Ok, mi dichiaro! Ma… come?

Ok, mi dichiaro! Ma… come?
Ok, mi dichiaro! Ma… come?

Ci hai riflettuto a lungo, hai parlato con il te stesso allo specchio del bagno mentre fuori tua sorella saltellava su una gamba sola cercando di trattenere la pipì, hai ripetuto il tuo discorso al soffitto di notte, quando non riuscivi a dormire, e finalmente ti sei deciso: faccio coming out.
Bene, bravo, grande!

Sì, ma… da dove si comincia?
Beh, dalla guida, no? La scriviamo per questo! Allora vediamo di fare un po’ una panoramica delle più comuni situazioni che può capitarti di dover affrontare e proviamo a mettere insieme qualche consiglio per superare al meglio quello che ti si para davanti. Coraggio!

Dichiararsi… a chi?
Ogni coming out è una storia a sé. Spesso sentiamo parlare di personaggi famosi che “sono usciti allo scoperto”: significa che hanno appeso ai muri dei manifesti con su scritto il proprio orientamento sessuale e adesso che tutto il mondo ne è a conoscenza non dovranno più tornare sull’argomento. Per noi poveri mortali non è così semplice: dall’armadio non si esce una volta sola, ma decine, centinaia di volte. A meno che tu non voglia organizzare una grande festa, riunire i tuoi familiari, amici, parenti e colleghi di lavoro e dare l’annuncio al brindisi (ehi, sarebbe seriamente un’idea grandiosa!), ti toccherà fare coming out parecchie volte. Con alcune persone sarà come bere un bicchier d’acqua, con altri come buttar giù un bicchiere di olio di ricino. Allora, da chi cominciare?
Il trucchetto è semplice e scontato: inizia dai coming out più semplici. Forse adesso sei così determinato e convinto del tuo proposito di dichiararti che vorresti saltare subito al big boss (di solito, i genitori) ma credimi, non è una buona idea. L’alternativa più prudente è avere prima dalla tua parte qualcuno su cui sei assolutamente certo di poter contare e da cui ti senti compreso, di solito si tratta dei migliori amici o di fratelli e sorelle, in modo da non essere solo quando la tempesta si scatenerà.
Perché, anche se questo non deve assolutamente scoraggiarti, nel 99% dei casi la tempesta ci sarà, e sarà di quelle con tuoni e fulmini. Niente che tu non possa superare, anzi, forse quello del coming out con la tua famiglia sarà tra i tuoi ricordi più preziosi e intensi un giorno, ma sul momento potresti dovertela vedere con qualche brutto quarto d’ora ed è bene che tu abbia qualcuno pronto ad abbracciarti e a farti coraggio.
Quindi il primo consiglio è: affronta i tuoi coming out in ordine crescente di difficoltà.

Come posso affrontare il discorso?
Ah, i nostri bei discorsi da coming out. Chi non se ne è preparato uno? Ripassi le battute nella mente, comprese le reazioni del tuo interlocutore, e ti senti pronto ad entrare in scena. Peccato che di solito nella realtà le cose non vadano mai come le avevamo programmate. Vediamo quali possono essere i modi meno traumatici per parlare del tuo orientamento sessuale.

• Sonda prima il terreno: Al giorno d’oggi, fortunatamente, di tematiche lgbt+ si parla abbastanza. Quindi non suonerà strano o sospetto se provi a portare la conversazione su argomenti simili, magari cercando di capire quali sono le opinioni del tuo interlocutore riguardo al riconoscimento delle coppie gay. Fai attenzione però a non prendere per oro colato tutto ciò che esce dalla sua bocca: non sempre le persone sono coerenti. Può darsi che il tuo interlocutore abbia idee favorevoli ed aperte sui matrimoni gay, ad esempio, ma che resti seriamente scioccato quando scoprirà che sei tu ad essere omosessuale (questo può succedere soprattutto nel caso di un genitore) o, al contrario, una persona che è perlopiù indifferente o persino ostile nei confronti della comunità lgbt+ potrà trasformarsi in un fermo sostenitore dei nostri diritti quando saprà che il problema tocca da vicino un suo parente o amico. Non si tratta di ipocrisia, semplicemente quando la questione diventa personale si è portati a riflettere in maniera più profonda. In generale, quindi, prova a dirottare il discorso verso questi temi soltanto per avere un’indicazione di quali siano le idee della persona con cui intendi dichiararti, ma non giudicarla a priori per quel che ti dirà. Certo, se la persona con cui vuoi fare coming out si dichiara un fervente ammiratore delle politiche antigay dello stato dell’Indiana, forse la tua uscita dall’armadio potrebbe presentare qualche difficoltà.

