Trappole propagandistiche, congetture e altre amenità

Trappole propagandistiche, congetture e altre amenità

Spesse volte, capita che ci si soffermi a leggere notizie e articoli, oppure si ascoltino interviste di presunti esperti o opinionisti, che pretendono di saperla molto più lunga di quanto in realtà non sia. Questo porta di frequente le persone a cadere preda di facili trappole propagandistiche. A tal proposito, mi viene in mente una serie di articoli che qualche tempo fa mi aveva suggerito una mia cara amica, grande sostenitrice della libertà d’amare e dei pari diritti pur essendo etero (perché sì, non serve essere panda per sostenere il WWF, no?). Ebbene, questi scritti scandalistici, con tono da “pentitevi, peccatori!”, mettevano in luce tuttavia dati all’apparenza scientifici riguardo a come, nei maschi omosessuali, si manifestasse una sorta di sindrome, o di malattia, chiamata “intestino gay”, (gay bowel). Questa tipologia di studi e di definizioni si applicano a tutti quei maschi omosessuali che, praticando sesso anale, si espongono a dei rischi di malattie riguardanti questo specifico organo del corpo umano in maniera rischiosa e a volte fatale. Fin qui, nulla di strano, mi venne da pensare: data la differenza di composizione tra l’organo genitale femminile e quello rettale, posso anche credere da non medico che vi siano delle malattie peculiari che possono riguardare persone che praticano questa specifica tipologia di atto sessuale. Ben venga la ricerca in questi settori, anche perché se effettivamente se ne appurasse la veridicità e ne derivasse una più approfondita conoscenza, non sarebbero solo i membri della grande G a beneficiarne, ma anche gli eterosessuali. Ebbene sì, anche se la maggior parte dei “bigotti” (mi concedete la licenza per questa parola?) non ci crederanno, anche gli eterosessuali esplorano il magico mondo del sesso anale. Quindi, pur riconoscendo una preponderanza statistica della pratica agli uomini omosessuali, non pensiamo che, se svolto, sarebbe uno studio di cui risulteremmo gli unici beneficiari.

Ecco la trappola promozionale: dato l’aumento x dei fattori di rischio per molte malattie nel sesso anale, la soluzione proposta da questi articoli è che i gay e il loro stile di vita siano contro natura e pertanto da abolire. Questa risposta ha dell’incredibile, se ci si pensa. Sarebbe come dire: dato che la macchina va a benzina e la benzina inquina, eliminiamo la macchina. Semplice, no? Non cercare soluzioni alternative (vetture a metano, a energia elettrica, potenziare i fotovoltaici per produrre energia anche in stati di scarsa luce), bensì eliminare uno degli strumenti di spostamento più importante per la maggior parte di noi. Idem per i gay: abbiamo ipotetiche prove medico-statistiche (sulla cui veridicità non intendo mettere bocca, poiché non è lo scopo del presente articolo) che questa pratica abbia delle ricadute in termini fisico-biologici? Bene, mettiamo in pratica cure, come antibiotici, che già possediamo o investiamo nella ricerca di nuove tipologie di trattamento. Aumentiamo la prevenzione, tramite l’incentivazione all’uso di preservativi, che penso siano una delle principali metodiche di profilassi nella maggior parte delle malattie sessualmente trasmissibili esistente. Ciò che sottostà a una posizione quale quella di simili articoli è incentivare il pensiero che l’omosessualità sia una scelta di vita, totalmente volontaria, che provoca danni sociali e personali inimmaginabili e che sia assolutamente da disincentivare. È una posizione atroce e retrograda, perché ancora insiste su quell’odioso (e illegale) tasto della psichiatrica “malattia omosessuale” e delle sue cure per il benessere di tutti. Questi articoli, brutalmente strumentalizzati e utilizzati al fine specifico di portare avanti una ideologia precisa, sono pensati per far leva su delle persone in particolare, persone che tutti abbiamo care e che ci sono vicine: i genitori preoccupati. Chi altri, a parte giornaletti scandalistici, utilizzerebbe simili idee? Chi mai andrebbe, impensierito dal sospetto o dalla confessione del figlio, a consultarli? Sono pensati per rivolgersi a persone vulnerabili quali sono i genitori che vivono l’omosessualità dei figli come un trauma o un duro colpo e che non l’hanno ancora accettata. Invece di aiutare queste persone con messaggi positivi e con la testimonianza di altri parents di mentalità più aperta o che hanno compreso veramente la condizione omosessuale, questi sbattono senza ritegno percentuali da spavento e messaggi subliminali (a volte neanche troppo) di catastrofica apocalisse.

