Ossitocina, autismo, altruismo

Ossitocina, autismo, altruismo

Il ministro Salvini dovrebbe scegliere meglio le sue fonti d’informazione: una lettura tendenziosa compiuta dal quotidiano “La Verità” di un articolo comparso sulla rivista online Wired, intitolato “Come si possono combattere razzismo e xenofobia con la scienza?”, lo ha indotto a pubblicare questo tweet:

Ministro Salvini

Non c’è bisogno che io smentisca l’esistenza di questo complotto: basta leggersi l’articolo originale per capirlo; ma l’ossitocina ha altre funzioni di cui è utile parlare.
La più nota è l’indurre contrazioni uterine, tant’è vero che viene rilasciata in abbondante quantità durante il parto, e gli ostetrici la somministrano per accelerarlo. Ma essa viene rilasciata anche durante l’orgasmo sessuale e durante l’allattamento: il bimbo che succhia il seno della madre le fa produrre ossitocina, che fa contrarre gli alveoli mammari, inviando così il latte ai capezzoli.
L’ossitocina non ha soltanto effetti “meccanici”: facilita l’attaccamento tra la donna che la produce e chi gliela fa produrre (il partner o il bambino). Negli uomini non favorisce certamente il parto, e che un uomo allatti è possibile ma raro (se accade spontaneamente, ci vuole una visita specialistica), ma anche negli uomini è prodotta durante l’orgasmo e favorisce i legami sociali.

Questo non vale solo per gli adulti – nel 2014 è stato pubblicato l’articolo “Plasma oxytocin concentrations and OXTR polymorphisms predict social impairments in children with and without autism spectrum disorder” (Le concentrazioni plasmatiche di ossitocina e i polimorfismi OXTR predicono menomazioni sociali nei bimbi con e senza il disturbo dello spettro autistico) da cui risulta che la concentrazione di ossitocina nel sangue è un tratto ereditario pressappoco come la statura, e chi ha basse concentrazioni di ossitocina nel sangue si ritrova con grandi difficoltà nella “teoria della mente” (ovvero nell’immaginare quello che gli altri provano e pensano) e nella comunicazione sociale. I portatori di alcune versioni dei geni che codificano il recettore dell’ossitocina (immaginate che l’ossitocina sia un postino ed il recettore un campanello che solo lui può suonare: se il recettore non è fatto bene e perciò non funziona, il postino non può recapitare il messaggio) risultano avere ulteriori gravi menomazioni in questo campo.
Questo problema con l’ossitocina e il suo recettore è indipendente dal fatto che la persona sia nello spettro autistico o meno – questo può spiegare perché l’impaccio nella comunicazione sociale non colpisce tutti gli autistici, e colpisce anche alcuni “allistici” (persone non autistiche).

Nel 2017 è stato tentato un altro studio sul tema, descritto nell’articolo “Intranasal oxytocin treatment for social deficits and biomarkers of response in children with autism” (Trattamento con l’ossitocina intranasale dei deficit sociali, e biomarcatori della risposta nei bambini con autismo); gli autori hanno voluto somministrare uno spray nasale all’ossitocina a dei bambini autistici per vedere se esso migliorava le loro abilità sociali: sembra che i bambini che hanno un più basso livello di ossitocina nel sangue siano quelli che ne traggono più vantaggio.
Una cosa curiosa che si è notata è che i soggetti autistici risultavano suscettibili all’effetto placebo: se lo sperimentatore era convinto che il soggetto prendesse l’ossitocina, il soggetto migliorava un po’ anche se lo spray non la conteneva (il che smentisce il luogo comune secondo cui gli autistici sono insensibili ai sentimenti altrui).

Dagli esperimenti di laboratorio alla medicina venduta in farmacia, con la documentazione che spiega che cosa cura, in quali pazienti, a quali dosi, e con quali effetti collaterali, passano purtroppo anche 15 anni, sempre che altri esperimenti confermino l’efficacia e la sicurezza del trattamento.

