Diario di una malata di mente

Diario di una malata di mente

Ho a che fare con un mostro, solamente che ha il mio sorriso.

05.05.18

La malattia mentale è una bella maschera. Questa è l’era della malattia mentale.
Senti come suona male, cazzo.
Suona proprio male, non trovi?
Mi dicono che sono ansiosa, poi mi dicono che sono depressa e ansiosa allo stesso tempo.
Mi dicono che sono semplicemente meteoropatica, che basta aprire i chakra.
Mi dicono che sono ciclotimica e che ho Saturno contro da sette anni e mancano ancora tre anni alla fine del suo passaggio. Diventa un casino.
E mi guardo da fuori mentre alzo il piede in aria e mi trasformo in una gru bianca.
Forse mi dirai che sono anche una delirante.
La lista diventa lunga.
Mia madre una sola cosa me l’ha insegnata, e me l’ha insegnata davvero per bene bene, ed è che al fuoco della vita bisogna rispondere in modo creativo. Senno sei fottuto. Perdi la spinta, perdi la linfa.

Vorrei potervi raccontare che sono una sopravvissuta dai manicomi, sarebbe il meglio, ma non è così.
Sono una sfigata che finito di scrivere si prenderà le sue quaranta gocce di felicità.
Io sono la collega che ti sorride, sono l’amica che ti sostiene, io sono la ragazza che passa in bici ascoltando musica.
L’altro giorno ascoltando Nardone, lo psicoterapeuta fondatore della Scuola di strategica breve, ho scoperto che la depressione può anche essere una rinuncia.
È possibile che una persona possa rinunciare senza accorgersene?
Questa è la mia domanda del mese. La domanda da cento milioni di euro.

 

S.

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