Come il crocifisso discrimina gli ebrei

Come il crocifisso discrimina gli ebrei

La proposta di legge della leghista Barbara Saltamartini, qui citata, ha creato giustificato allarme; io vorrei far notare una cosa a cui molte persone (probabilmente nemmeno la proponente) non hanno pensato: il crocifisso può coartare la libertà religiosa altrui.
Immaginiamo che un*ebre* italiano si ammali, venga ricoverat* in un ospedale pubblico (che io sappia, solo a Roma esiste un ospedale israelitico, con tre sedi – ed esso è un ospedale specializzato geriatrico, quindi non è per il pubblico generico), e, come può capitare ad onta della professionalità e dell’abnegazione dei sanitari, passi a miglior vita.
Anche per un*ebre* si organizza una preghiera e si convocano tutti gli amici ed i parenti, i quali si voltano tutti verso oriente (come tutti gli ebrei in Italia quando pregano – la regola generale è spiegata qui), ma su quella parete possono trovare un ostacolo: il crocifisso.
Checché ne dicesse il Consiglio di Stato in una sentenza del 1988 (“simbolo della civiltà e della cultura cristiana, nella sua radice storica, come valore universale, indipendentemente da una specifica confessione religiosa”), il crocifisso è un simbolo religioso, e mostra un uomo ritenuto dio. Un ebreo non può pregare rivolto verso l’immagine di una divinità (cfr. Esodo 20:4-5 e Deuteronomio 5:8-9), e quindi, prima di pregare, deve o togliere o coprire il crocifisso.
Anche una croce nuda (come quella usata dai protestanti – non idonea a soddisfare il precetto contenuto in questa proposta di legge) cade sotto il medesimo divieto, in quanto simbolo religioso non ebraico.
Se viene approvata la legge, l’ebreo che rimuove un crocifisso anche solo temporaneamente per pregare mostra il suo rifiuto di lasciarsi rappresentare da esso, e rischia la multa da 500 a 1000 Euro.

Io ho citato qui il caso più tragico, ma che dura anche poco; un uomo ebreo osservante può essere ricoverato nel medesimo ospedale e voler pregare tre volte al giorno da domenica a venerdì, quattro volte ogni sabato, cinque volte il Giorno dell’Espiazione (Yom Kippur), se ha la sfortuna di trascorrerlo in ospedale (le donne ebree non hanno l’obbligo della preghiera).
Se c’è un crocifisso nella stanza, o lo copre o lo toglie, almeno quando prega – e magari non è fisicamente in grado di farlo. In ogni caso, per non rischiare che qualcuno faccia la spia, gli toccherà farsi ricoverare tra i dozzinanti, per avere una stanza singola, che paga di tasca sua.
O c’è la multa, o c’è la tassa sugli ebrei. Questo simbolo della civiltà “giudaico-cristiana” mostra chi ci rimette e chi ci guadagna da questo binomio inventato da chi ebreo non è.
Uno potrebbe dire: “Ma quante storie! Gli ebrei fondino altri ospedali israelitici oltre a quello citato, così si possono far ricoverare in un luogo crucifix-free!”

A parte il fatto che lo spirito di un Servizio Sanitario Nazionale è che tutti i cittadini sono solidali gli uni con gli altri anche nella malattia, e che soltanto per motivi medici si possono separare alcuni malati dagli altri, l’articolo 3 comma 1 della proposta di legge impedisce la costruzione di ambulatori ed ospedali senza crocifissi.
Leggiamolo:

  1. Nelle aule delle scuole di ogni ordine e grado e delle università e accademie del sistema pubblico integrato d’istruzione, negli uffici delle pubbliche amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e negli uffici degli enti locali territoriali, nelle aule nelle quali sono convocati i consigli regionali, provinciali, comunali, circoscrizionali e delle comunità montane, nei seggi elettorali, negli stabilimenti di detenzione e pena, negli uffici giudiziari e nei reparti delle aziende sanitarie e ospedaliere, nelle stazioni e nelle autostazioni, nei porti e negli aeroporti, nelle sedi diplomatiche e consolari italiane e negli uffici pubblici italiani all’estero, è fatto obbligo di esporre in luogo elevato e ben visibile l’immagine del Crocifisso.

Rileggete le parole in grassetto: se il comma distingue le scuole pubbliche (soggette all’obbligo) da quelle private (esenti), di precisare che l’obbligo vige solo “nei reparti delle aziende sanitarie e ospedaliere, nelle stazioni e nelle autostazioni, nei porti e negli aeroporti” pubblici se n’è proprio dimenticato!
Se io fossi così ricco da costruire un ospedale privato, o una ferrovia privata, o un aeroporto privato, o un “marina” (porticciolo per imbarcazioni da diporto) privato, o anche semplicemente da fondare un’autolinea, con tanto di autostazioni, dovrei mettere in tutti questi locali dei crocifissi anche se esprimono una fede che non è la mia (non mi citate il Consiglio di Stato: ho studiato teologia, non posso dargli retta, non posso in buona fede separare l’aspetto religioso da quello culturale del cristianesimo!).
Questa proposta di legge non è solo opera di chi non saprebbe dare ordini chiari, precisi, inequivocabili nemmeno alla sua colf; essa insegna a mentire, ed è il peggio che si possa dire di qualsiasi norma legale.
Mi si potrebbe rispondere: “In Israele ogni edificio pubblico ha le sue mezuzot (plurale di mezuzah)”, ed io ribatto che è un errore colossale, perché la mezuzah, essendo un simbolo religioso ebraico, qualifica gli edifici, stanze e cortili al cui ingresso è apposta come sotto controllo ebraico. Chi non è ebreo ha tutti i motivi di sentirsi perciò discriminato. In un paese come si deve lo stato non deve intervenire sul pluralismo religioso, e l’identità religiosa deve essere indifferente per i pubblici poteri.
Ho quattro case in Italia, ed in tre di esse ho apposto la mezuzah all’ingresso, ma sono proprietà private, è giusto che esprimano la fede del proprietario (che consente di buon grado a familiari ed ospiti di adorare Dio a loro modo); la quarta casa è locata, ed ho ritenuto inopportuno apporre una mezuzah che non esprimesse la fede del locatario.

 

Raffaele Yona Ladu
Ebre* umanista gendervague
Soci* di Autistic Self-Advocacy Network

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