passato Prossimo

Storia letteraria dell’omosessualità: Il nostro Passato Remoto

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.