Una lezione normale

Una lezione normale

Sabato mattina, ore 11, nella mia quinta liceo linguistico c’è il sole, abbiamo lezione di conversazione in inglese e il clima è rilassato come sempre; gli studenti sono molto bravi e simpatici, la collega madrelingua è una persona calma e interessante, io in questa classe mi azzardo a sentirmi quasi tra amici, qui si ride sempre in mezzo alle cose serie e tanti di loro sanno che possono intervenire quando vogliono anche con qualche battuta, come me.

In questi sabati gli studenti presentano a turno un argomento di loro interesse, preferibilmente ispirato a uno degli International Days delle Nazioni Unite, in modo che si parli di qualcosa di attuale, informativo e magari controverso. La ragazza di oggi parla di omosessualità, e subito lo motiva così: We are in the 21st century and it is time to open our minds (siamo nel ventunesimo secolo ed è ora di aprire la nostra mente).

Mi si stampa già il sorriso. Le piace fare bene le cose e quindi è nervosa; parla della storia della percezione dell’omosessualità dall’antichità a oggi, parla delle “terapie” del novecento e finisce con un panorama dei paesi che hanno qualche forma di matrimonio per tutti o unioni civili, aiutata da me che sull’iPad trovo e leggo mappe e dati, mentre un’altra ragazza corre a farmi vedere un link di Internazionale che riassume bene alcune questioni e me lo manda su Facebook. Una voce interiore mi ricorda che non si può usare il cellulare a scuola, ma che cavolo, non li fermerei per niente al mondo. La relatrice, per l’emozione, sbaglia alla lavagna la sigla LGBT e scrive GLBT, lascerei stare ma siccome tutti prendono appunti la correggo a beneficio di chi volesse poi fare ricerche online. Alla fine della presentazione parte un applauso, il che non succede quasi mai. Non c’è dibattito: tutti sembrano trovare la questione totalmente pacifica, e comunque, quando il clima è di unanimità, anche chi avesse obiezioni non si sentirebbe di intervenire andando contro a un’idea di normalità che fa cultura: per una volta godo di questo conformismo nella direzione giusta!

So chi è gay in questa classe e sono felicissima al pensiero che probabilmente si sentirà bene per questa calma piatta. Anche la collega è in totale accordo, sorride sempre e fa garbate correzioni o precisazioni. In diretta penso: things get better. Un piccolo, sommesso momento di storia sta accadendo. Ah, per la cronaca: la collega e io concordiamo al volo che il voto sarà 9, purtroppo non 10 a causa di qualche ripetuto errore di lingua; in questa classe i voti sono quasi sempre molto alti. E sabato prossimo qualcun altro sarà interrogato sull’argomento di questa presentazione, come ogni settimana, e siamo quasi certe di dare un altro bel voto.

 

Silvia Masotti, Pisa

1 commento

  • Interessante il racconto.Peesonalmente sto fondando un’ associazione che promuova tutte le diversita’: sia di orientamento sessuale LGBTQA ( le ultime 2 sono meno cobosciute Q sta per gender queer mentre A sta per asessuali- Aven)

    Oltre alle diversita’ puramente fisiche: non vedenti, non udenti, down ecc chi fosse interessato o volesse contribuire puo’ contattarmi a novyguida@gmail.com
    Sto creando itinerari turistici personalizzati per non vedenti per omosessuali asessuali nonche’ altre attivita’ culturali
    Grazie.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.