Storie di ordinaria violenza

Storie di ordinaria violenza

In base all’ultimo rapporto dell’Eures – Ansa (l’istituto di statistica europeo), sono 179 i femminicidi commessi nel 2013, un anno che ha registrato la più elevata percentuale di donne vittime di omicidio mai riscontrata in Italia. Nella parte conclusiva della sua indagine, l’Ente sottolinea anche l’inefficacia e l’inadeguatezza della risposta istituzionale alla richiesta d’aiuto delle donne vittime di violenza all’interno della coppia, visto che nel 2013 ben il 51,9% delle future vittime di omicidio (17 in valori assoluti) aveva segnalato/denunciato alle Istituzioni le violenze subite. (fonte: Ansa)

Oggi, 25 novembre 2017, è la giornata nazionale contro la violenza sulle donne e in tutta Italia partirà una campagna per sensibilizzare le persone sull’argomento. Ma quali sono le facce della violenza sulle donne? Non si tratta solo della violenza fisica, che oltre ad essere spregevole è anche visibile. Molte volte, la violenza inizia silenziosamente e crea un senso di terrore e di inadeguatezza. La testimonianza che riportiamo parla proprio di questo, di una violenza psicologica che ti toglie tutto e che porta all’isolamento.

Ritornare a vivere con tua madre a 53 anni non è facile, soprattutto se ci arrivi dopo 10 anni di matrimonio senza avere più un lavoro, soldi sul conto, il sorriso. Ti porti dietro solo la paura, l’umiliazione, le lacrime. Dopo 10 anni Maria (nome di fantasia) torna a casa dalla sua famiglia distrutta, a pezzi. I racconti di Maria iniziano tutti allo stesso modo: “Avevo paura. Ha iniziato subdolamente a farmi dubitare di me stessa, ha iniziato allontanandomi dalle amiche, mi ha fatto lasciare il lavoro. Spendeva i miei soldi; ero arrivata al punto di nasconderli in casa, ma lui li trovava sempre. Urlava, minacciava, non mi ha mai aggredita fisicamente, ma ha distrutto tutto quello che ero.” “Non so che fine abbiano fatto i soldi, probabilmente giocava d’azzardo. Mi ha tolto tutto.”

Il dolore dopo aver trovato il coraggio di lasciarlo è troppo forte. Maria ricade nella depressione, il male oscuro che combatte da sempre. Poi il ricovero, l’autolesionismo e il desiderio di farla finita. Maria inizia così una terapia da uno psichiatra e dopo pochi mesi, due volte a settimana, inizia a incontrare i gruppi di sostegno. Quello del giovedì è il gruppo anti violenza. Maria scopre di non essere sola. Tante, troppe le storie di donne di qualsiasi età e provenienza che vengono sottomesse fisicamente e psicologicamente, costrette a subire abusi di ogni tipo.

La sua odissea non finisce qui. Maria chiede il divorzio ma lui lo nega, così si procede per il divorzio non consensuale. Iniziano gli appostamenti dell’uomo sotto casa, tanto che Maria e sua madre, di 85 anni, hanno paura ad uscire. La sorella e la nipote di Maria la portano dai carabinieri a sporgere denuncia, ma non possono fare niente, non ci sono elementi per accusarlo. Finché un ufficiale dell’arma non decide di andare in fondo a questa storia e trovare il modo di allontanare l’uomo dalla vita di Maria.

Adesso Maria si sta riprendendo. É passato un anno, ma uscire dalla spirale di autodistruzione dove lui l’aveva condotta non è facile. Ci sono giorni in cui ritornano tutte le paure e affrontare la vita è praticamente impossibile.

Storie come questa se ne sentono troppe, Maria forse si è salvata in tempo, tante altre non ce l’hanno fatta. Si legge nel rapporto: le “mani nude” sono il mezzo più ricorrente, 51 vittime, pari al 28,5% dei casi; in particolare le percosse hanno riguardato il 5,6% dei casi, lo strangolamento il 10,6% e il soffocamento per il 12,3%. Inoltre più di 330 donne sono state uccise, dal 2000 al 2014, per aver lasciato il proprio compagno.

 

Caterina Lumia

 

fonte: Pequod Rivista

 

Pequod Rivista

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