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Consiglio di lettura di Barbara Herzog

La giostra del piacere

Titolo originale: Les perroquets de la place d’Arezzo.
Romanzo di Eric-Emmanuel Schmitt, ed. e/o, prima pubblicazione 2013, 654 pagine, disponibile in italiano.

… il sesso è stato inventato per superare i limiti: pudore, decenza, buone maniere.

Barriere abbattute sono quello che cerco nella vita. Quelle degli altri però, supponendo una personale equità ed imparzialità. Come i migliori esponenti del “non sono razzista, ma”.
Il libro che vi propongo questa volta mi ha, in maniera folgorante a più riprese, messa davanti ai miei stessi pregiudizi, calcificati quanto dolenti.

Nella prima parte un capitoletto tocca alla presentazione vorace di ciascun personaggio e gli dà vita con un’immediatezza che spazza via il timore di non riuscire a stare dietro a tanti nomi. Il padre di famiglia che lucida con gli occhi i figli lustri, la voluttuosa che annichilisce i rotoloni disprezzati allo specchio, la temuta cinica che scioglie il sorriso alla vista dell’amante nascosta. Non si possono confondere, eppure appena fatte le presentazioni, i passi iniziano ad intrecciarsi, avvicinando gli abitanti di uno spicchio di quartiere in modo imprevisto ed intimo. Tutto a causa di una misteriosa lettera d’amore anonima, e col sottofondo della piazza centrale abitata da uccelli esotici che sembrano esortare al colore ed al suono della naturalezza di ciò che nascondono gli umani.

Una giostra stipata di personaggi di cui ciascuno viene descritto minuziosamente nei dettagli che servono a penetrarne l’anima. Inconsapevolmente facciamo quotidianamente l’inventario di manierismi, modi di abbottonare un abito, arricciamenti di labbra, per trarre l’idea della personalità che li mette in atto. Ma non troviamo il tempo per sviluppare la comprensione profondamente umana che incalza in queste pagine.
Non è vero che siamo tutti uguali. Nuotiamo però tutti e tutte nello stesso mare, chi sorto dall’onda, chi dalla melma, e ogni moto incide sulle nostre decisioni, o indecisioni, future.

La giostra del piacere

Presentatomi come un libro erotico piuttosto libertino, mi sono trovata invece in balia di qualcosa di sì, dilettevole dal punto di vista dello stuzzichevole svago letterario, ma di molto più globale sotto ogni altro punto di vista.
Certo, ce n’è per tutti i gusti; uomini e donne e persone che sono un po’ l’uno, un po’ l’altra, in ogni combinazione, apertura e chiusura. La cosiddetta trasgressione è però l’essere umano in divenire. Quella inerme creatura che nasce in un determinato contesto, attraversa di buon grado o meno le vicissitudini della vita, e ne nasce una personalità individuale, per cui per forza di cose trasgressiva. Ognuno a proprio modo, e a romanzo ultimato, non è il giudizio che si imprime nella mente.
È invece la gioia della condivisione.
In una vita media è difficile poter godere della condivisione in prima persona di tanta varietà umana. Ci poniamo troppo in alto, consci dei nostri desideri reconditi, per essere ammessi nei meandri altrui. Questo ci rende sospettosi, soli, giudicanti. Anche di noi stessi. Siamo abituati a pensare ad ogni sgarramento dal solco ufficiale come abietto, per cui vediamo male il prossimo, denigriamo noi stessi.

Era quindi tornata ai suoi vecchi demoni, quelli che B. aveva combattuto: l’odio per se stessa, la certezza della propria vacuità, lo sgomento metafisico che la portava a dubitare di avere una buona ragione per rimanere a questo mondo. J., persona viva, perentoria, insolente e temuta, si riteneva inutile. Sembrava un sole, eppure si vedeva più grigia della luna. Ai propri occhi non aveva valore in sé, ma unicamente l’importanza che le davano gli altri. Solo l’amore incondizionato di B. le aveva dato consistenza.

Questo libro, questo autore, comunica l’interezza e l’integrità di ognuno degli innumerevoli personaggi, in cui c’è un inizio ed una fine. Ma soprattutto tanta storia in mezzo, di mille sfumature e perché.

La mattina ebbero l’impressione che l’universo fosse cambiato. Abbandonavano un mondo ristretto e misero, labirinto di pregiudizi e divieti, per penetrare in un altro mondo ampio, limpido, aperto.

Ed ecco il mio atavico pregiudizio smantellato di botto. Un uomo, un unico uomo, ha condiviso con me l’ironia dell’amplesso tra un efebo strillante ed un uomo tutto d’un pezzo, la dolcezza dell’amplesso tra un adone mai compreso ed una regina africana di pelle bianca, il calcolo dell’amplesso, la viltà, l’annientamento in ogni suo truce particolare psicologico, come se mi avesse letto dentro.
La ricostruzione, la leggerezza.
Uomini e donne, in un punto o nell’altro della loro maturazione, che sono entrati nel mio cuore come persone reali che si confidano con me.
Tutto affluito dalla penna di un uomo.

“Non dimenticare che scrivo romanzi, quindi ho vissuto un centinaio di vite…”.
“Con la fantasia…” “Qual è la differenza, nipote mio?” “Credi che i romanzi siano realtà?” “Credo che la realtà sia romanzesca” “La vita è piatta”. “La vita ha più inventiva di qualsiasi scrittore. La dimostrazione è l’amore a tre che mi ha regalato per i miei quarant’anni”. “Può essere, però non si impara la vita con l’immaginazione”. “E con cos’altro? Se ti basi solo sull’esperienza non ne saprai mai abbastanza. Invece, grazie alle storie, alle confidenze, alle fantasticherie e ai viaggi virtuali cominci ad addentrarti nel labirinto”.

 

Barbara Herzog

 

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