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Ritengo opportuno aggiungere alcune considerazioni all’articolo Un@ sex worker ebre@ umanista pubblicato su questo blog.

La prima considerazione la traggo dall’articolo How much does prostitution contribute to the UK economy? [Quanto contribuisce la prostituzione all’economia del Regno Unito?], che si apre con un grafico che spiega che il 58% delle prostitute britanniche sono donne, ed il 42% uomini.

L’articolo è del 2014, ed i dati sono stati raccolti estraendoli (con un robot) dal sito AdultWork, al quale i “fornitori” si iscrivono volontariamente – questo sex ratio = rapporto tra i generi confuta l’opinione di molte SWERFs (Sex Work-Exclusionary Radical Feminists = Femministe Radicali che Escludono il Sex Work) secondo cui la prostituzione, più che il mestiere più antico del mondo, è la forma più antica di oppressione dell’uomo sulla donna: se fosse vero, i prostituti sarebbero al più una percentuale risibile del totale, anziché più di due quinti.

Gli etologi si sono chiesti se il “sesso transazionale” sia diffuso anche tra gli animali, ma i risultati non sono univoci; le specie che mi paiono interessanti sono:

  1. una specie di colibrì dei Caraibi il cui nome scientifico è Eulampis jugularis (non sono un ornitologo, perdonatemi se non ne conosco il nome italiano);
  2. i pinguini antartici detti Pigoscelide di Adelia (Pygoscelis adeliae);
  3. le scimmie cappuccine (Cebus capucinus – si è proposto di dividere la sottofamiglia Cebinae nei generi Cebus e Sapajus) protagoniste di un famoso esperimento di laboratorio;
  4. gli scimpanzé che vivono in Africa occidentale (Pan troglodytes verus), di cui si discute se si deve considerarli una sottospecie dello scimpanzé (Pan troglodytes) oppure una specie di primati distinta.

Nel 1974 Larry L. Wolf, della Syracuse University, pubblicò l’articolo Prostitution” Behavior in a Tropical Hummingbird  [“Meretricio” in un colibrì tropicale], in cui parlava del comportamento riproduttivo dell’Eulampis jugularis, che si può così riassumere (sulla scorta di quest’articolo): questi colibrì sono uccelli (quindi animali omeotermi, “a sangue caldo”) di piccolissime dimensioni ed eccellenti volatori, quindi con un enorme consumo energetico, a cui fanno fronte nutrendosi di nettare; e maschi e femmine preferiscono procurarselo da fiori di diverse specie.

Le femmine, impegnate nel nidificare, covare ed allevare i pulcini, non riescono ad impossessarsi di terreni di dimensioni adeguate alle loro esigenze alimentari, cosa che invece fanno i maschi, che hanno cura di difendere territori che contengono sia i fiori che preferiscono loro che quelli preferiti dalle femmine.

Le femmine lo sanno e preferiscono i maschi che difendono territori di miglior qualità – quando hanno fame, le femmine entrano nel territorio di questi maschietti, si lasciano corteggiare, mangiano, e si congiungono.

Il Prof. Wolf notò che questo non accade soltanto nella stagione degli amori, ma anche fuori da quella stagione, quindi, non essendoci un tornaconto riproduttivo, interpretò questo comportamento come di “prostituzione”.

Volendo, si può mettere in discussione quest’interpretazione: è abbastanza ovvio che i maschi di molti vertebrati hanno un orgasmo, ed in molti mammiferi è probabile che lo abbiano anche le femmine (le gatte e le coniglie non ovulano a tempo come le donne o le cagne, ma durante il rapporto sessuale – non si sa ancora se lo stimolo per l’ovulazione sia di tipo orgasmico); potrebbe accadere anche alle femmine di alcuni uccelli, ma non è così semplice verificare se accade anche ad una minuscola signora colibrì che copula appollaiata su un ramo; se accadesse alle femmine di Eulampis jugularis, uno potrebbe dedurre che questi rapporti extra-riproduttivi sono l’equivalente aviario di un invito a cena con dopocena, con un tornaconto anche sessuale e non solo utilitario, per cui chi ritiene che il/la sex worker non goda del proprio lavoro (non è [sempre] vero) esclude che si possa parlare di prostituzione.

Il caso dei pinguini antartici Pygoscelis adeliae sembra abbastanza chiaro: le femmine hanno bisogno di pietre per poggiarvi le uova, in modo che non vengano bagnate ed uccise dall’acqua gelida, ed un modo efficace per procurarsele è concedersi ai pinguini maschi per portargliele via. I detrattori dell’ipotesi “pietre in cambio di sesso” non pensano tanto alla possibilità che le signore pinguine abbiano ogni volta orgasmi paradisiaci, quanto al fatto che avere una covata di pinguini di padri diversi aumenta la variabilità genetica e quindi la possibilità di sopravvivenza di almeno alcuni pulcini – anche qui ci sarebbe un tornaconto riproduttivo e non puramente utilitario.

