Giamaica, l’isola dell’omofobia e la legge del machete

David Kato
David Kato

Adelphi è una piccola, tranquilla comunità a pochi minuti d’auto dalla città di Montego Bay in Giamaica, la seconda in ordine di grandezza dopo la capitale Kingston. Il 22 luglio scorso, tre ragazzini tra i 16 e 17 anni, si avviano verso un “sound system party”, cioè una festa danzante, che solitamente in Giamaica si svolge all’interno dei bar, con la musica che proviene da monumentali amplificatori montati per strada. I tre, Khloe, Keke e Dwayne Jones, il più giovane, 16 anni non ancora compiuti, arrivano sul posto verso le due del mattino. Dwayne indossa delle vesti femminili, corredate da una parrucca vistosa e un trucco meticoloso.

Nei Caraibi il travestitismo, denominato “cross dressing”, è un rito ammesso, in occasione di particolari celebrazioni; a Trinidad & Tobago, durante il Carnevale, di lunedì, è comune vedere uomini vestiti da donna, che usano cuscini imbottiti per simulare il seno e il sedere femminili. Ma la Giamaica è un’isola particolare. Qui l’omofobia è un’ossessione comune, sancita dalla legge. Gli unici esentati dal rispetto del codice maschile nel vestire, il “dress code”, sono gli jonkunnu, gli animatori delle feste nazionali, che vanno in giro per le strade mascherati nei modi più svariati, da scheletri, diavoli e donne per l’appunto. Non è concepibile vedere dei maschi travestiti a una festa privata, soprattutto quando si tratta di gays o “transgenders”, transessuali, come nel caso dei tre di Adelphi.

Però Dwayne è un ragazzino, incosciente come tutti quelli della sua età, e non si lascia intimidire dai divieti dei grandi. Appena mette piede nel locale, una donna lo riconosce e va a denunciarlo agli altri avventori. Keke intanto se l’è già squagliata, saggiamente, mentre Khloe cerca disperatamente di trascinarlo via. Niente da fare. Quando il primo dei carnefici si avvicina a Dwayne, illuminando i suoi piedi con l’accendino, inizia con il chiedergli perché li abbia così lunghi. Non ottenendo risposta, si mette a urlare “A Batty bwoy a come !” (è arrivato il Frocio). In breve una folla mista circonda i due, e il massacro ha inizio. Khloe, sebbene selvaggiamente pestato, riesce a fuggire, ma Dwayne, impacciato dalle vesti femminili, non ce la fa a seguire il suo amico; viene prima trascinato dentro un’auto e ferito allo stomaco da un colpo di pistola; poi portato di nuovo all’esterno, e praticamente fatto a pezzi. La folla si accanisce sul disgraziato per due ore, a colpi di bottiglia, coltelli e soprattutto il letale machete. Dopo essere passati sopra il cadavere martoriato con l’auto, un paio di volte, gli assassini se ne vanno con calma.

Il ragazzo, pur giovanissimo, aveva già subito tutta la trafila che normalmente qui gli omosessuali dichiarati subiscono; cacciato da casa dal padre a 14 anni, rinuncia presto agli studi, visto che a scuola è pestato e dileggiato di continuo, senza che gli insegnanti osino prendere le sue difese in modo energico. La polizia lo mette dentro più volte, ma senza avere alcun pretesto per trattenerlo, dato che non è mai colto in flagrante per atti osceni, pubblici o privati che siano, con quelli del suo sesso. Dimora con i suoi compagni, dentro una captured land (terra catturata), vivendo di espedienti, probabilmente prostituendosi, come sono costretti a fare tanti minorenni gays, che qui non trovano nessuno che si azzardi a offrir loro un lavoro decente.

Riesce pure a vincere alcune gare di danza presso i resorts turistici, che sono gli unici ad ammettere gli omosessuali all’interno delle strutture; soprannominato per questo Gully Queen, il suo sogno è diventare come Lady Gaga. In Giamaica i gays che non provengono da famiglie ricche tolleranti, sono costretti a vivere nell’anonimato, e molti praticano la prostituzione. Quelli dei ceti abbienti, si riuniscono come Carbonari caraibici in circoli segreti, e molti prendono moglie per salvare le apparenze.

Ultimamente, diversi stanno ritrovando il coraggio di uscire allo scoperto, e J-FLAG (Jamaican Forum for Lesbians All-Sexuals and Gays) ha preso posizione ufficiale di condanna dell’omicidio, coinvolgendo gli organi di stampa, quale The Gleaner, il principale in Giamaica, che ha ospitato vari editoriali a proposito. Condanna condivisa da Jamaicans for Justice, l’Ong più importante dei Caraibi, l’unica quaggiù che dia supporto ai diritti umani violati e fornisca assistenza legale gratuita alle famiglie delle vittime degli omicidi perpetrati dalla polizia giamaicana, una delle più violente al mondo, 300 persone uccise la media annua. Il loro legale, Avvocato Camille D Lee, mi ha messo gentilmente a disposizione il testo di legge, che risale a 150 anni fa, relativo all’omosessualità in Giamaica. Un testo allucinante, con alcuni termini mutuati da l’Antico Testamento, che per oscurantismo si colloca dopo la Sharì’ah del regime wahhabita in Arabia Saudita.

