Sono mamma e amo una donna

Sono mamma e amo una donna
Sono mamma e amo una donna

Più spesso di quanto non si pensi capita di sposarsi, mettere al mondo dei figli e poi dire: “Fermi tutti, sono gay”. O lesbica, o transessuale, non importa. In ogni caso, si scatena uno tsunami irreversibile. Quel che resta, passata l’onda di paure, sensi di colpa e separazione, è una vita più autentica. Come racconta a D.it Rosi Polimeni, autrice di “Le strade del mare” (157 pp., 2014, 16,50 euro, ed. Memori), una saga familiare, tre generazioni di donne che hanno vissuto tra Italia e Brasile, i Paesi in cui è cresciuta l’autrice. Al centro c’è la storia di Cosima, omosessuale soffocata in un matrimonio contratto per accontentare la madre che a un certo punto della sua vita decide di andarsene. Lasciando, oltre al marito, due figli. “Il mio è un libro pieno di aspettative che le madri hanno sulle figlie e di errori che nascono da queste aspettative, veri disastri combinati in buona fede. L’Italia è 60 anni indietro, è un Paese in cui accadono ancora queste cose, bambine incatenate dentro stereotipi creati da altri. Ma il mio romanzo ha una fine positiva, di perdono”, racconta l’autrice.

I dati
Si stima che in Italia i figli di persone omosessuali siano 100mila. Noi, con 110 iscritti, siamo solo la punta dell’iceberg. Aiutiamo tutti, senza chiedere tessere, con servizi come il gruppo di mutuo auto-aiuto in anonimato. Le persone che si sono rivolte a noi in questi quattro anni attraverso la linea telefonica di ascolto, il forum on line, i gruppi d’incontro, i social network sono diverse migliaia”, spiega a D.it Cecilia d’Avos, 54 anni, co-presidente, insieme a Fabrizio Paoletti, dell’associazione Rete Genitori Rainbow, che raccoglie i genitori glbt (gay, lesbiche, bisex, transessuali) con figli nati da precedenti relazioni eterosessuali.

 

LE VOSTRE TESTIMONIANZE

Cecilia, 54 anni: “Da quando le ho confessato di essere lesbica mia figlia mi accompagna ai Pride”
Mamma di due figli di 23 e 21 anni, un lavoro in una grande azienda di informatica, Cecilia ha alle spalle un matrimonio naufragato disastrosamente quando ha ammesso di amare le donne.
Quando hai scoperto di essere omosessuale?
“Alle medie mi innamorai, ricambiata, di una mia compagna di scuola. La cosa divenne di dominio pubblico e la preside (era una scuola di suore) chiamò le nostre mamme. Fummo allontanate e in qualche modo ricondotte verso qualcosa di ‘normale’. Nell’adolescenza, mentre i miei amici avevano le prime cotte, io provavo qualche lontano interesse rivolto al femminile, mai vissuto concretamente. Dopo i 20 anni cercai di fare un po’ come tutte: mi fidanzai con un uomo. Quello che poi diventerà mio marito è arrivato molto più avanti”.
Quando ti sei sposata?
“A 29 anni. Ero convinta di quel che facevo e come lui volevo dei figli. Nella relazione etero stavo bene, mi sembrava di essere arrivata a ciò che volevo e che tutti apprezzavano. Ma certe cose non possono essere messe a tacere. E dopo molti anni di matrimonio e due figli è stato un trauma ammettere, ormai quarantenne, che mi ero innamorata di una donna. C’è voluto molto tempo prima di decidere di separarsi. La paura di nuocere ai figli, forse di perderli, mi frenava. Tutt’ora non c’è dialogo col mio ex marito. I figli per fortuna, pur in modo diverso, sono stati accoglienti. Mia figlia, che vive col suo ragazzo all’estero, partecipa sempre con me ai Pride”.
Immagineresti la tua vita senza figli?
“Mi sono dedicata con tutta me stessa a loro. Ora che sono cresciuti e non vivono più con me, apprezzo anche questa fase della vita. Ma in ogni momento siamo una risorsa fondamentale gli uni per gli altri”.
Come è stato parlarne con i ragazzi?
“Francesca a 14 anni mi fece la domanda a bruciapelo. Ho un bellissimo ricordo di quel momento. Il mio ex marito era arrivato a urlare minacce al mio indirizzo davanti a nostro figlio. Allora un pomeriggio, credo avesse 17 anni, lo portai da McDonald’s e gli dissi di me. La reazione fu tutto sommato positiva. ‘Sei una brava mamma, che problema c’è se sei lesbica?’, mi disse”.
Che rapporto ha la tua compagna con loro?
“Abbiamo condiviso qualche week end nella mia casa al mare. La relazione tra loro è tranquilla e amichevole, ma non abbiamo mai convissuto. Oramai i figli hanno preso altre strade, quindi il problema non si pone più”.
Il tuo rapporto con l’ex marito è civile?
“Purtroppo è inesistente. Ed è un peccato. Spero che in futuro torneremo a parlarci”.
La domanda che tutti fanno: com’è possibile che tu non te ne sia accorta prima?
“Le strade per arrivare a riconoscere il proprio orientamento sessuale sono le più diverse. Nel mio caso, dopo quel bellissimo innamoramento per la compagna delle medie (che ho ritrovato grazie a Facebook), ho fatto di tutto per andare incontro alle aspettative degli altri e convincermi di dover essere etero. Quando il terremoto è scoppiato, è uscita una Cecilia molto più consapevole. Ora mi sento ‘intera’ e ho voglia di rimboccarmi le maniche a favore di chi sta vivendo quel terremoto”.

