Meglio nero che gay

Meglio nero che gay

Preferirei essere nero piuttosto che gay, perché se sei nero non lo devi dire a tua madre!

Un’attenta e spudorata ricerca su Google fatta appena prima di scrivere questo pezzo, mi ha spiegato che questa famosissima battuta, forse al limite del politicamente corretto, è di Charles Pierce.
Se Pierce fosse vivo ai giorni nostri (la stessa ricerca me lo dà morto nel 1999), avrebbe aggiunto che “se sei asessuale, non solo lo devi dire a tua madre, ma le devi anche spiegare cosa significhi”.

Quando si è iniziato a parlare di asessualità, io avevo passato abbondantemente i 30. Ho pensato, quindi, che non fosse il caso di dire a mio padre come stessero veramente le cose. Insomma: cosa risolvo? Non debbo giustificare nessuno stile di vita un po’ fuori dagli schemi, non ho un compagno con il quale voglio andare a vivere, non ho il “fuoco” dei 20 anni per qualsiasi novità, perché scombussolare un uomo di quasi 80 anni?
Non voglio neanche usare il termine coming out, perché non ho nessun “ripostiglio” dal quale “uscire”. E perché riguarda altri, altre esperienze che rispetto ed è un termine del quale non mi voglio appropriare.

Il problema è: cosa dici a casa? Alle cene di Natale, ai pranzi di Pasqua? In quelle straordinarie occasione di riunione familiare che sono i post-funerale? Cosa dici alla zia, presente in ogni famiglia, che ha una scarsa attitudine con gli affari propri?
“Allora? Hai 30 anni, quando ti sposi? I tuoi cugini sono tutti sposati…” Suppongo che nessuno, in lettura, abbia mai avuto questa esperienza…
Cosa fai? Nessuno sa cos’è un asessuale, e non mi ci vedo, durante il pranzo di Natale con il nonno che dorme, lo zio ciucco che fissa le bottiglie e le altre zie che bestemmiano perché hanno portato abbastanza dolci da far prendere il diabete alla provincia di Cuneo e la loro preoccupazione è che nessuno li mangia, mettermi a spiegare cosa sia l’attrazione sessuale, cosa è l’attrazione romantica, che sono due cose diverse, che può esistere una e non l’altra eccetera. Tanto la zia non capisce, lo zio è alla terza bottiglia, il nonno alla quarta gomitata perché russa. Gli altri litigano sui dolci. E io non ho umanamente voglia di intraprendere il discorso davanti a questo pubblico del quale mi allarmo di condividere il DNA.
Dipende anche dalla famiglia, la mia è una famiglia “semplice” che vive in provincia, come il 90% di questo Paese. Certo che se sei figlio di un sessuologo luminare, è un altro problema.
Ma i miei pranzi in famiglia prevedevano lo zio ubriaco e il nonno che dormiva (ubriaco pure lui, d’ordinanza).

In realtà, a casa, l’ho dovuto dire. Mio padre, che aveva già la sua età, deve aver captato qualcosa su un mio presunto attivismo in materia. La prima cosa che ha pensato era che fossi gay. E questo lo terrorizzava. Il suo unico figlio maschio, gay? Cosa avrebbe detto agli amici?
Quindi, si avvicinò a me, un giorno, e con un’elaborata parafrasi, ben attento a cercare di non ferirmi mi chiese, con una certa discrezione: “fica? Ancora nulla?”
Alcuni amici che hanno studiato mi hanno detto che questa è una sineddoche, e che lui intendesse con il nome volgare dell’organo riproduttivo femminile, la donna nella sua interezza. Bisogna anche aggiungere che usando questa sineddoche, forse mio padre non ha, della donna nella sua interezza, una grossa considerazione.
Per un attimo avrei voluto dirgli di essere gay. Senza offesa per nessuno, solo per vedere che faccia avrebbe fatto. Poi, un po’ per rispetto per i gay, un po’ per evitare che un uomo di 75 anni passati avesse un infarto che mi avrebbe turbato il sonno per il resto dei miei giorni, ho desistito, e gli ho spiegato il tutto.
Il risultato fu uno sguardo vuoto, tipico di chi non ha afferrato bene alcune parti del discorso, tipo la maggior parte delle parole.
Poi, dopo un po’ “mah – dice, quasi deluso che fossi solo quello, chissà cosa si immaginava – se fossi stato finocchio almeno, qualcosa, lo avresti fatto”.
Ma ancora non ha capito niente. E ogni tanto se ne esce con quella sineddoche.
Dopo tutto, per me, fu una cosa abbastanza semplice: cosa poteva fare mio padre? Cacciarmi di casa? Abitavo da solo da più di 10 anni. Togliermi i soldi? Lavoravo. Non invitarmi a Natale? Magari.

Purtroppo, non sempre finisce in una risata.
Nella nostra esperienza come gruppo, poi, non sono mancate reazioni esagerate, come figli mandati di corsa dallo psicologo per guarire, ragazzi indirizzati verso gentili esercenti di un antico mestiere affinché vedessero cos’era una donna, e, purtroppo, non sono mancati racconti di stupri correttivi, e dottori che hanno curato l’asessualità con gli psicofarmaci.
Il problema è di fondo, e, come sempre, è soprattutto di informazione. Ma, in questo caso, di informazione anche dell’asessuale stesso.

Non voglio fare il solito, odioso, confronto con gli omosessuali, ma alcune parti dell’esperienza sono indiscutibilmente in comune.
Da un lato, tutti sanno cosa è un gay o cosa è una lesbica, ormai, o meglio, credono di saperlo. Possono accettarti o no, ma più o meno conoscono l’argomento. Lo puoi anche dire, veramente, alla zia impicciona e allo zio ubriaco durante il pranzo di Natale.
Se si parla di asessualità, si parla di qualcosa di ancora completamente sconosciuto o conosciuto proprio tanto male.
Se posso dare un consiglio a un asessuale che volesse rivelare il suo orientamento è quello di sapere molto bene di cosa sta parlando. Documentarsi è essenziale, perché ci si può trovare di fronte alla più completa ignoranza in materia. Oggi, grazie alla Rete, si può facilmente accedere ad un’enormità di informazioni, ma c’è anche un sacco di informazione sbagliata o distorta, ed una strana legge statistica vuole che i genitori finiscano sempre in quelle pagine lì. Nel dubbio, il gruppo Facebook (link) è lì anche per rispondere alle domande. Se poi è possibile meglio andare di persona ai raduni. Può far meglio toccare con mano quella che è la realtà asex e quelle che sono le esperienze degli altri.
La fretta, specialmente se si vive con queste persone (familiari ma anche colleghi di lavoro) non aiuta. Si deve essere sempre in grado di rispondere a qualsiasi appunto fatto, e si deve sempre conoscere l’esperienza degli altri per capire quelle che possono essere le dinamiche delle reazioni delle altre persone.
Quindi, non basta spiegarlo a tua madre, ma lo devi anche saper spiegare bene!

 

Zilraag

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