Le migliori intenzioni e anche le esperienze personali non bastano a fare di un libro mediocre un bel libro. E’ il caso, secondo me, di “P. la mia adolescenza trans”, il fumetto con cui Josephine Yole Signorelli, nota agli appassionati di comics nostrani con lo pseudonimo di “Fumettibrutti”, ha fatto coming out come ragazza trans. Non avessi trovato in rete un’intervista in cui l’autrice si racconta e descrive la genesi della sua opera temo che sarei stato ancora più categorico.
Leggendo il volume mentre attendevo un libraio con cui avevo un appuntamento di lavoro, infatti, mi è parso di scorgere tanti luoghi comuni sia sugli adolescenti che sulla transessualità, che facevano fatica a farmi credere che l’opera fosse stata realizzata con il desiderio di “spiegare” alle persone cisgender la vita e le difficoltà di chi scopre, presto o tardi nella sua esistenza, di avere un corpo che non corrisponde a quello che sente di essere.
Vite sfatte, sesso e alcol e sballo a più non posso, giornate tutte al limite. Non si può negare che molti ci si ritroveranno, anche passata la ventina (se la gioventù s’è allargata verso i quaranta, l’adolescenza può essere a buon diritto arrivata fino ai venticinque, direi), ma la mia sensazione è che se il lettore sprovveduto che non conosce l’autrice, come il sottoscritto, incrocia un libro così è più facile che lo consideri un libro (magari involontariamente) transfobo più che un manifesto. Oppure che, se totalmente avulso dal mondo LGBT, sia confermato nella convinzione che le persone transgender sono “qualcosa di strano”.
Da ultimo, forse perché sono nostalgico del fumetto classico, penso che a Signorelli farebbe bene lavorare in tandem, qualche volta. Perché i suoi, per un vecchietto come me, sono proprio fumetti brutti…
Michele Benini
[Fumettibrutti, P. la mia adolescenza trans, Feltrinelli comics 2019, pp. 208, € 18,00]