Egon, 43 anni, mamma trans: “Non rinuncerei mai ai miei figli”
Egon è nato come Gloria 43 anni fa e con quell’identità si era sposato con un uomo da cui ha avuto due figli, di sei e nove anni. Magazziniere, oggi è referente per la genitorialità trans nella Rete Genitori Rainbow.
La tua laurea in filosofia ti ha aiutato ad accettare più facilmente il tuo percorso?
“La mia formazione mi ha permesso di apprezzare i testi di teoria queer, che mi hanno aiutato a capire che ciò che sentivo non era mostruoso e cattivo e non apparteneva solo a me, ma era portatore di un messaggio positivo e liberatorio”.
Pensi mai che se avessi fatto la transizione prima, oggi non avresti i tuoi figli?
“Ho pensato più volte che se non fossi stato bloccato dalle mie paure e avessi transizionato in giovane età, a quest’ora non avrei i miei figli e non li potrei avere, visto che probabilmente mi sarei sterilizzato per cambiare i documenti. Credo che l’interpretazione che la maggior parte dei giudici dà della legge in corso, la sterilità in cambio dei documenti, sia veramente violenta e crudele, e in molti Paesi questo è stato riconosciuto e la legge è cambiata. La genitorialità non può essere imposta, così come non può essere imposta la sterilizzazione. Quando vedo dei ragazzi che sono costretti a scegliere di non avere figli mi si stringe il cuore. Penso: e se un giorno dovessero desiderare di averli? Io a 20 anni non pensavo che avrei voluto figli, per me era inconcepibile, eppure a 30 ho sentito questo desiderio e adesso non potrei vivere senza di loro”.
Quando hai deciso che non volevi più essere donna?
“Il mio matrimonio è durato all’incirca sei anni. Ho capito che dovevo transizionare quando, a 38 anni, con due bambini, un marito e un’attività che mi ero costruito, ho ricominciato a vivere nel mio mondo di fantasia in cui io ero Egon ed ero un ragazzo, e il peso di essere invece visto socialmente come donna era diventato intollerabile. Mi sembrava di avere due scelte per uscire da quel profondo stato di prostrazione: o il suicidio o la transizione”.
Come lo hai spiegato ai bambini?
“All’inizio della transizione i miei bambini avevano sei e tre anni e per loro non è mai stato un problema, al contrario della conflittualità tra i genitori e della separazione, che comunque era l’unica cosa da fare. Nell’affrontare il mio percorso con i miei figli, ho seguito alcune indicazioni, come raccontargli sempre la verità, rispondere alle domande aspettando che siano loro a porle e, soprattutto, stargli molto vicino, fargli capire che non stavano perdendo la loro mamma. Così hanno preso piena coscienza di cosa sia una persona transessuale e hanno smesso di fare tante domande. Mia figlia, a sei anni, ora mi dice : ‘Mamma, tu vali per due, perché sei sia maschio che femmina’”.
Convivi con la tua compagna?
“Convivo da due anni con Michela, che è una donna transessuale. La nostra unione è molto forte e i bambini sono molto affezionati a lei perché si è posta con loro subito con una naturalezza e un rispetto che definirei perfetti”.
I tuoi figli ti chiamano ancora “mamma”?
“Sì e credo sia nel loro pieno diritto farlo. Non sarebbe giusto privarli di questa possibilità, è importante che percepiscano che la loro mamma resta un punto di riferimento. Saranno poi loro a scegliere, quando vorranno, se chiamarmi con un altro nome, per non turbare le aspettative sociali. E d’altronde io rimarrò per sempre la loro mamma”.
Come l’ha presa il contesto sociale intorno ai bambini?
“Avevo una gran paura di creargli difficoltà, che fossero presi in giro. Poi ho capito che non stavo facendo niente di male, che cercavo solo di essere me stesso e di essere sereno, forte e affidabile anche per loro. Se il contesto può essere duro con le diversità, non è colpa dei ‘diversi’. I miei figli non mi hanno ancora mai riportato difficoltà al riguardo. Le loro maestre mi rassicurano sempre sulla loro serenità: sono bravissimi a scuola e socializzano volentieri. Gli altri genitori, superato l’imbarazzo iniziale, cominciano a capire il mio percorso e alcuni mi hanno dimostrato atti di stima, che mi hanno fatto bene al cuore. Ho imparato che è inutile fasciarsi la testa prima di rompersela”.
LA PAROLA A TRE FIGLI

