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The Flying Tiger è una catena dedicata alla vendita di oggettistica varia. Fondata nel 1995, è parte dello Zebra group.
Chi ne frequenta i negozi, ormai piuttosto diffusi almeno nelle principali province italiane, potrà aver fatto caso a tutta la merce a tema rainbow e LGBTQIA che compare, periodicamente, sugli scaffali della catena.

Dal sito ufficiale del gruppo, leggiamo inoltre che

[…] aims to offer equal opportunities to men and women across its organisation, and it is company policy to promote equal opportunities regardless of gender, ethnicity, race, religion and sexual orientation.

(L’organizzazione mira a offrire pari opportunità a uomini e donne, e la politica aziendale promuove pari opportunità a prescindere da genere, etnia, razza, religione e orientamento sessuale).

The Flying Tiger

In teoria, quindi, The Flying Tiger è molto friendly, ed effettivamente nel punto vendita del centro commerciale Tre Torri di Milano ho fatto una piacevole chiacchierata, tempo fa, su tutti i prodotti esposti per la stagione dei Pride.

Ma sarà che tra la città e la provincia spesso c’è un divario misurabile in anni luce, sarà che chi viene assunto nei negozi non conosce la policy aziendale, il 17 gennaio, nel punto vendita di Pavia, ho avuto una bruttissima esperienza: il personale si è comportato in modo decisamente omofobo (nonché non professionale; ma questo è ovviamente il male minore, data la situazione).

Riporto qui il messaggio che descrive l’accaduto e che ho inviato via messenger alla pagina ufficiale Facebook di The Flying Tiger, nonché al servizio clienti danese (in danese) e a quello italiano.

Questo pomeriggio ho visitato Tiger Pavia (Italy). Al mio ingresso, sono stata allietata dalle sonore imprecazioni di uno dei commessi. Un comportamento non professionale ma niente al confronto di quanto accaduto pochi minuti dopo.
Utilizzando gli altoparlanti del negozio, ha declamato "culo culo culo! culo è chi non lo dice" e 2 delle commesse hanno urlato "culo". Nessuno dei clienti ha aperto bocca. [Nota: in questa parte del Nord Italia, "culo" è utilizzato come termine dispregiativo per indicare gli uomini gay].
In cassa, ho chiesto al commesso chi fosse il membro dello staff che aveva appena usato linguaggio omofobico e questo si è rifiutato di rispondere, anche dopo che avevo descritto l'aspetto del suo collega. Ho quindi chiesto "non ha un nome, allora?" e si è di nuovo rifiutato di rispondere.
Gradirei che simili comportamenti e personaggi venissero fortemente sanzionati dall'azienda che, per quanto io sappia, adotta delle politiche contro la discriminazione.

The Flying Tiger

Dallo staff della pagina FB ho ricevuto la tipica risposta standard sulla linea di “siamo molto spiacenti per l’accaduto e bla e bla”, e mi è stato detto di contattare il servizio clienti, cosa che appunto avevo già fatto.

Ad oggi, il servizio clienti danese mi ha risposto di rivolgermi al servizio clienti italiano, cosa che ho fatto il giorno stesso dell’accaduto. Dopo una settimana, il 25 di gennaio, ho ricevuto quindi una gentile risposta di scuse e rassicurazioni che simili comportamenti non sono in linea con la politica aziendale e che avrebbero provveduto ad approfondire la situazione direttamente col negozio, prendendo i provvedimenti del caso. Nessuna notizia ancora, invece, dall’associazione LGBT di zona, cui ho inviato, di nuovo, il messaggio di cui sopra.

Non resta ora, a noi fan dell’oggettistica low-cost (e non solo), che augurarci che tutti i collaboratori di The Flying Tiger vengano formati al rispetto (almeno apparente), di tutte le persone che entrano in negozio, e che l’omofobia non venga più considerata una forma di goliardia. La risposta che abbiamo ricevuto ci fa ben sperare.

 

Veruska

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