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Un giorno, durante una serata in chat, alla ricerca di incontri, ci trovammo. Da subito mi colpì il suo nick: “Sciatto”. Perché una persona si definiva così? E glielo chiesi: per l’aspetto di stamattina… un po’ stravolto dalla vita. E fu subito racconto di noi, delle nostre vite, dei nostri disagi, dei nostri sogni. Più scrivevo e lo leggevo, più capivo che non si trattava del solito incontro.

Con una velata scusa, dissi di non essere pronto a un incontro immediato; da parte mia avevo solo voglia di non interrompere il nostro dialogo. Sentivo che il destino mi stava aprendo una porta. Ma il destino va assecondato dalla forza di volontà, dall’azione, dall’assunzione di responsabilità e dal coraggio. Poco dopo ci dichiarammo i motivi del nostro disagio.

Lui mi disse che era a Genova per cercare un appartamento o una stanza. Dopo dieci anni di vita a Milano, i costi erano diventati insostenibili. Pur godendo di una rendita notevole, non aveva una busta paga, un lavoro fisso. Il che gli impediva di avere accesso a un contratto di affitto. Lui era un artista: un cantante, un cantautore, un paroliere, un disegnatore e tanto altro. Ma freelance.

Poi fu il mio turno. Io vivevo in una bella casa, ma troppo grande e costosa per me solo. Timidamente, ma coraggiosamente, proposi l’idea. Perché non ci diamo una possibilità, Alex? Insieme potremmo risolvere le nostre difficoltà, cominciare a conoscerci e vedere se sarà amicizia o amore. Una proposta folle fatta ad una persona sconosciuta a cui scrivevo da meno di un’ora. Ma la sua risposta fu allineata alla mia.

Rinascita

© Foto di Harli Marten / Unsplash

Ci scambiammo i numeri di telefono e proseguimmo su WhatsApp la nostra prima chiacchierata. Capimmo subito che pur avendo vissuto vite diverse, ci accomunava il modo in cui affrontavamo la vita. I traumi non ci cambiavano, rimanevamo fedeli a noi stessi. Due animi puri. Due animi buoni. Insieme non potevamo farci del male.

Più parlava e si raccontava, più scoprivo le sue sfaccettature. Era materno, fraterno, amichevole, amoroso. Mi trasmise subito la sua bontà d’animo, e questo mi permise di aprirmi a lui, di fidarmi, di credere a quello che provavo dentro di me. Capisco che da fuori vi sembrerà pura pazzia; nel 2023, in questo mondo così complicato e spesso ostile, credere a una favola può sembrare folle. Ma io sono questo, voglio credere che al mondo esistano altre persone come me che credono nel rispetto, nella lealtà, nella buona fede.

Così decisi che non avrei rinunciato a quella possibilità, che su quel treno ci sarei salito. Continuammo ancora a scriverci, poi ci demmo la buonanotte. Eravamo vicini in linea d’aria, io nel mio lettone a casa e lui in albergo. Dormii, un po’ sognai, mi svegliai a pensare e a chiedermi se l’indomani avrei davvero dato corso a questo progetto. Alex era vero? Era di questo mondo? Domani lo avrei ritrovato al telefono? Le ore passavano e l’alba cominciava a intravedersi.

Mi alzai e, dopo una doccia rigenerante, scesi con il cane per la mia passeggiata mattutina. Respiravo l’aria di primavera e sentivo prepotente dentro di me la voglia di rinascita. La voglia di credere di non aver sognato.

Ma allora, Maurice, la devo vedere la casa in affitto? No, Alex, hai già una casa: prima di pranzo, ti vengo incontro e saliamo a casa insieme…

Rinascita

© Foto di Tyler Nix / Unsplash

 

Maurizio Marcenaro
©2023 Il Grande Colibrì
immagine: elaborazione da foto di Junior Reis / Unsplash

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