Intersezione tra neurodiversità, etaismo, xenofobia e razzismo

Intersezione tra neurodiversità, etaismo, xenofobia e razzismo

Mi è capitato di recente di sentir raccontare il caso di una signora italiana, che ha sposato uno straniero di origine africana di oltre dieci anni più giovane, e sono sul punto di divorziare – amaramente. Chi mi ha raccontato il caso ha concluso che lui avesse intortato lei, l’avesse sposata solo per interesse ed il matrimonio stesse sfasciandosi semplicemente perché lui, una volta ottenuta la cittadinanza italiana, non aveva più motivo di rimanere sposato con lei.
Non ho mai incontrato i due signori, ma varrebbe la pena valutare un’ipotesi alternativa.

Infatti, come osserva Tony Attwood nella sua “Guida alla Sindrome di Asperger”, sono abbastanza comuni tra le persone Asperger le unioni con persone che hanno una grande differenza di età – tanto per intenderci, la mia prima donna, che sarebbe stata poi invitata al mio matrimonio perché siamo rimasti buoni amici, aveva 29 anni più di me. Ed una cugina di lei ebbe un amante di 20 anni più giovane.

In questi casi, se il vecchio è l’uomo e la giovane la donna, queste unioni passano inosservate perché feconde e perciò socialmente approvate; se la vecchia è la donna ed il giovane l’uomo, oppure l’unione riguarda due persone dello stesso sesso (cosa abbastanza probabile perché omosessualità e bisessualità hanno tra le persone autistiche una prevalenza tripla rispetto alle persone neurotipiche), la disapprovazione sociale si fa invece feroce.

Altra cosa abbastanza comune nelle persone Asperger è l’unione con persone straniere, per due motivi possibili.

Il primo, assai frequente, è che le persone Asperger cercano di emigrare nei paesi per la cui cultura hanno concepito un interesse speciale; per soprammercato, in quel paese straniero la loro eccentricità viene più tollerata e meno stigmatizzata perché attribuita alla loro origine e non alla loro neurodiversità; il matrimonio per loro è il coronamento dell’integrazione sociale prima ancora che nazionale, etnica, culturale.

Il secondo è stato proposto da persona autorevole – Davide Moscone -, ma lo ritengo assai raro: lo straniero neurotipico (e quindi non-Asperger), emigrato per un qualsiasi motivo, non conoscendo bene gli usi e costumi del paese in cui è andato a vivere, non può notare l’eccentricità del suo partner Asperger per mancanza del termine di confronto, e non scappa.

Ritengo questo caso raro perché il 50% dei partner sentimentali e sessuali di persone Asperger merita anch’esso una diagnosi di Asperger – si tratta di una percentuale enormemente superiore al caso (sarebbe infatti solo dello 0,02%, in quanto la prevalenza della Sindrome di Asperger negli USA – in Italia mancano i dati – è dell’1,47%), e questo fenomeno è detto “accoppiamento assortativo”.
Non riguarda solo le persone Asperger, ma sembra abbastanza chiaro perché accade in loro: il neurotipico trova il neurodiverso eccentrico, il neurodiverso trova incomprensibile il neurotipico.

Un matrimonio tra persone di diverse nazionalità e con grande differenza d’età lo si può perciò fortemente sospettare di essere tra persone Asperger; durerà?
Si dice spesso che l’80% dei matrimoni tra un Asperger ed un neurotipico finiscono con il divorzio, ma questa cifra è una leggenda metropolitana, anche se un coniuge Asperger è sicuramente meno abile di un neurotipico ad affrontare le sfide del matrimonio; e se i coniugi sono entrambi Asperger, le difficoltà ovviamente aumentano, perché entrambi hanno i medesimi problemi di socializzazione, comunicazione, pianificazione, inflessibilità – e se i coniugi non vengono diagnosticati, possono incolparsi a vicenda di ogni malvagità anziché capire che si tratta di tratti neurologici comuni ad entrambi (anche se negli uomini e nelle donne si manifestano in modo diverso), tratti che non possono essere modificati, ma soltanto aggirati cooperando.

Se poi i coniugi hanno delle diversità di lingua, cultura, religione, tradizioni, queste mettono a dura prova anche i matrimoni tra neurotipici; e se il matrimonio, a causa dell’età, della nazionalità, od anche della razza, degli sposi attira avversione anziché sostegno sociale, la prognosi diventa difficile.

Se l’ipotesi alternativa è corretta, la neurodiversità si è dimostrata qui un “sito di intersezionalità”, in quanto ha messo la coppia in condizione di subire etaismo (il pregiudizio verso persone di età insolita), xenofobia e razzismo.

 

Raffaele Yona Ladu

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