Quelli che… discriminare è un diritto: i “No gender”

Quelli che… discriminare è un diritto: i “No gender”
Quelli che… discriminare è un diritto: i “No gender”

Sabato 20 giugno si terrà a Roma la manifestazione “Difendiamo i nostri figli”. Gli organizzatori parlano di una partecipazione che viene stimata tra i 500.000 a 1 milione di persone.

Ci si chiederà quale potrebbe mai essere il motivo di una tale mobilitazione nazionale: una minaccia di attacco missilistico sulle scuole? Il divieto di guardare Rai YoYo imponendo ai bambini le frivolezze di Real Time? Una manifestazione contro il decreto “La Buona Scuola”? Ebbene no: tutta questa gente scenderà in piazza contro la Teoria del Gender. Vale a dire: verranno organizzati pullman, prenotati treni e magari pernottamenti per partecipare a una manifestazione contro qualcosa che non esiste. Al pari, insomma, delle manifestazioni contro le scie chimiche. Sì, perché, nonostante i movimenti ProVita, i Giuristi per La Vita, i Voglio la Mamma, le Sentinelle in Piedi continuino a ripetere in un loop eterno che la vera minaccia alla famiglia naturale e a i suoi valori sia la Teoria del Gender, essa altro non è che una loro sapiente creazione per generare nell’italiano medio (quello, per intenderci, che si beve tutto ciò che gli viene propinato senza un minimo di spirito critico) una vera e propria fobia verso ciò che non sia “naturale”.

Potremmo perdere ore a discutere su cosa sia naturale e cosa no, tuttavia riassumiamo qui in breve cosa significhi per loro l’anormalità: l’omosessualità, in primis, la transessualità, ma anche, e non dimentichiamolo mai, le rivendicazioni che le donne negli anni hanno faticosamente conquistato. Il poter lavorare, la capacità di scegliere da sé sul proprio corpo, l’indipendenza economica e familiare, e, chiaramente, il diritto all’aborto.

Basta partecipare a una delle tante, tantissime conferenze che i movimenti “NO gender” hanno organizzato e stanno tutt’ora portando avanti in tutta Italia per rendersi conto che il loro è un attacco a 360 gradi nei confronti di ciò che esce dalla loro (e sottolineo: LORO) visione di quello che deve essere il nucleo fondante della società: la famiglia eterosessuale, formata da mamma (possibilmente casalinga, così può accudire al marito e alla prole), papà e figli. Millantano un attacco, da parte dell’oscura lobby LGBT, verso le loro famiglie e accusano il Governo e l’Unar (Ufficio Nazionale Contro le Discriminazioni Razziali) di voler omosessualizzare i figli, insegnando loro, a scuola, che ci si può svegliare da un giorno all’altro e dire: “oggi sono uomo, domani sono donna, dopodomani si vedrà”. È chiaro che chiunque partecipi a queste conferenze e applichi un minimo di discernimento a ciò che vi viene detto capirà, nonostante le slide e i roboanti nomi che vengono citati (si scomoda anche Freud, pure lui colpevole di aver sdoganato l’omosessualità), che questi altro non sono che mistificatori e manipolatori.

In un’epoca in cui ci si beve tutto ciò che passa per la rete, in cui si condividono notizie palesemente false senza porsi mai il dubbio sulla veridicità o meno delle stesse, i relatori hanno vita facile, e lo sanno bene. I loro titoli, poi, generano negli uditori un senso di rispetto e di riverenza: avvocato, professore, psicologo, medico. Ciò che stanno facendo, tuttavia, è cercare di convincere l’audience che non c’è nulla di male a discriminare, a negare diritti a coloro che li rivendicano, a impedire che venga approvata una legge contro i crimini d’odio su base omofobica e transfobica. Parallelamente, si rimettono in discussione diritti acquisiti, come quello all’aborto, si contesta la legge 194 e si applaudono gli obiettori negli ospedali, ci si scaglia contro l’educazione sessuale nelle scuole (la donna deve arrivare possibilmente vergine al matrimonio), rea di spingere i ragazzi alla masturbazione compulsiva. Perché è proprio questo che viene detto: a scuola insegnano ai nostri figli a masturbarsi. Nuovamente, anche qui, chiunque abbia un minimo di sale in zucca capirebbe quanto sia assurda e surreale questa affermazione, eppure la gente ci crede, mormora tra il pubblico “che schifo” e magari inizia a considerare l’ipotesi di mandare i propri pargoli in istituti cattolici, almeno, lì, certe cose non succedono. Un caso?

Statisticamente, le più affezionate partecipanti a questi incontri sono donne, sui 40/50 anni: sono le più spaventate, quelle che si comperano i libri di Amato e che si leggono “Sposati e sii sottomessa” di Costanza Miriano. A voler fare un azzardo sociologico e psicologico, si potrebbe dire che ci vadano per trovare una legittimazione alla loro vita, perché hanno bisogno che qualcuno dica loro: tu è giusto che cresca i figli, che la tua unica aspirazione sia quella di avere una famiglia e un marito da accudire, che magari abbia rinunciato a tante cose (lo studio, la carriera, le tue ambizioni) per soddisfare un ruolo che ti hanno cucito addosso e che magari manco volevi. Poi ti facciamo anche qualche battutina sessista su come tu non sappia guidare e su come il tuo cervello sia scientificamente diverso da quello dell’uomo, che allegria! ridiamo assieme, e tu nel tuo ridere non capisci neppure quanto in realtà tu venga umiliata da quelle parole.

A chi tende a sottovalutare il fenomeno, a dire: sono quattro gatti, rispondiamo che noi questa sicurezza non l’abbiamo e che siamo seriamente preoccupati per ciò che sta accadendo, perché questa è una lotta contro la laicità dello stato e delle istituzioni, una campagna d’odio verso le persone lgbt e verso le donne. E se hai la fortuna (o sfortuna, dipende dai punti di vista) di essere maschio eterosessuale e, dunque, il punto forte della catena (secondo loro), ti rispondiamo che forse, un giorno avrai una figlia: vorrai che venga vista solo come incubatrice casalinga? E se invece a tuo figlio piacerà il ballo, vorrai che venga preso in giro perché è una cosa da checca senza che nessuno spieghi ai suoi compagni che ognuno ha il diritto di essere come desidera?

Pensaci. Non è vero che riguarda solo noi.
Riguarda anche te.

IR

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