Ecco alcuni stralci da Offences against the person act:

Art76 “Chiunque sia sorpreso a commettere abominevoli (!!) atti di “buggery” (anal intercourse, il rapporto anale) con uomini o animali, in pubblico o privato, deve essere arrestato e condannato a non più di 10 anni di lavori forzati”.
Art77 “Chiunque tenti di commettere l’abominevole atto di cui sopra, deve essere preso e condannato a non più di sette anni, con o senza lavori forzati”.
Art79 “Qualsiasi maschio, in pubblico o in privato, commetta, o tenti di compiere, atti osceni con un altro maschio, deve essere arrestato e condannato a non più di due anni, con o senza lavori forzati”. Nel codice penale giamaicano, non è tenuto in alcuna considerazione il diritto di privacy di due individui adulti consenzienti.

L’ex Primo Ministro Bruce Golding, ex leader JLP (Jamaican Labour Party) ha avallato nel 2008 questa anti-sodomy law rincarando la dose; nessun gay metterà mai piede nel suo Parlamento. L’attuale Primo Ministro, Hon Portia Simpson, ha invece ammorbidito i toni, dichiarando, come Ponzio Pilato, che lei se ne lava le mani, sarà il Parlamento a decidere, con “Un atto di coscienza”. Fantastico! Proteste esplodono a Londra, culminate con la dimostrazione, davanti al palazzo della Jamaica’s High Commission, del gruppo Out&Proud African LGBTI, che rivendica la protezione di gay e lesbiche in Giamaica da parte dello Stato, contro i crimini d’odio.

Intanto, dopo quasi quattro mesi dall’eccidio, nessun arresto è stato compiuto nei confronti degli assassini, che pure sono noti a tutti. ”In fondo il frocetto se l’è cercata…” mormora la gente. Il peggio non è mai morto….se lo Stato si mantiene sulle posizioni di 150 anni fa, la Chiesa Avventista del VII giorno (una delle più seguite quaggiù) va ancora indietro, fino ad attingere direttamente dai versi dell’Antico Testamento che recitano:

Dt 22:5 – Tow ‘Ebah,(abominio, in ebraico) “La donna non si metterà una veste da uomo, né un uomo indosserà mai indumenti femminili, perché chi fa queste cose commette abominio nei confronti del Signore”. Avanti tutta… ecco quello relativo al qedeshah “colui che entra da dietro” cioè il sodomita; costui, “se ha rapporti con un uomo come fosse una donna, tutti e due dovranno essere messi a morte, perché han commesso abominio: lapidazione.” (Levitico, 20:13)

Così come per le adultere…beh, diciamo che gli uccisori di Dwayne sono delle persone molto devote, che hanno applicato la Bibbia alla lettera, aggiungendo un tocco di modernità, con machete e pistola….il 2004 furono assassinati due attivisti J-Flag a Kingston, e il 26 gennaio del 2011 fu ucciso in Uganda David Kato Kisule (in foto), membro di spicco del LGBT, noto anche ai gays giamaicani, che aveva coinvolto nelle sue rivendicazioni.

Il delitto Jones è il quarto omicidio avvenuto in Giamaica dalla fine del 2012 ai danni di un omosessuale maschio; sempre a luglio, decine di giovani omossessuali sfrattati di casa dalla polizia senza ragione. Nel 1992 Buju Banton, oggi in galera negli Stati Uniti, uscì alla ribalta internazionale con un hit celeberrimo, “Boom bye bye Batty Bwoy head” il titolo da fumetto, si può tradurre così “Uno sparo, e dì ciao alla tua testa, checca”. Il pezzo ebbe un successo tale nelle classifiche locali, oltre a quelle USA e del Regno Unito, da superare l’imbattuto album di Bob Marley “Legend”. Da allora l’omofobia quaggiù ha assunto proporzioni tali, che fanno dell’isola caraibica la nazione più intollerante verso i gays dell’emisfero occidentale.

Qua gli uomini non usano stringersi la mano tra loro, tantomeno baciarsi sulle guance….un tocco del pugno e i convenevoli sono finiti; anche le smancerie tra innamorati eterosessuali sono ridotte al minimo; è considerato di pessimo gusto baciarsi per strada, e conosco coppie sposate da anni che non si sono mai baciate in bocca… Le liriche omofobe hanno causato il bando di molti artisti della dancehall giamaicana dal mercato discografico degli Stati Uniti, e il divieto di tenere concerti dal vivo.

Essendo particolarmente sensibili dal lato del portafogli, alcuni di loro, Beenie Man, Capleton e Sizzla, si sono rassegnati di recente a firmare il Compassionate Act, che li impegna a controllare tutti i testi delle loro canzoni, passate e presenti.
Un impegno che è sistematicamente ignorato in Giamaica; il 4 agosto del 2013, durante il lungo ponte festivo per l’Emancipazione dalla schiavitù e l’anniversario dell’Indipendenza, Sizzla Kalonji, proprio lui, il Compassionevole, a Negril ha dato il peggio di sé stesso, arringando la folla con l’invocazione :“Bon fire all dem batty bwoys dem!” (Facciamo un grande falò di tutte le checche). Erano passate meno di due settimane dal massacro del povero Dwayne. Il Profeta Rasta ha applicato perfettamente i dogmi dell’ipocrisia bianca; fare i bravi all’estero, per poi sfogarsi senza ritegno a casa.

In questo settore, una volta tanto, alle donne va meglio; nel Codice Rocco giamaicano, non c’è traccia di “abominevoli” atti che riguardino il gentil sesso.
Nel caso delle lesbiche, non esiste “buggery”… l’omosessualità femminile è consentita anche dal Talmud. (Shabbat 65a). La percentuale di ragazze omosessuali e bisessuali in Giamaica è in assoluto una delle più alte del Continente Americano, in proporzione al numero di abitanti.

Flavio Bacchetta
 

fonte: articolo21.org

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