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Consiglio di lettura di Barbara Herzog

Materiale fragile

Romanzo di Vasco Rialzo (Emanuele Cimatti), prima pubblicazione 2018, progetto editoriale indipendente, 194 pagine.

Premetto che l’autore di questo libro è un mio amico. E anche che lo ammiro perché dà spazio a quella scrittura che in casa mia a tutt’ora rimane sigillata nel cassetto nascosto. Molto nascosto.
Mentre io ufficialmente mi dedico alla poesia, lui pubblica, ormai anche col proprio nome e non solo con lo pseudonimo, racconti e romanzi erotici.
I romanzi rosa nei quali c’è tanta storia, tanto preambolo per poi non arrivare mai in fondo, per dirla con Rocco Siffredi, non sono da Vasco Rialzo. In lui c’è tutto, senza rotta pre-intuibile.

Vasco Rialzo

Vasco Rialzo

Personalmente al preambolo umano ci tengo. Non riesco a tuffarmi sulla lavatrice con un perfetto sconosciuto, senza nemmeno riconoscere un fremito all’angolo dell’occhio per l’eccitazione o l’increspatura della bocca al fugace pensiero di casa.
Ho bisogno di esplorare, studiare a modo mio, dedicando tempo e fantasia per rendere umana la preda che altrimenti risulterebbe una bambola di plastica.
Non per dire che non possa piacere. Ma quando hai davanti un essere umano, tendenzialmente lo vuoi proprio così. Umano, magari non affascinante in tutte le sue sfaccettature, ma unico. E un po’ gli vuoi bene, proprio per questo.

«Ragazze, calma, va tutto bene. Non ricordavo di aver fatto l’amore con Elvira, ma comunque non è un problema nel senso che…» «Non te lo ricordavi?!» «C’hai scopato o fatto l’amore?!» Entrambe mi fissano inferocite. E io, senza sonoro, mi faccio i complimenti da solo per questo spumeggiante ingresso nella discussione. «Volevo dire che certo che mi ricordo di avere scopato con te, Elvira…» «Non avevamo fatto l’amore, scusa?!» «… sì… cioè… insomma… ci siamo divertiti…» «Sei una merda d’uomo.»

Vasco in questo suo ultimo libro ci fa avvicinare in modo ironico e talvolta fin troppo intimo ad un personaggio del tutto mediocre, del tutto inaffascinante.
Ha delle cartucce, ma di sicuro non lo scritturi per un film porno e probabilmente non lo presenti nemmeno alla mamma.
Eppure quando pensa, parla, si accinge ad essere sedotto nelle maniere più svariate, ti ritrovi dalla sua parte, un poco incitandolo ad essere più padrone della situazione, un poco amandolo proprio così terribilmente uomo frammezzato qual è.

«Un cazzo così grosso non l’avevo mai visto. Non lungo. Grosso. Il mio, a confronto, sembra un bigattino. Giacché poi non pare abbia tutta questa voglia di diventare e soprattutto, rimanere duro.» … «Non voglio fare sesso con un uomo. Ferran, sei avvertito.» «Stai tranquillo…»

Il bolognese Olindo tra Barcellona ed Ibiza, le due città più amate dall’autore, alla ricerca di un amore del passato e di una vita più vissuta, trova molto di più di se stesso. Trova la pace da se stesso, preconcetti compresi su come o con chi si deve svolgere un rapporto sessuale, o quale deve esserne il fine ultimo.
E così io che leggo, alleggerita dal dovere e dalla consuetudine. Mi tuffo nella fragile leggerezza, con il gusto pruriginoso che fa bagnare pagine svoltate con dita umide nella vasca da bagno riempita con voluttà premeditata.

«Due tette da paura, cazzo. Su cui mi avvento come un famelico predatore, iniziando a succhiarle avidamente. Finalmente faccio qualcosa anch’io. La sua risposta è immediata. Comincia subito a sospirare. I capezzoli diventano duri e grossi e io lecco e succhio a non finire. Poi torno sulla bocca, che bacio e inondo di saliva. Mi piace questa donna. Non giovanissima, ma sa il fatto suo. Il mio, invece, è ancora tutto da valutare.»

Accantono per un attimo la poesia. E godo della libertà e della franchezza di un raccontastorie dei frangenti più vivi che abbiamo da raccontare. In pochi lo fanno apertamente, forse perché ci vuole coraggio a chiamare le cose con il loro nome, forse perché c’è sempre da temere che i lettori confondano lo scrittore con la sua opera, con spiacevoli conseguenze.
Quando poi a circa metà libro voglio annotarmi una frase, cerco il numero della pagina e mi rendo conto che non ce n’è traccia in tutto il libro, esulto. Aggiunge un senso di libertà ulteriore ad un romanzo per certi versi liberatorio.

“Mi sento bene, anche se non ho la mente libera dai pensieri. Sarebbe impossibile. Ma il benessere compensa la vulnerabilità dello spirito. E questo momento di quiete mi dona un po’ di distacco dalla realtà.”

 

 

Barbara Herzog

 

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