Transizione

Transizione
Transizione

Sentirsi donna (oltre i modi di dire)
In un certo senso non mi riconoscevo in questa espressione. Il cambiamento è avvenuto in maniera un po’ simile a quando ci si rende conto che se devi ordinare una capricciosa senza funghi, senza prosciutto, senza carciofi, con l’aggiunta di melanzane e verdure grigliate, forse ha più senso chiamarla un’ortolana.
Sono quelle piccole cose che magari da sole non dicono molto, ma complessivamente dipingono una certa immagine.
Dalle cose più frivole, come preferire Tumblr a La Gazzetta dello Sport, al riconoscere di avere un involontario bias pro-donne, o preferire esprimere femminilità, tralasciando o camuffando le proprie caratteristiche maschili.
Da un lato poi, nei confronti dei maschi mi sono spesso vista emotivamente e personalmente debole, e con degli interessi spesso non in linea (motori, calcio, calendari…).
Con le ragazze ho sempre avuto paura di sembrare il tipico maschio medio che ci prova.
E poi, è un po’ come essere quella brutta. Soprattutto quando avevo i capelli corti.
E poi avercela un po’ con il tipico maschio medio per quell’unico pensiero che ha in testa. Personalmente, dopo avere guardato un bel film insieme e un po’ di preliminari, io sono felice così, finito.
E poi, per come alcuni di loro tendono a comportarsi o a vedere le donne (ma come si dice in questi casi, io non ho niente contro i maschi, io ho tanti amici maschi).
E ancora, la volontà di fermare e invertire la naturale mascolinizzazione del proprio corpo. Personalità a parte, se avessi preferito un’aspetto maschile, non avrei ovviamente iniziato una terapia ormonale.
Detto questo, non voglio delegittimare chi non prova queste cose.
Io per esempio non ho mai giocato con le bambole (ma se per questo, nemmeno con i Power Rangers. LEGO for the win.)

 

“Sii un uomo”
Quante volte ho sentito questa frase. Film, TV, società. Sii un uomo. Un vero uomo dovrebbe […]. Un vero uomo non dovrebbe […].
Alla fine, quasi ti convinci che questa sia la strada che bisogna seguire, anche se ti suona artificiosa e non istintiva.
Sembra poi esserci un certo sdegno per gli uomini (indipendentemente dal loro orientamento o identità di genere) che si prendono cura di se stessi. Tempo fa avevo visto un servizio delle Iene su uomini che fanno attenzione a queste cose. I commenti su Facebook erano qualcosa del genere:

sii un uomo
Vocali minoranze a parte, le donne nei paesi occidentali tendono a preferire mediamente uomini meno mascolini, soprattutto rispetto a quelle nei paesi in via di sviluppo.

Meno testosterone significa meno aggressività, meno ossessione con il sesso, e volti tendenzialmente più carini. Personalmente, tendo anch’io ad avere questa preferenza.

 

Le donne trans mi piacciono, sono gay?
No, sei attratto dalla loro femminilità. Che queste abbiano fatto o no l’operazione può limitare od estendere – non ci si conti troppo… antiandrogeni – lo spazio delle attività sessuali che risulta possibile fare assieme, ma del resto, non chiameremmo “gay” una coppia etero che fa pegging, e non toglieremmo l’appellativo “gay” ad una coppia di uomini che non ha rapporti completi.
Aneddoticamente, quando avevo una presentazione più maschile su Grindr, i ragazzi mi scrivevano, adesso invece è il deserto.
In compenso, sono gli etero a scrivermi su OKCupid (a cui mi ero inizialmente registrata per curiosità come donna, senza specificare il mio stato transgender). Mi ha davvero resa felice vedere che pur non avendo iniziato la terapia (ma pur facendo cherrypicking delle foto che posto), “passavo” per la maggior parte di loro.
All’inizio mi ha resa felice vedere il feedback positivo/messaggi. Poi ti ci abitui e smetti anche di rispondere a chi ti scrive (salvo eccezioni).
Personalmente, più che “passare”, mi importa piacermi. L’attivista LGBT che è in me non è comunque il tipo di persona che vivrebbe discreta e nella segretezza riguardo la sua identità o personalità.