Uno studio del 2018 (“Effect of intranasal oxytocin on the core social symptoms of autism spectrum disorder: a randomized clinical trial”; Effetti dell’ossitocina intranasale sui sintomi nucleari del disturbo dello spettro autistico: uno studio clinico randomizzato) fa pensare che invece l’ossitocina sia poco efficace sui sintomi “sociali” dell’autismo, ma riduca invece i comportamenti ripetitivi. Sarebbe comunque una cosa utile, ma questi risultati debbono ora essere riconciliati con gli altri, ovvero occorre capire (magari con nuovi esperimenti) perché in un esperimento l’ossitocina sembra aver curato sintomi diversi che nell’altro. Tutti vogliono farmaci dall’effetto prevedibile, e questo allungherà certamente i tempi.
Si è voluto studiare l’impiego dell’ossitocina anche in altre situazioni; se l’articolo di Wired ha riportato degli esperimenti in cui l’ossitocina (non da sola!) rendeva più generosi verso le persone che NON appartenevano al proprio gruppo sociale, ci sono però degli esperimenti con risultato contrario (riportati in fondo all’articolo “Could intranasal oxytocin be used to enhance relationships? Research imperatives, clinical policy, and ethical considerations”; Si può usare l’ossitocina intranasale per migliorare le relazioni? Imperativi di ricerca, politica clinica, e considerazioni etiche, pubblicato nel 2014), ovvero in cui l’ossitocina stimola sentimenti negativi come l’invidia, la “schadenfreude” (gioia per il male degli altri) e l’etnocentrismo, ovvero il preferire le persone del proprio gruppo sociale alle estranee.
Questi risultati sembrano più coerenti con quelli degli esperimenti (citati nel medesimo articolo) secondo cui l’ossitocina rende meno distruttive le liti tra coniugi e rende meno disposti gli uomini a tradire il coniuge: l’ossitocina non sembra l’ormone dell’accoglienza dell’estraneo, bensì quello della devozione verso chi si ama già.

E come si esprime questa devozione? Uno studio transculturale del 2010 (“Culture, distress, and oxytocin receptor polymorphism (OXTR) interact to influence emotional support seeking”; Cultura, stress, ed il polimorfismo del recettore dell’ossitocina (OXTR) interagiscono per influenzare la ricerca di sostegno emotivo), che confrontava americani e coreani, può essere illuminante.
Ho accennato prima che l’ossitocina (come tutti gli ormoni) ha bisogno di un recettore in ognuna delle cellule che ne devono sentire gli effetti; questi recettori sono geneticamente codificati, e perciò ne possono esistere diverse versioni (codificate da “alleli”) più o meno efficienti.
Gli autori dello studio hanno scoperto che gli americani con l’allele G del gene rs53576 per il recettore dell’ossitocina (OTXR) chiedono più volentieri degli altri sostegno emotivo agli amici quando le cose vanno male; ma i coreani con quell’allele lo chiedono meno volentieri dei loro compatrioti.
La spiegazione data è questa: in America si ritiene giusto che chi soffre chieda conforto agli amici, in Corea è assai disapprovato.
Sembra che le persone con quell’allele seguano più fedelmente le regole sociali (anche quelle controproducenti) sulle interazioni con gli amici delle altre; l’ossitocina non è perciò la pietra filosofale che guarisce i mali sociali: una società fortemente etnocentrica (ispirata al principio “prima gli italiani”) non può diventare una società che si ispira a Levitico 19:34 (“Tratterete lo straniero, che abita fra voi, come chi è nato fra voi; tu lo amerai come te stesso; poiché anche voi foste stranieri nel paese d’Egitto. Io sono il SIGNORE vostro Dio”; Nuova Riveduta) solo grazie all’ossitocina.
Lo stesso autore dell’articolo di Wired, Gilberto Corbellini, avverte che perché l’ossitocina potenzi l’altruismo, esso deve essere già dato come norma sociale, ed io interpreto che si deve insegnare che il proprio gruppo sociale comprende il mondo intero, e allora si diviene altruisti verso l’umanità intera. Questo può avvenire solo con l’esempio (nel breve termine) e con l’educazione (nel lungo termine). Non esistono scorciatoie.

 

Raffaele Yona Ladu

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