Ci sentiamo al telefono, per la prima volta, il giorno dopo San Valentino nel 2016. Tutte le notti facciamo mattina per raccontarci di noi, e il sabato ci conosciamo. Viene lui da me, io abito solo in un bell’appartamento a Borgo Incrociati. Il primo bacio appassionato in ascensore e poi corriamo a fare l’amore.
Sarà così per quasi sette anni. La passione e l’intesa sessuale non verranno mai meno. La posizione orizzontale per lui è la migliore. Anche i ragionamenti e le discussioni a letto sono sempre stati costruttivi e ci hanno fatto crescere. Ma, ahimé, non si vive sdraiati, e in piedi lui era un altro.
Quasi sette anni sono lunghi da raccontare senza annoiarvi. Abbiamo vissuto tante situazioni difficili e anche tanti momenti che definirei felici. Uso il condizionale perché della mia felicità sono sicuro. Lui ha lasciato che io lo fossi facendomi intendere che fosse felice anche lui, ma non è mai stato così. Purtroppo è un uomo irrisolto, segnato dalla sua adolescenza difficile in una famiglia che non è mai stata accogliente.
I momenti più duri sono stati il divorzio dalla sua ex moglie, il rapporto con i suoi molto problematici figli, quelli con i suoi fratelli, la malattia e poi la morte di sua madre. Quelli belli sono stati i tanti amici, miei e suoi che sono diventati nostri, le vacanze insieme, tutti i fine settimana che sono diventati vita attesa… i viaggi in nuove città, le tante case che abbiamo cambiato, e non ultime le tante serate trascorse con mio padre prima che ci lasciasse. Lo adorava, si volevano bene.
Ho usato il passato perché, come avrete capito, non stiamo più insieme. A ottobre ho chiuso io la nostra storia. Di fronte alla realizzazione di una vita passata insieme, si è spaventato e non ha retto e questa volta l’ho visto senza le sue maschere, e non mi è piaciuto quello che ho visto.
Ora siamo a febbraio, ci sono stati due tentativi da parte sua di riprovarci. Li ho accolti molto titubante, ma in entrambi i casi mi ha fatto sapere che era già tra braccia di altri, cercando di sostituirmi. Mi sono arreso alla sua personalità malata, che mi avrebbe travolto in un vortice di dolore e di rabbia. Sette anni sono tanti e mi mancherà per sempre, o meglio mi mancherà quell’uomo che ha lasciato che lo amassi.
Ho girato pagina e vi racconterò ancora di me, ma non saranno più maschere…
Maurizio Marcenaro
©2023 Il Grande Colibrì
immagine: elaborazione da foto di Lukas Godina / Unsplash
Leggi la prima parte del racconto

@ Foto di Lukas Godina / Unsplash