Alle scimmie cappuccine fu insegnato in un esperimento del 2005 condotto a Yale dai ricercatori Keith Chen (ora all’UCLA Anderson School of Management) e Laurie Santos ad usare dei gettoni per ottenere dei beni – e tra i tanti modi simili a quelli umani in cui spesero i loro “soldi” ci fu anche il sex work: una scimmia maschio pagò una scimmia femmina per giacere con lei, e la femmina usò il gettone per comprare dell’uva.

Le scimmie cappuccine sono considerate le più intelligenti del Nuovo Mondo, ma il primato viene comunemente attribuito agli scimpanzé dell’Africa occidentale – in loro si è notato che le femmine sono sessualmente più disponibili verso i maschietti che condividono con loro la carne degli animali che hanno cacciato. Poiché non c’è uno scambio immediato ed a prezzo prevedibile tra la carne ed il sesso, ed i rapporti tra chi offre carne e chi offre sesso sono relazioni a lungo termine, e non occasionali, gli autori dello studio riluttano a classificare questo comportamento come prostituzione, ma sembra comunque evidente che anche questi scimpanzé sono capaci di dare un valore economico al sesso.

Normalmente, saper dare un valore economico alle cose è considerato indice di intelligenza, quindi ritengo questi esempi di “animal sex work” lodevoli; se ci sono beni che vanno sottratti al commercio (come la libertà personale e la dignità umana) è un problema etico, e non cognitivo, che non si può chiedere agli animali di risolvere; chi cerca un ammaestramento morale nelle vite degli animali lo troverà nelle favole di Esopo, non negli studi di psicologia animale.

Purtroppo, c’è chi imposta male il problema, come Satoshi Kanazawa, l’autore di quest’articolo, che per fortuna ha trovato un’interlocutrice che gli ha poi spiegato dove sbagliava – ma ritengo opportuno aggiungere la mia opinione.

Il suo scopo era dimostrare che la prostituzione è un fenomeno evolutivamente recente – però, leggendo questo, mi sono chiesto se il sottotesto fosse che, essendo recente, sarebbe stata anche facile da “sradicare”.

Non so se ho indovinato; ma se ad uno venisse in mente una cosa del genere, gli risponderei che un ragionamento simile lo fanno gli omofobi che cercano di dimostrare che l’omosessualità non esisteva nei paesi ex-coloniali prima dell’arrivo degli europei, sperando così di dimostrare che l’omosessualità non è universale e presente nella specie umana da tempo immemorabile (uno psicologo animale aggiungerebbe che sono moltissimi gli animali in cui si riscontrano rapporti omosessuali, per cui l’indagine non può limitarsi alla specie umana), ma è frutto di una corruzione sociale recente, e facile quindi da invertire.

Sull’origine del comportamento omosessuale ci sono molte ipotesi, e qui mi limito a dire che c’è sicuramente una componente genetica; un bell’articolo che ho letto oggi ipotizza che essa sia un sottoprodotto delle abilità sociali dell’uomo, che alle volte fanno superare il confine tra comportamenti “omosociali” ed “omosessuali”.

Allo stesso modo gli studi sugli animali mi fanno pensare che il sex worksia un sottoprodotto dell’avere una funzione di utilità, che permette di creare una graduatoria delle cose desiderabili (si parla in questo caso di utilità ordinale), o addirittura di dare una stima numerica della desiderabilità delle cose (utilità cardinale). Per sradicare il sex work sarebbe necessario privare l’essere umano di questa funzione; ma questo ci renderebbe incapaci di compiere una qualsiasi valutazione economica e ci metterebbe in una situazione peggiore di quella di molti animali – perlomeno di quelli qui citati.

Va detto inoltre che non è un caso che gli esempi che ho citato riguardino anche degli uccelli e non solo dei mammiferi. Infatti, una misura comunemente usata delle capacità cognitive di una specie è data dal peso del suo cervello – ma è una misura grezza perché non tiene conto del fatto che specie diverse hanno neuroni di dimensioni diverse. Pertanto, un elefante può avere un cervello che pesa quasi 5 kg, ed un capodoglio quasi 8 kg, ma poiché i loro neuroni sono più grandi e meno numerosi, le loro capacità cognitive, pur notevoli, non raggiungono quelle dell’uomo, che ha un cervello che pesa meno di 1,5 kg, ma un maggior numero di neuroni nella corteccia cerebrale.

Mettersi a confrontare i pesi dei cervelli è come mettere sui due piatti di una bilancia una radio a valvole ed uno smartphone dotato di chip radio FM – la radio a valvole peserà di più, ma non ha prestazioni migliori.

Il capolavoro della miniaturizzazione neuronale è negli uccelli, che hanno cervelli piccini, ma neuroni ancora più piccoli – questo spiega in parte perché molti uccelli (i migliori sono ritenuti la Gracula religiosa e lo Psittacus erithacus) possano imitare la voce umana, ma la mia amata micia no; ed anche perché la gazza ladra (Pica pica) sia considerata uno degli animali più intelligenti del pianeta.