• Cerca di far nascere dei sospetti: Questa può essere una buona mossa. Se decidi di dichiararti dalla sera alla mattina, di sicuro non hai il tempo di preparare il terreno ai tuoi amici o familiari e farli avvicinare poco a poco alla verità, e in tal caso dovrai decisamente far stampare una maglietta con su scritto “Sono gay” per risolvere la questione in fretta. Ma se invece hai voglia di rifletterci un po’ di più e ci tieni a rendere meno traumatico il coming out ai tuoi familiari, allora puoi iniziare gradualmente a farli insospettire. Non ti sto consigliando di ridipingere le pareti della tua stanza in toni arcobaleno, ma potresti magari cominciare parlando loro di un tuo amico gay o di un attore famoso che si è recentemente dichiarato, oppure chiedendo ai tuoi genitori come credono che reagirebbero se scoprissero di avere un figlio omosessuale. Un altro suggerimento potrebbe essere quello di lasciare questa guida in giro per casa o sul tavolo della cucina o di informare i tuoi amici o familiari che hai intenzione di prendere parte a una manifestazione per l’uguaglianza dei diritti. Mostra insomma che sei sensibile al tema. Con un po’ di fortuna, chi ha buone orecchie intenderà e tu potrai dichiararti in maniera più soft, o forse persino lasciarlo capire poco a poco senza necessità di affermarlo esplicitamente.

• Non lasciar cadere le imbeccate: Capita di frequente che amici o familiari intuiscano qualcosa riguardo all’orientamento sessuale di una persona cara, che tu stia cercando di farli insospettire oppure no. Magari hanno notato che in venticinque anni non hai mai portato a casa una persona del sesso opposto? Forse si ricordano di quel poster gigante di Madonna che tenevi in camera da adolescente? Ti hanno sorpresa a guardare una puntata di L Word? Hai rilasciato ai tuoi amici dichiarazioni inopportune mentre eri in stato di ebbrezza? Insomma, per quanto uno si chiuda nell’armadio, c’è sempre qualcuno che guarda dalla serratura. Se i tuoi familiari o amici provano a darti un’imbeccata, facendoti domande più o meno dirette, non lasciarle cadere. So quanto è difficile: immaginiamo che il coming out debba avvenire ad opera nostra, nel momento in cui noi ci sentiamo pronti a farlo, ma a volte dimentichiamo che anche i nostri interlocutori devono essere pronti a riceverlo. Perciò, se tua mamma ti chiede timidamente se provi interesse verso le persone del tuo stesso sesso o il tuo migliore amico ti domanda se c’è qualcosa che dovrebbe sapere, non ignorare o svincolare. Sta facendo uno sforzo considerevole e, prendendo l’iniziativa, sta risparmiando a te una bella faticaccia. Perciò prendi un bel respiro, sorridi e rispondi di sì.

• Fai attenzione alle parole che usi: Quando ci accingiamo a dare una notizia importante, il modo di comunicarla è fondamentale. Alcune parole spaventano più di altre, soprattutto se parli con persone di un’altra generazione o che hanno una visione del mondo un po’ diversa dalla tua. La tua intenzione è quella di gettare un ponte che possa aiutare il tuo interlocutore a venirti incontro, ed è molto difficile farlo se utilizzi un linguaggio che non appartiene ai tuoi amici o familiari, per ovvi motivi meno interessati e informati sulla realtà queer di quanto lo sia tu. Le persone a cui ti dichiari avranno tutto il tempo, in seguito, di conoscere meglio le sfumature della comunità lgbt+ (magari anche grazie a questa guida!) ma in un primo momento quello di cui hanno bisogno è capire quel che stai cercando di dire.
Per esempio, invece di esordire con un: “Sono omosessuale”, potrebbe essere più soft cominciare con un: “Mi piacciono i ragazzi/le ragazze” oppure “Mi sono innamorato di un ragazzo/una ragazza.” Ricorda che per persone dell’età dei tuoi genitori o dei tuoi nonni parole come “omosessuale” o ancor peggio “bisessuale”, “transessuale” sono associate a qualcosa di negativo. I tuoi potrebbero aver sentito parlare di omosessualità soltanto in termini dispregiativi, in relazione all’AIDS, alla promiscuità e alle droghe. Avrai modo di far capire loro che non si tratta di questo, ma tanto per cominciare può essere utile porre l’accento suoi tuoi sentimenti, piuttosto che sulla tua sessualità. Dire a qualcuno: “Anche se ho il corpo di un uomo, io mi sono sempre sentita una donna” (o viceversa) ha un impatto un po’ meno duro di “Sono transessuale”. Aiuta l’altra persona a mettersi nei tuoi panni, a capire quello che provi, a renderlo meno astratto e lontano da loro. Queste sfumature possono sembrarti cose di poco conto, ma hanno un grande effetto su chi riceve la notizia.
Se non te la senti di affrontare il discorso a voce, perché non provi a scrivere una lettera? Alla fine della guida troverai un esempio.

(continua in una seconda parte)

 

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