Da dove nasce l’intolleranza

Da dove nasce l'intolleranza
Da dove nasce l'intolleranza

Uomo con la tunica, io non ti ho mai odiato.
Non mi ha mai infastidito il suono festoso delle campane della tua Chiesa e non mi ha mai disturbato il simbolo della tua fede nei posti che frequentavo, anche se non aveva motivo di esserci, anche se erano luoghi che non avevano nulla a che fare con la fede.
Le tue opinioni non mi hanno mai fatto del male. Guardandoti non ho mai visto un uomo con la tunica, ma sempre e solo un uomo. A volte un uomo stupido, altre volte un uomo brillante. A volte un uomo avido ed egoista, altre volte un uomo immensamente generoso e nobile d’animo. Non mi è mai importato niente della tua tunica.

Così per molto tempo non ho compreso perché tanti ce l’avessero con te a priori, senza prima parlarti, senza conoscerti, preoccupandosi soltanto del simbolo che tu rappresenti.
Però poi sono cresciuta e tu hai cominciato a infilarti nella mia vita.

Quando una persona a cui volevo bene è rimasta incinta, ho scoperto che le tue opinioni ostacolavano l’applicazione di una legge. L’ho accompagnata di ospedale in ospedale, a ricevere insulti mascherati da rifiuti, sguardi di disprezzo che assomigliavano a sputi in faccia e facevano male come coltellate, mentre l’agitazione cresceva e quelle persone cercavano soltanto di farla sentire in colpa invece di aiutarla.
Tutto questo a causa della tua tunica.

Quando mi sono innamorata di una donna, sono venuta a sapere che il nostro amore non sarebbe mai stato come tutti gli altri. Che dovevo aver paura di parlare di lei, di tenerla per mano, di salire con lei su un autobus e darci un bacio. Dovevo essere pronta a ricevere insulti e occhiatacce, a essere allontanata da luoghi pubblici, a essere additata per strada. Ho scoperto con dolore che non avrei mai potuto conoscere i suoi genitori ed essere accolta nella sua famiglia, perché loro non avrebbero mai accettato il nostro amore, a causa delle tue opinioni.
A causa della tua tunica.

Quando una persona a me cara si è trovata in fin di vita, costretta a sopravvivere e respirare per mezzo di macchine, incapace di parlare, di ridere, di provare gioia, ho scoperto che non potevo aiutarla a porre fine alla sua agonia. Il ricordo della persona che era, una persona attiva, brillante, che amava la vita, si è trasformato irrimediabilmente nel ricordo di quel che è diventato, un corpo sofferente che implorava la pace, ogni fibra del suo essere distorta da un dolore che non aveva più la possibilità di esprimere. Per mesi ho visto qualcuno che amavo consumarsi, giorno dopo giorno, e ho provato l’orribile desiderio di veder morire una persona che avrei voluto viva. Mi sono sentita un mostro per questo, e mi sono sentita impotente perché non potevo darle l’unica, l’ultima cosa che desiderava, che mi chiedeva: la pace. E tutto questo a causa tua, a causa delle tue opinioni.
A causa della tua tunica.

Perché tu hai un pulpito da cui parlare e persone pronte ad ascoltarti, molte delle quali non vedono in te un uomo, ma un uomo con la tunica, un uomo che possiede la verità. Allora tu hai delle responsabilità nei confronti di chi ti ascolta. E così anche io, incrociandoti per strada, ho cominciato a non vedere più in te un uomo, ma soltanto una tunica. Quello che tu rappresenti, non quello che sei.
Ha iniziato ad infastidirmi il suono festoso delle tue campane che chiamavano a raccolta la gente a cui tu parli di me come di un abominio. Ho iniziato a fare smorfie di insofferenza quando metto piede in un luogo che non ha a che fare con la religione e trovo lì appeso al muro il simbolo della tua fede, a ricordarmi che anche in quel posto tu hai la verità, tu detti le regole, al di sopra della legge, della tolleranza e del rispetto. Che anche in quel posto io sono una peccatrice e come una peccatrice vengo trattata, senza riguardo per il fatto che io non credo nel peccato.

Da qui nasce l’intolleranza, uomo con la tunica: il più grande male che le tue opinioni hanno generato non sta nella sofferenza a cui hanno sottoposto la mia amica che voleva abortire, o me che volevo amare liberamente, o il mio caro che voleva soltanto morire. Il male più grande le tue opinioni lo hanno fatto a me, rendendomi una persona intollerante e rabbiosa che non ero mai stata. Vorrei, come insegna il tuo Dio, rispondere all’odio con l’amore e all’ignoranza con l’intelligenza, vorrei essere ancora in grado di vedere in te soltanto un uomo, un uomo onesto e coraggioso o gretto e meschino, ma un uomo, indipendentemente dalla tunica che indossi.
Lo vorrei, ma non ci riesco. Non ho mai preteso di essere migliore di nessuno.

 

Vulcanica

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