L’articolo originale di Satoshi Kanazawa contiene poi un errore madornale, quando l’autore esprime stupore che un uomo che ha pagato 300 USD per un’escort cerchi anche di farle buona impressione, e ne trae la conclusione che la prostituzione è un fenomeno evolutivamente tanto recente che gli uomini non hanno ancora imparato a distinguere le prostitute dalle altre donne, ed a comportarsi di conseguenza.

L’autore ammette il suo errore nell’articolo successivo, citando le parole di un’escort che spiega che il cliente che tratta la sua escort come una signora ha un’esperienza migliore; però, secondo me, non è andato al fondo del suo errore.

Il pagamento non sostituisce mai il consenso, nemmeno interagendo con un@ sex worker – da questo punto di vista, non c’è ragione di distinguere i/le sex workers dalle altre persone, e suscitare l’ammirazione di una persona rende più facile “conquistarla” (in altri termini: “farla acconsentire”).

Sviluppare lo “hooker module = modulo meretrice” per riconoscere le sex workers ed interagire con loro in modo distinto, come proponeva Satoshi Kanazawa, sarebbe un vicolo cieco, non un progresso evolutivo – lasciamo che in questo vicolo ci finiscano le persone che disprezzano le sex workers, o le trattano con condiscendenza.

Una cosa che penso influenzi negativamente le reazioni che alcune persone hanno a quello che scrivo è il fatto che io sia ebre@. In questo c’è una forma di pregiudizio di origine cristiana, per cui l’ebraismo avrebbe terminato la sua funzione “pedagogica” di introduzione al cristianesimo con la venuta di Gesù, e da quel momento in avanti può essersi, nel migliore dei casi, solo “fossilizzato”.

Corollario di questo è che, se il cristianesimo si mostra cattivo, l’ebraismo può essere solo peggiore; se la teologia morale cattolica apostolica romana stabilisce che il coniuge che si rifiuta sessualmente all’altro senza valida ragione commette peccato mortale, che mai stabilirà la legge religiosa ebraica?

Contrariamente a quello che molti pensano, la legge religiosa ebraica, anche come la intendono gli ultraortodossi, vieta lo stupro coniugale, da 1500 anni almeno. Quindi ad un uomo ebreo viene insegnato non appena possibile che non deve aspettarsi nemmeno da sua moglie che gli dica per forza di sì – figuriamoci dalle altre, qualsiasi cosa abbia fatto per loro, qualsiasi cifra abbia pagato loro.

Ci sono molte cose fortemente sessiste e criticabili nell’ebraismo, ma pensare che sia tutto per forza così è un pregiudizio – ed anche se ci sono stupratori pure tra gli ebrei (e le ebree), essi non possono accampare la scusa che agiscono come è stato insegnato loro.

Di tanto in tanto le SWERF dicono che gli uomini sex-work positivericorrono ad argomenti degni di uno “stupratore a pagamento”, senza neppure badare al fatto che egli possa essere un sex worker che difende i propri colleghi e le proprie colleghe, come ci si aspetta da qualsiasi professionista.

Penso che sia utile un paio di precisazioni. La prima è che nel sex work(non nel sex trafficking – questo è chiaramente un reato da perseguire con la massima efficacia) il consenso è fondamentale come in tutte le relazioni umane, il pagamento non sostituisce il consenso, ed il mutuo consenso esclude lo stupro, come ho già spiegato.

La seconda cosa è che esistono persone che si eccitano fantasticando su uno stupro – capita anche a molte donne, tant’è vero che i testi di sessuologia si sentono in dovere di avvertire i lettori che subire per davvero uno stupro è traumatizzante, anche in modo molto grave, quindi per una persona avere di queste fantasie non equivale in alcun modo a volerlo subire.

Non è intuitivo il perché ci si ecciti fantasticando su un’esperienza che vissuta dal vero sarebbe traumatizzante, ma un conto è volerlo scoprire con un’indagine scientifica, un altro conto stigmatizzare queste fantasie.

Può capitare che due persone con fantasie di stupro decidano, per il loro mutuo godimento, di inscenarne uno insieme – in virtù del mutuo consenso non ci vedrei niente di male, nemmeno se al consenso si accompagna un pagamento: consiglierei soltanto di stare attenti a non farsi male per davvero, ed i modi per evitarlo sono ben noti a chi pratica il BDSM.

Personalmente, non ho di queste fantasie, e se le avessi non potrei permettermi di metterle in atto, perché sono un autistico tanto maldestro da preferire il digitare al manoscrivere, e non potrei esercitare alcuna forza fisica senza rischiare di fare davvero del male.

Comunque, un noto brocardo dice “Cogitationis poenam nemo patitur = Nessuno è punito per quello che pensa”, quindi, al contrario di chi vuole controllare la sessualità altrui, non vedo motivo per giudicare o reprimere fantasie che non rischiano di trasformarsi in azioni dannose.

 

 

Raffaele Yona Ladu
Ebreo umanista gendervague
Socio di Autistic Self-Advocacy Network
©2020 Il Grande Colibrì

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