 

Come si fa
Per molto tempo, mi sentivo come se non fossi legittimata a transizionare, pensando di non essere disforica o donna abbastanza.
Scrivere giù due appunti mi ha sicuramente dato fiducia in me stessa.
Quando ero già abbastanza sicura di volerlo fare, ho fatto 2-3 sessioni via Skype con una psicologa. Per poter iniziare la terapia occorre però il parere positivo di uno psichiatra.
Questo è il momento difficile per molte donne trans* che vorrebbero transizionare.
Si può finire con gente che ti fa fare mille sessioni anche se sei già assolutamente convinta. Che non ti prende sul serio se sei lesbica (perché una vera donna è attratta dagli uomini, vero?). Che non ti prende sul serio se non ti vesti nella maniera più stereotipicamente femminile possibile. In gergo si chiama gatekeeping, o ostruzionismo.
La conseguenza è che molte donne iniziano con l’automedicazione (dopotutto, siamo nel 2015, l’Internet e i corrieri esistono). Ovviamente, iniziare con l’aiuto di un endocrinologo sarebbe… tendenzialmente preferibile.
È snervante sapere che mentre il tempo sta passando, il testosterone prosegue la sua opera distruttiva. Negli Stati Uniti esistono le cliniche con consenso informato: so quello che sto facendo, sono cosciente delle conseguenze, sono adulto/a, e voglio continuare.
Informandomi un po’, ho trovato uno psichiatra a Genova conosciuto per non essere ostruzionista. Alla prima sessione, l’ho convinto. È stata una bella e inaspettata sensazione, un po’ come quando a scuola il prof ti interroga e poi d’improvviso ti interrompe dicendo “Ok basta così, vai a posto. 10”.
Poi si fa un esame del sangue dall’endocrinologo per controllare che sia tutto ok, e con la lettera di raccomandazione dello psichiatra, prescrive gli ormoni.
L’hormone replacement therapy (HRT) è per molte (inclusa me) il Santo Graal della transizione. Altre cose che si possono fare sono le sessioni laser per la rimozione dei peli facciali (che sto facendo), ed eventualmente i vari ritocchi che tutte le donne fanno (ok non tutte), e l’operazione per la rettifica dei genitali (che non pianifico di fare, ma può anche darsi che cambierò idea).
In Italia, non si può ottenere il cambio di sesso anagrafico senza l’operazione. Questo crea numerose difficoltà alle donne che non se la sentono/non vogliono farla, e ti lascia come un uomo agli occhi dello stato (sentenze isolate sembrano ultimamente mostrare qualche cambiamento).
Mi ha sorpresa vedere che anche nel mio piccolo, alcune persone che conoscevo mi hanno detto di essersi riconosciute nella mia descrizione.
E insomma, forse fa piacere sapere che qualcuno magari adesso sta pensando: hei ma allora io non sono l’unico/a scemo/a a vedere le cose così.
Liquidare tutto in due frasi “mi sento donna” mi sembrava riduttivo.
Passare ad uno stile di abbigliamento più androgino o lasciare crescere un po’ i capelli non è comunque un commitment impegnativo come una transizione vera e propria. Anch’io ho avuto uno smooth gradient tra mascolinità e femminilità, anche prima di definirmi transgender o genderqueer.

transgender o genderqueer

Può sembrare un po’ strano le prime volte andare nella sezione femminile di un negozio di vestiti, ma dopo tutto, non è che sulle etichette ci sia scritto “Solo per donne”. E poi c’è più scelta di jeans skinny.
Dopo avere iniziato a prendere la decisione, sono andata avanti come una ruspa. Non ho mai detto cose come “ascoltate c’è un inconfessabile segreto che devo dirvi, spero che mi accettiate”. Questo darebbe un’illusione di potere e di controllo ad eventuali omofobi/transfobi. Per me è come se andassero in giro in abiti medioevali ad indignarsi delle eresie e delle modernità del 1400.
Non ho sentimenti di rabbia verso di loro, ma li metto nella stessa categoria degli antivaccinisti, degli omeopati e dei cospirazionisti. Può anche darsi che alcuni siano solo malinformati, ma con altri non c’è ragionamento o argomentazione che tenga.

 

Andrea

 

fonte: shaman.io