Ma la Chiesa da che parte sta?

Lorenzo Fontana
Lorenzo Fontana, Ministro della Famiglia e della Disabilità
Politica e Religione

Decisamente controverse sono state le recenti dichiarazioni di Lorenzo Fontana, il neoeletto Ministro della Famiglia e della Disabilità del “Governo del Cambiamento”, nato dagli accordi tra Lega e Movimento 5 Stelle. Il ministro leghista ha infatti dichiarato in modo provocatorio durante un’intervista rilasciata al Corriere della Sera che non si occuperà delle famiglie omogenitoriali perché in Italia non esistono, visto che a detta sua la legge non ne prevederebbe l’esistenza. La cosa però non dovrebbe stupire più di tanto se consideriamo gli ambienti politici da cui proviene. Invece mi ha fatto riflettere di più un’altra frase contenuta nella stessa intervista:

Sono cattolico, non lo nascondo. Ed è per questo che credo e dico anche che la famiglia sia quella naturale, dove un bambino deve avere una mamma e un papà

In pratica ha ammesso che si oppone ai diritti delle famiglie omogenitoriali perché è cattolico, come se l’essere un fedele di questa confessione religiosa dovesse comportare per forza l’essere contrario ai diritti delle minoranze sessuali.
Questi modi di fare, ovvero giustificare le proprie ideologie discriminatorie con la religione, non sono di certo una novità per le destre italiane, dal momento che è ormai prassi comune utilizzare la fede cattolica o le tradizioni cristiane per avvalorare pensieri o anche comportamenti intolleranti, razzisti, omofobi o xenofobi. Che si parli di LGBT Pride, di accoglienza dei migranti o dell’apertura di luoghi di culto per le minoranze religiose, il motivo per cui partiti e movimenti come la Lega o Forza Nuova sono contrari è sempre la difesa delle radici cristiane, con tanto di argomentazioni al limite dell’assurdo e giuramenti in pubblica piazza con Vangelo e rosario in mano, seguiti da scroscianti applausi appassionati da parte della folla.
Eppure le istituzioni della Chiesa cattolica hanno più volte e a gran voce espresso posizioni totalmente opposte a quelle dei partiti di destra su numerosi temi che dimostrano l’intolleranza di questi ultimi, come ad esempio l’accoglienza dei migranti o la convivenza religiosa.
Per quanto riguarda però l’accettazione delle minoranze sessuali la faccenda è sempre stata un po’ più complicata, visto che le posizioni oscurantiste della Chiesa in passato non hanno sempre permesso un confronto sereno fra fede e omosessualità.

Cattolicesimo e LGBTQIA+

Un esempio di ciò è senza dubbio il suicidio di Alfredo Ormando, datosi fuoco in piazza San Pietro nel 1998 per protestare contro l’omofobia della chiesa cattolica che – per citare le sue parole –

…demonizza l’omosessualità, demonizzando nel contempo la natura, perché l’omosessualità è sua figlia

Inoltre, all’epoca, il Vaticano cercò di insabbiare tutto, rilasciando un comunicato stampa in cui si affermava che Alfredo si era ucciso per problemi familiari, nonostante avesse lasciato una lettera in cui specificava i veri motivi del suo gesto.
Purtroppo i casi in cui omofobia e fanatismo cattolico si mescolano ci sono ancora, ma c’è anche un’altra voce che lentamente inizia a levarsi da alcuni ambienti del clero italiano, ed è una voce che parla di amore, tolleranza e rispetto. È ad esempio la voce del vescovo Camisasca di Reggio Emilia che, in concomitanza con la Giornata mondiale contro l’omofobia, la transfobia e la bifobia, ha partecipato a una veglia di preghiera voluta da don Paolo Cugini “per il superamento dell’omofobia, della transfobia e di ogni intolleranza”, creando però non poco scontento fra i fedeli più conservatori, che hanno organizzato una veglia di riparazione a cui hanno partecipato anche alcuni militanti di Forza Nuova.
Sono convinto che anche se Alfredo Ormando avesse potuto assistere alla veglia di preghiera contro l’omofobia coi suoi occhi, ci avrebbe creduto a stento, visto il potenziale rivoluzionario di questo avvenimento, dal momento che quella che pochi anni fa sembrava un’inscalfibile sentenza monolitica di condanna alla perversione e al peccato, ora sta lentamente cambiando verso una posizione di accettazione e tolleranza.

Il Vaticano però resta ambiguo

Papa Francesco è sicuramente un vento di cambiamento all’interno del cattolicesimo sotto vari aspetti, e molti (credenti e non) sono stati piacevolmente meravigliati dalle sue parole positive riguardo alle persone omosessuali o transessuali, come ad esempio il celebre commento alla stampa:

Se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, chi sono io per giudicarla?

Non bisogna dimenticarsi però che, accanto a questi spiragli di benevolenza, il Pontefice si è anche inalberato in numerosi discorsi che hanno fomentato l’assurda caccia alle streghe che è la paura della “teoria gender” nelle scuole, e soprattutto bisogna tener conto della volta in cui ha invitato i fedeli sloveni a votare NO al referendum sull’allargamento del diritto al matrimonio e alle adozioni alle coppie omosessuali.
Insomma, da una parte è oggettivo che il cattolicesimo (come anche altre confessioni religiose) sia molto conservatore su queste tematiche, e pertanto si comprende la “titubanza” per quanto riguarda il supportare i diritti civili, ma è anche doveroso notare come anche il cattolicesimo stia seguendo una tendenza che accomuna le frange più progressiste di tutte le fedi verso lo slegarsi da quelle forze che le vogliono sfruttare per fomentare odio ed intolleranza, snaturandole dei valori di uguaglianza, amore e pace che invece professano.

 

Giovanni Gottardo

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