Francesca, 21 anni, studentessa di Lettere
Figlia di Cecilia d’Avos, co-presidente di Rete Genitori Rainbow, Francesca racconta a D.it come ha reagito al nuovo orientamento sessuale della madre. “In un momento di rabbia mio padre mi ha detto: ‘Tua madre si vuole separare perché è lesbica’. Così ho rigirato la domanda a mia madre e lei ha confermato di esserlo. Avevo 14 anni. In un primo momento mi ha spiazzata non per la cosa in sé, quanto per il fatto che già glielo avessi chiesto e avesse fatto cadere l’argomento. Da quel momento tra noi c’è stata meno tensione, una situazione più limpida, più serena. È migliorato il rapporto. L’affetto di un genitore non cambia a seconda che sia etero o gay. Nella vita di un figlio incide di più la capacità del genitore di affrontare la separazione. I genitori giocano a fare i grandi invece hanno bisogno di conferme, di supporto. Per questo mi fa piacere condividere con mia mamma il gay pride o fare la baby sitter ai figli dei genitori che vengono agli incontri di auto-aiuto dell’associazione Genitori Rainbow”.

Leone, 20 anni, studente di Economia
“Ho saputo dell’omosessualità di mia madre nell’estate 2012, avevo appena compiuto 18 anni, ma avevo dei sospetti già da qualche anno così, tornato da Madrid, ho cercato di spingerla a parlarmene raccontandole situazioni in cui mi ero trovato mentre ero lì, come coppie omosessuali che si baciavano al bar o cose del genere. Ha funzionato perché poi mi ha chiesto di concederle un po’ di tempo per parlare e mi ha detto tutto. Ciò che mi ha colpito di più è stato che dopo ha chiamato la sua compagna. Le ha detto: “Non si è arrabbiato e non è andato via”. Come se ci fosse stata una ragione per reagire così. Penso che la maternità e la paternità trascendano dall’orientamento sessuale: ci sono anche etero meno portati per essere genitori. L’affetto, la cura degli altri, sono caratteristiche che non c’entrano con l’orientamento. Coloro che criticano la capacità genitoriale di individui omosessuali devono riflettere in modo più approfondito su cosa sia la famiglia: l’amore familiare dovrebbe essere puro e incondizionato. L’adozione e la genitorialità da parte di persone glbt non dovrebbe incontrare opposizione né tantomeno essere messa in discussione a meno che non sussista giusta causa”.

Cristina, 19 anni, a Berlino per imparare il tedesco
“Me l’ha detto mia madre, avevo otto anni e non l’avevo assolutamente intuito. La parola ‘lesbica’ l’avevo sentita a scuola come un insulto tra bambini. Mi è sembrata una cosa tremenda. Sono scoppiata a piangere, ma non spontaneamente: impersonavo la parte della bambina disperata. In realtà ero molto curiosa. La famigerata donna della quale mia madre si era innamorata la conoscevo già da tempo, e non la vedevo così oltraggiosa. Poi sono stata contenta di vedere mia madre ‘rinvigorita’, ma allo stesso tempo temevo che sarebbe bruciata all’inferno: ero una cattolica allora. Con i compagni mi limitavo a dire che la sua compagna era una sua amica. Poi alle medie l’ho detto solo alle amiche più strette. Mi sono resa conto che quelli che non lo avrebbero accettato erano comunque persone che avevano una visione del mondo talmente diversa dalla mia che non saremmo mai diventati sinceramente buoni amici. Dalle superiori in poi non ho mai fatto mistero dell’omosessualità di mia madre e nel mio piccolo cerco di fare qualcosa contro l’omofobia. Non mentirò, non tutti capiranno, non tutti diventeranno paladini della causa, ma, come tutti sperimentiamo, non si può andare a genio proprio a tutto il mondo”.

 

fonte: d.repubblica

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