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Consiglio di lettura di Barbara Herzog

Margaret Atwood “The testaments”

(Nan E. Talese, Doubleday, New York 2019, 415 pagine – sequel de “Il racconto dell’ancella”)

[ed. italiana: “I testamenti“, Ponte alle grazie, Milano 2019, 512 pagine]

 

Un’attesa di trentacinque anni …

Nel 1985 avevo dieci anni e percepivo l’urgenza trasmessa da chi aveva letto “Il racconto dell’ancella”. Ma sentivo anche che la fiamma bruciava troppo calda per me. Quindici anni dopo l’ho finalmente acquistato, ma due accenni all’understatement viscerale di uno status quo tutt’altro che futuristico, mi hanno messo il pelo contro. Così, verso i quarant’anni, con tutta quell’acqua che deve e comunque passa sotto quei ponti, l’ho preso in mano ed ero pronta.
Mi ha ribaltata come pochissimi dei tanti libri che ho letto. Nonostante il femminismo e le consapevolezze precoci ho fatto proprio bene ad attendere il momento giusto, perché ci vuole sofferenza, occhi vissuti e rinnovata speranza per affrontare la distopia maledettamente congrua di Margaret Atwood.
So che è stata trasformata in film o serie tv, o entrambi, non ricordo. Considerato che avrei voluto fare il porta a porta nelle scuole, mi sta bene.
Con a mente Offred (Diffred in italiano), che tiene quel nome finché è a servizio di Fred, ho passato alcuni anni a chiedermi, a quanti millimetri da questa opzione di realtà siamo? Implorando mio malgrado in silenzio l’autrice, come fosse un oracolo, affinché deliberasse sulla liberazione del genere umano, ma soprattutto femminile.
E pensare che alcune/i di noi hanno aspettato trentacinque anni …

Non dirò, ovviamente, se il futuro sarà meglio del presente. Non dirò quante ore ci ho messo a scoprirlo.
Dico a chi non sa chi è Margaret Atwood, leggete un’opera qualsiasi sua per rendervi conto di chi vi trovate di fronte. Ma per favore leggete il racconto dell’ancella e ditemi se riuscite a non scorgere il rosso del vestito dell’ancella dell’umanità, o lo sguardo abbassato di chi si trova nell’abito blu, bianco, marrone o addirittura nero. A chiedervi, quanto dista da me?

Poi, con la rispettosa imposizione di tempo in mezzo, vi rivolgete ai “testamenti”.

Inciamperete su frasi come:
“They were reducing us to animals – to penned-up animals – to animal nature. They were rubbing our noses in that nature. We were to consider ourselves subhuman”. (p. 143)
[“Ci stavano riducendo ad animali – animali rinchiusi – alla natura animale. Stavano strofinando i nostri nasi in quella natura. Dovevamo considerarci subumani”].

“‘It was always cruelty to promise them equality’, he said, ‘since by their nature they can never achieve it. We have already begun the merciful task of lowering their expectations’. I did not want to inquire about the means being used. Were they similar to those that had been applied to me?” (p.175).
[“‘È sempre stata una crudeltà promettere loro parità’, diceva, ‘dal momento che per natura non potranno mai raggiungerla. Abbiamo già incominciato il compito misericordioso di abbassare le loro aspettative’. Non volevo investigare sui mezzi utilizzati. Erano simili a quelli applicati a me?”].

“Our bibles were kept locked up, as elsewhere in Gilead: only those strong of mind and steadfast character could be trusted with them, and that ruled out women…”. (p.302)
[“Le nostre bibbie erano tenute rinchiuse, come altrove in Gilead: solamente a coloro che erano di mente forte e carattere risoluto potevano essere affidate, e questo escludeva le donne…”].

“They get passed around until they have a baby. They’re all sluts anyway, they don’t need real names”. (p. 81)
[“Vengono passate in giro finché non hanno un bambino. Sono comunque tutte puttane, non hanno bisogno di nomi veri”].

“(Marriage) ‘Thirteen is not too young. It all depends’, said aunt Gabbana. ‘It does wonders for them if we can find the proper match. They settle right down'”. (p.154)
“(Matrimonio) ‘Tredici anni non è troppo giovane. Tutto dipende’, diceva zia Gabbana. ‘Fa miracoli per loro se riusciamo a trovare l’accoppiata giusta. Si sistemano immediatamente'”].

È, insomma, tutto molto lineare. Fattibile. E decisamente auspicabile per molti, in un’epoca in cui gli atti intermedi o finali di violenza sulle donne vengono ascritti alle troppe libertà femminili che mettono in difficoltà l’uomo; in cui si ridiscute per l’ennesima volta se il perizoma sotto al jeans ha inciso nell’incitamento; se non è il caso di rendere materialmente impossibile allontanare un marito e padre violento, nell’ottica della famiglia unita; se il diritto a decidere se si è pronte per mettere al mondo un essere umano non è stato forse acquisito con troppo poche morti.
Un’epoca in cui tutto questo disquisire si fa guardando male il vicino, che mette il velo alle proprie donne e le lapida per adulterio.

Dicevo, quanti millimetri mi separano da questa opzione di realtà?
Dove, come qui, tutti accettano o combattono con la certezza di agire per il meglio?

“I meant it for the best, or the best available, which is not the same thing. Still, think how much worse it could have been if not for me.” (p.11)
[“Intendevo il meglio, o il meglio disponibile, che non è la stessa cosa. Ad ogni modo, pensa quanto peggio poteva essere se non era per me”].

E dove chi sta sotto, sviluppa un’idiosincrasia per le persone rivoluzionarie e chi sta sopra, le annichilisce nel pensiero e nella carne?

Guardiamo, dall’alto del nostro podio, e giudichiamo il nostro vicino come più sbagliato di noi, forti della convinzione che da noi non potrebbe mai succedere. Pensandoci lontani mille passi…

“You take the first step, and to save yourself from the consequences, you take the next one”. (p. 32)
[“Fai il primo passo, e per evitare le conseguenze, fai il prossimo”].

E a noi, qua fuori nel mondo reale, viene fatta porre la domanda cruciale, a chi sta dentro quel mondo oltre la carta velina:

“How can I have behaved so badly, so cruelly, so stupidly? you will ask. You yourself would never have done such things! But you yourself will never have had to”. (p.403)
[“Come ho potuto comportarmi così male, con così tanta crudeltà, così stupidamente? mi chiederai. Tu non avresti mai fatto cose simili! Ma tu non avrai mai avuto bisogno di farlo”].

 

Barbara Herzog

[nota: il numero di pagina delle citazioni si riferisce all’edizione originale in inglese]

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