Diario di una malata di mente

Diario di una malata di mente
06.06.18

La solitudine talvolta mi pare un buio che inghiotte.
Ci soffoco. Ci annego. Poi m’accorgo che galeggio. Buffa la vita.
Ho una buona notizia per voi, mi sto appropriando del mio corpo.
Vi capita mai di fare le cose, passare giornate intere, senza stare dentro il vostro corpo?
È una sensazione alienante. Apri gli occhi della mente e puf! Delle mani che conosci ti stanno togliendo i vestiti per andare a dormire, solo quando l’attacco passa, quando ti sforzi di tornare presente, t’accorgi che quelle mani sono tue.
Per un periodo ho avuto degli strani episodi. Terrificanti.
D E P E R S O N A L I Z Z A Z I O N E.
Ti strappa. Una sensazione quasi mistica. Ci sei ma non ci sei. Fluttui e il tuo Io si frantuma in mille pezzi. Quello è stato il mio più grande momento di paura.
Ero in bus, con le cuffie e la musica nelle orecchie. I passeggeri erano intenti a guardare il telefono e a chiacchierare in un vociare incessante che scorreva sull’asfalto bollente.
Ho riflettuto molto su questi episodi. Li ho dissezionati fino allo sfinimento.
Quello che quel giorno mi salvò fu una bambina in un passeggino. Aveva gli occhi così vivi da trapassarmi da parte a parte il cuore, per farlo rivivere un po’. Per farlo tornare a battere.
C’è un solo modo per sconfiggere la paura, ed è il cuore.
Pensate con il cuore, agite con la mente.

 

S.

 

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