Sulle donne lesbiche, addirittura, un altro di questi articoli metteva seriamente in allarme i lettori declamando disastrose e rovinose conseguenze per coloro che avessero intrapreso la vita lesbica, rinunciando ad avere figli, poiché il mancato raggiungimento della gravidanza esponeva a maggiori rischi di tumore al seno e alle ovaie. Questa discriminazione ha dell’incredibile, soprattutto se consideriamo che questo articolo prevedeva solamente la “scandalosa” assenza della gravidanza come devianza delle donne omosessuali rispetto alla norma. Dopotutto, c’è un’altra considerazione da fare: questo ragionamento prevede che una donna non lesbica sia OVVIAMENTE obbligata ad avere figli, come se fosse un compito naturale e sociale e non una libertà che ogni donna decide di realizzare. Quello che queste persone non considerano non è solamente la mancanza di rispetto che portano alla comunità LGBT, ma anche alle donne stesse nel loro insieme. Come se il non adempiere alla maternità fosse un disonore, il non essere madre ti rendesse una donna a metà. La scelta della non maternità è un diritto fondamentale di ogni donna, non una devianza delle omosessuali: ci sono moltissime donne pur etero che decidono consapevolmente di non voler avere figli. Le donne sterili, poi, non hanno scelta: a loro è proprio impossibile averne. E le suore? Anche loro per definizione non possono avere rapporti sessuali e la stragrande maggioranza di loro prende i voti prima di avere gravidanze e non sono pertanto partecipi degli effetti preventivi del parto e dell’allattamento. Perché la suora sì, è socialmente accettabile, e le donne lesbiche no? Non riesco a capire come si possa accettare tutto questo: il messaggio di sottofondo mette quasi le donne allo stato di “naturali incubatrici”, come se fosse il determinismo biologico a portarle alla gravidanza e non il loro desiderio di maternità e l’amore verso il proprio partner. Per quello volevo porre l’accento sullo stare attenti a quello che leggiamo e quello a cui decidiamo di dare credibilità: spesso quello che non vediamo di ciò che ci viene detto è ben peggiore di quello che vediamo, arrivando persino a contrastare con le nostre credenze e i nostri valori. Pensiamo a quelle madri preoccupate per le proprie figlie che non vedono quello che si nasconde nel messaggio sottostante alla propaganda spietata. È ovvio che anche ingenuamente e senza conoscenza medica sia plausibile e scientifico concepire il fatto che non partorire possa essere un coefficiente di rischio per certe tipologie di tumori, ma non è certamente un target specifico dell’omosessualità; per contro, è invece una sacrosanta libertà della donna decidere di rimanere incinta o meno e questo messaggio diffuso viceversa la calpesta deliberatamente. Quelle donne che leggono, convinte nella propria omofobia, non si accorgono di aderire, diffondendo questo articolo, a un messaggio lesivo anche di loro stesse e della loro dignità.

Quello che vorrei comunicare con questo articolo è semplice: va benissimo non improvvisarsi tuttologi, questo è sbagliato; a ciascuno il suo, se un medico prescrive una cura, FACCIAMOLA, se il ministero sottolinea l’importanza della vaccinazione, dell’immunità di gregge e spiega la pregnanza del vaccino, FACCIAMOLO. Se uno storico e decine di migliaia di libri e sopravvissuti di guerra raccontano le stragi dei nazisti (per prendere lo sterminio più noto, sebbene non l’unico) non cediamo alla facile tentazione del negazionismo. Nascondere la testa sotto la sabbia e far finta che come penso io vada bene è sempre sbagliato, di qualsiasi cosa si stia parlando.
TUTTAVIA, facciamoci un’idea critica di quello che si dice quando si legge e si ascolta. Non siamo tabulae rasae che prendono per oro colato qualsiasi cosa passi in convento, perché questo è profondamente degradante e oltretutto dà adito a persone che se ne vogliono approfittare di farlo. Intuitivamente, la maggior parte di noi penserebbe che sia assurdo eliminare le macchine se il problema è il carburante utilizzato. Anche io nutro perplessità sull’utilizzo sfrenato delle macchine senza motivo, esattamente come reputo pericoloso il sesso non protetto con sconosciuti. Questi però sono punti di vista ragionevoli, a mio modesto parere, che pongono l’accento su quale sia il reale problema, ma che non inducono alcuno scopo di propaganda da parte mia. Rappresentano opinioni personali, che non feriscono e non mettono nessuno di coloro che mi ascoltano nella condizione di allarmarsi ingiustificatamente e di porsi nella condizione di lasciarsi trasportare da sentimenti forti e contrastanti. Allo stesso modo, penso sia importante che ciascuno di noi rifletta attentamente su quanto viene proposto nelle notizie, a maggior ragione se provenienti da fonti dubbie o da canali d’informazione non autorizzati o verificati. Informiamoci, diventiamo consapevoli e riflettiamo attentamente su quanto ci viene detto. Gli articoli che ho preso come spunto sono solo un esempio, questo piccolo scritto non è pensato come critica mirata a dei siti specifici o a delle determinate ideologie in essi. È una sorta di riflessione e un monito sul non lasciarsi trascinare dalla semplice e banale iperstimolazione di internet. Non è sempre facile accettare idee diverse dalle proprie, e a tale scopo è opportuno cercare di essere aperti agli altri; malgrado ciò, bisogna anche saper respingere quelle congetture che paiono aderire con ciò che pensiamo ma, se le analizziamo con uno sguardo appena più attento, si rivelano assurde. Penso sia importante, a tal proposito, recuperare il senso della critica e del dibattito, in un tempo in cui persino i politici si sono dimenticati che cosa significhi.

 

Jacopo Stringo

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