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DC’s Legends of Tomorrow è una serie supereroistica iniziata nel 2016 e ancora in corso (al momento negli USA sta andando in onda la quinta stagione).

La trama ruota intorno ad una armata Brancaleone di personaggi dotati (o meno) di superpoteri che viaggiano nel tempo per risolverne varie criticità o per combattere il supercattivo di turno.

Come spesso accade per i prodotti DC, la serie era partita con un’impronta cupa e drammatica; tuttavia, l’approccio angoscioso è risultato non essere nelle corde degli attori (e tantomeno del team creativo), quindi DC’s Legends of Tomorrow ha cambiato direzione in corsa ed è diventata, a partire dalla seconda stagione, una serie di avventura dissacrante e umoristica. Per fare un esempio, nella terza stagione i nostri eroi salvano un giovanissimo Barack Obama da un gorilla gigante telepate posseduto da un demone (sì). Incidentalmente, pochi episodi dopo la serie si allinea contro Trump – scelta tralaltro ammirevole e indubbiamente pericolosa, dato che è andata in onda tra il 2017 e il 2018.

Perché DC’s Legends of Tomorrow ci interessa?

Perché, a parte un paio di cadute di stile sulla superiorità dell’American Way, riesce all’80% laddove molte altre serie hanno clamorosamente fallito: nella rappresentazione di minoranze e gruppi oppressi senza che i personaggi diventino dei manifesti ambulanti o siano presenti al solo fine di fare “quota panda” (sostituire a panda una qualunque minoranza o categoria oppressa). Tutti i personaggi, a prescindere dal credo religioso, dal colore della pelle, dalla provenienza geografica e dalle tendenze sessuali, sono trattati dagli altri personaggi semplicemente come persone, non come “argomenti”, “tematiche” o “diversi”.

Allo stesso modo, durante la serie, non viene mai sentita la necessità, da parte degli sceneggiatori, di giustificare, quasi “scusare” la natura o il credo di un personaggio: se lo spettatore non ama un supereroe bisessuale o nero o asiatico o musulmano può prendere la porta e nessuno ne sentirà la mancanza.

I personaggi di DC’s Legends of Tomorrow

[da qui, gli spoiler]

 

 

Il capitano della prima stagione (un Arthur Darvill non particolarmente ispirato ma sempre coinvolgente), lascia il posto a Sara Lance (White Canary), la cui bisessualità viene rappresentata con grande naturalezza e in modo del tutto incidentale, e così viene trattata anche dagli altri personaggi. La sua fidanzata è il capo di una organizzazione più strutturata che si occupa, sempre, di “aggiustare il tempo”.

Inoltre, l’autorità di Sara Lance come capitano della nave e leader del team non viene mai messa in dubbio per motivi di genere.

Jefferson Jackson è un personaggio afroamericano con un ruolo di primo piano nella storia (per quanto, ovviamente, si possa essere di primo piano in una serie corale), e il colore della sua pelle diventa argomento di discussione (al pari di quello dell’eroina africana Amaya Jiwe), solo quando gli eroi raggiungono periodi storici e paesi razzisti come gli USA durante la guerra civile o nella prima metà dello scorso secolo. Negli episodi ambientati nel presente o nel futuro, l’argomento viene affrontato in modo poco didascalico, specialmente per una serie creata negli Stati Uniti, ma efficace: non viene fatto nessun discorso dall’alto di una cassetta di frutta sul razzismo subito da un afroamericano nel 2016, tuttavia viene menzionato da Jefferson in momenti costruiti come opportuni e naturali.

I personaggi femminili sono tutti in grado di tenere testa alle situazioni: salvano o vengono salvati al pari di quelli maschili.

Tornando ad Amaya l’eroina dello stato immaginario africano Zambesi: nonostante sappia che in futuro avrà una famiglia con due figlie (viaggiatori temporali), mai negli episodi viene usata come trampolino di lancio per predicare sulla natura materna intrinseca nelle donne.

