L’omertà della valigia. La storia di Leo

Congliang Hu

Congliang Hu è stato chiuso in una valigia dai suoi cinque assassini, e abbandonato nella sua stanza. Hanno usato un cuscino per soffocarlo, mentre in un’altra stanza Andrea Giberti (noto avvocato di Modena e compagno della madre del ragazzo) lavorava al computer. A ritrovare il corpo è stata la madre, allarmata dal compagno ed insospettita dai vestiti alla rinfusa sul letto mentre erano soliti trovarsi, piegati, in quella valigia.

Congliang Hu si faceva chiamare Leo, aveva vent’anni e con uno dei suoi assassini aveva una relazione. Questo era il segreto da tenere nascosto mentre la minaccia di esser rivelato è stato il movente che ha decretato la fine del giovane cinese. L’arma del ricatto che Leo pare avere usato per non essere lasciato erano delle foto esplicite sul cellulare.
Alla spedizione punitiva da Prato e alla morte, fa seguito un’omertà densa da parte di tutta la comunità cinese che le indagini della polizia fanno fatica a penetrare benché i colpevoli, giovanissimi, siano stati tutti arrestati nel giro di un paio di giorni e nonostante l’efferatezza del delitto.
Con le forze dell’ordine, tutti e cinque hanno affermato di non sapere l’italiano e si sono dimostrati assolutamente impassibili di fronte alla tragedia commessa. Anche i loro genitori, tutti operai tessili, non sono stati minimamente collaborativi, trincerandosi dietro le barriere culturali e linguistiche: degli spostamenti dei ragazzi non sapevano nulla, pensavano stessero a Prato.

Il padre di Leo, interrogato, ha raccontato che da tempo non aveva rapporti con il figlio e con l’ex moglie e agli agenti è parso più preoccupato della possibilità di essere rimpatriato che non dell’omicidio visto che, seppur in Italia da diversi anni, è risultato sprovvisto di permesso di soggiorno.

L’avvocato Andrea Speranzoni, legale del compagno della madre del ventenne cinese assassinato dichiara: “Come legale del dottor Andrea Giberti chiedo agli organi di informazione sensibilità e delicatezza per un crimine atroce su cui la Magistratura sta in queste ore indagando e che ha già portato a cinque arresti. La violenza omicida che ha colpito un giovane come Hu Congliang è frutto di una cultura che non mette al centro la persona come valore e che finisce per sottrarre umanità anche a giovani minorenni. È questo un momento di profondo dolore personale per il mio assistito che richiede silenzio”.

Leo doveva sparire, in una valigia assieme al silenzio di una comunità, per un viaggio senza ritorno.
Questa è la punizione per l’omosessualità che rischia di uscire dall’armadio, dalle zone grigie tra ciò che è permesso e ciò che non lo è, e nella cultura cinese dichiararsi apertamente omosessuale comporta il massimo disonore non solo al singolo individuo ma a tutta la sua famiglia. Assolutamente accettabile, pertanto, fare tutto il possibile per preservare la faccia. Un delitto d’onore ancora attuale che calpesta tutto e tutti, la vita di un ventenne e la civiltà di cinque minorenni, con la tacita approvazione di una comunità che tende all’esclusione, strattonata tra il futuro e un passato di strutture patriarcali senza pietà.

 

Benedetta Benci

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