10 anni di Rete Lenford. Intervista a Luca Giacomelli

Luca Giacomelli
Luca Giacomelli

C’è un’associazione che si batte ogni giorno per i diritti delle persone LGBTI (lesbiche, gay, bisessuali, transgender, intersex). Si chiama Avvocatura per i diritti LGBTI – Rete Lenford.
Nata nel 2007 a Firenze e formata da avvocati e professionisti del settore, si occupa di prestare assistenza legale e tutela giudiziaria alle persone omosessuali, transessuali e intersessuali, in particolare nel contrasto alle discriminazioni e alle violenze.

Durante l’evento per festeggiare i dieci anni di lotte, tenutosi a dicembre a Firenze nel Salone dei Cinquecento, noi c’eravamo e abbiamo fatto una chiacchierata con Luca Giacomelli, membro dell’associazione, per raccontarci come opera Rete Lenford e per rispondere ai nostri dubbi sulla situazione delle persone LGBTI in Italia:
“Ho iniziato con Rete Lenford nel 2010 mentre stavo scrivendo la mia tesi di laurea intitolata ‘La tutela giurisdizionale dell’orientamento sessuale nel diritto comparato’. Grazie a questo mio lavoro sono entrato a far parte dell’associazione come junior researcher nell’ambito del progetto di ricerca dell’Unione europea ‘Equal-Jus’, proprio quando la allora presidentessa di Rete Lenford, nonché sua co-fondatrice, l’avv. Saveria Ricci stava cercando di collegare l’associazione con il mondo universitario”.

Qual è stata la prima impressione che hai avuto su questa realtà?
“Mi colpì subito la professionalità e la praticità di questo gruppo. Devo dire che non avevo iniziato la facoltà di giurisprudenza con molta convinzione. Una svolta per me c’era stata durante il II anno, grazie all’esame di diritto comparato. Da lì avevo cominciato a crederci.
La comparazione con i diritti stranieri e, in particolare, il confronto con gli altri paesi per vedere come legiferano e come tutelano i diritti fondamentali delle persone e come contrastano le discriminazioni, specialmente con riguardo a orientamento sessuale e identità di genere, mi ha appassionato, tanto che oggi sono ricercatore all’Università di Firenze, e mi ha portato a Rete Lenford”.

Ma come fa Rete Lenford a tutelarci giuridicamente? A far riconoscere i nostri diritti, soprattutto quando ancora non c’è una legge che li garantisca?
“Si tratta – ci spiega Luca – di un gioco di pressione giudiziaria. L’obiettivo è portare il legislatore italiano (e, dunque, la maggioranza politica) a disciplinare problematiche ed esigenze sociali per le quali però non esiste ancora una legge, di modo da colmare quel vuoto normativo e assicurare la tutela dei diritti (come è stato per esempio con le unioni civili). Rete Lenford, portando in tribunale i casi di persone comuni che decidono di sacrificare tempo, denaro, esponendosi anche mediaticamente, interroga il giudice su temi inesplorati per palesare così le lacune normative. Il giudice, a differenza del legislatore, non può voltarsi dall’altra parte di fronte a una richiesta di giustizia. Lui deve rispondere.
Una delle sentenze storiche, che ha determinato una svolta fondamentale per i diritti LGBTI, è stata la numero 138 del 2010 della Corte costituzionale, un vero e proprio spartiacque tra il prima e il dopo, che ha aperto la strada a una regolamentazione delle unioni affettive tra persone dello stesso sesso. Il giudice era stato interrogato riguardo alla costituzionalità o meno della mancata estensione del matrimonio anche alle persone dello stesso sesso:

Alla luce dei principi costituzionali il fatto che ci siano limiti riguardo al matrimonio tra persone dello stesso sesso è costituzionale?

Il giudice asserì che non era incostituzionale che il matrimonio fosse riservato solo a persone di sesso diverso ma, al tempo stesso, affermò anche che le coppie dello stesso sesso erano titolari di un diritto fondamentale a vivere liberamente la loro condizione di coppia e che il riconoscimento e la garanzia di tale diritto inviolabile postulava una disciplina di carattere generale, finalizzata a regolarne i diritti e i doveri, secondo la discrezionalità del legislatore.
Un altro significativo contributo per giungere a un riconoscimento giuridico delle unioni omosessuali in Italia è stata certamente la giurisprudenza della Corte di Strasburgo. Sempre nel 2010 nel caso Shalk & Kopf v. Austria, la Corte europea, interpretando gli articoli 8, 12 e 14 della CEDU (Convenzione europea dei diritti dell’uomo), affermò che nella nozione di famiglia rientravano a pieno titolo anche le unioni tra persone dello stesso sesso. Nel 2015, nel caso Oliari v. Italia arrivava addirittura a condannare il nostro Paese per violazione dei diritti umani delle persone omosessuali.
Poi, ancora, nel 2012, a seguito delle richieste di trascrizioni dei matrimoni contratti all’estero, la Cassazione, pur negando tale trascrivibilità, ribadiva con forza il dovere da parte del legislatore italiano di assicurare una tutela giuridica alle coppie dello stesso sesso. Anche la Corte costituzionale tornava sul punto, con la sentenza n. 170/2014, confrontandosi con lo spinoso problema del divorzio ‘imposto’ a seguito del cambio di sesso di uno dei due membri uniti in matrimonio. La questione, anch’essa patrocinata dagli avvocati di Rete Lenford, veniva risolta con l’ennesimo monito al Parlamento italiano a garantire i diritti delle coppie omosessuali.
A colpi di sentenze il Parlamento è stato dunque obbligato ad aprire una discussione e ad iniziare l’iter di approvazione di una legge che assicurasse, anche in Italia, i diritti delle coppie same-sex. Purtroppo è stato scelto di creare un istituto ad hoc (le unioni civili) riservato alle coppie dello stesso sesso, anziché estendere il matrimonio, soluzione quest’ultima che sarebbe stata la più rispettosa dell’eguaglianza e della dignità delle persone omosessuali. È evidente, quindi, che la battaglia non è finita ma, anzi, è solo all’inizio, specie se si considera l’esclusione dalla legge dell’omogenitorialità. Ovviamente noi andiamo avanti sempre con la passione e la determinazione che ci contraddistinguono”.

Luca Giacomelli ha preso parte a queste lotte giudiziarie, sociali e culturali, che hanno posto le condizioni perché il legislatore si prendesse carico delle istanze della comunità LGBTI e smettesse di tirarsi indietro. Di questo non può che esserne orgoglioso.

Rete Lenford – Avvocatura per i diritti LGBTI ha ottenuto più risultati in soli 10 anni, attraverso la via giurisdizionale, che gran parte dell’associazionismo LGBT italiano, in decenni, cercando invano l’appoggio di partiti e rappresentanti politici.

 

Ginevra

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