Il personaggio di Zari Tarazi è incarnato da una attrice iraniana. Zari è musulmana e viene da un futuro distopico dove ogni religione è proibita (per la sottoscritta è un elemento utopico, ma evidentemente i creatori hanno un diverso punto di vista). Anche in questo caso, nessuno degli altri personaggi viene in alcun modo turbato dalle sue credenze. Le eventuali ignoranze e stereotipi vengono presentati in modo dissacrante. Parafrasando dalla versione inglese, porto un paio di esempi: “Oh, scusa non sapevo che stessi pregando alla Mecca”, “No, cercavo l’orecchino caduto a terra, la Mecca è nell’altra direzione”; “Tieni un panino, non c’è il wurstel”, “Sì, ma la pancetta è sempre maiale”.

 

Criticità

Chiaramente, alcune forzature, come accennato, sono presenti: l’ebraismo del professor Stein, ad esempio, che copre con mirabile verve lo slot “supereroi nella terza età”, viene menzionato solo in un episodio post-mortem, come se qualcuno avesse trovato un post it con su scritto “abbiamo scordato di rappresentare gli ebrei!!”.

Inoltre, come spesso accade – almeno nella mia esperienza di spettatrice seriale – c’è una drammatica e pressoché inspiegabile carenza di personaggi ispanici nella serie.

Un altro problema riguarda i personaggi gay. La raffigurazione è ottima, lo premetto, tuttavia… Nell’universo che stiamo seguendo, il personaggio di Leonard Snart muore. Snart, da quel che possiamo vedere, nel nostro universo principale, è eterosessuale. L’attore che lo interpreta è Wentworth Miller, dichiaratemente omosessuale. Dato che nell’universo DC (e in quello Marvel) esistono infinite Terre parallele dove la storia ha avuto un percorso diverso e i personaggi sono differenti da come li conosciamo, nell’universo di Terra-X, Snart ha invece una relazione con Raymond “Ray” Terrill, che poi sposerà (facciamo tutt* awwwwwwwwwwwwww!!).

Ray è interpretato da Russell Tovey, altro attore dichiaratamente gay.

La relazione tra i due non procede per allusioni ma tra dichiarazioni e baci; questo è chiaramente positivo.

Tuttavia è preoccupante la tendenza ad affidare personaggi gay ad attori gay (cosa successa anche in “Discovery“, per fare un esempio illustre).

Questo viene visto, da alcune parti, come un segno di progresso perché qualche spirito maldiretto ritiene che non sia corretto assegnare ruoli eterosessuali ad attori dichiaratamente omosessuali. Forse si pensa che gli attori gay non siano in grado di simulare affetto per una persona di sesso diverso (evidentemente, gli attori gay sono dei poveri incapaci, dobbiamo pensare), quindi vanno aiutati offrendo loro delle parti che rispecchino chi sono veramente?

Questa becera forma di typecasting temo sia una deriva, diciamo poco intelligente, del “blackface” (termine che indica la scelta di attori bianchi truccati per fare la parte di personaggi di colore diverso).

Ma cosa succede in spettacoli, film e serie dove i personaggi omosessuali non sono presenti? Per fare solo due esempi, Ben Whishaw non avrebbe mai dovuto fare il più giovane Amleto che abbia calcato il palco dell’Old Vi?, E Russell Tovey non avrebbe mai dovuto avere la parte del lupo mannaro in “Being Human” o di Henry Baskerville in “Sherlock”  per la stessa ragione. E che dire della seconda stagione di The Exorcist dove Padre Marcus, interpretato da Ben Daniels – nella vita reale sposato con un uomo – si innamora di una suora? (No, non è “Uccelli di rovo”).

Possiamo davvero costringere degli attori e le attrici omosessuali a rinunciare a dei ruoli in nome delle loro tendenze sessuali pensando che sia una forma di progresso?

Sono domande a cui non trovo una risposta.

Concludendo: vale la pena guardare DC’s Legends of Tomorrow?

Per i motivi politici detti sopra, sicuramente.

Se vi piacciono le serie scanzonate su gruppi di eroi controvoglia che tentano di salvare il mondo creando più problemi di quelli che sono intenzionati a risolvere, guardatela.

Se invece preferite le serie con continui rimandi alla pop culture, guardatela lo stesso.

Se siete fan di Arthur Darvill o vi manca Wentworth Miller da quando è finito “Prison Break“, guardatela sicuramente.

Comunque se la vedete con un tasso alcolico un po’ elevato nel sangue, è meglio.

 

 

Veruska

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