Skip to main content

La maternità è sempre, eternamente pubblica.

In periodo di isolamento da coronavirus questa frase può suonare stonata. L’ho ritrovata quando la routine lavorativa scandiva ancora le mie giornate, in un libro che creava per me un tempo parallelo durante il tragitto casa-lavoro, in quella fase della mattina che chiamerei di “dormiveglia lavorativa”, tipica di chi va al lavoro con i mezzi pubblici: non sei a casa, non sei al lavoro e puoi pensare.

Leggendo, vivevo un tempo che mi rapiva dai mezzi affollati e mi portava altrove. Trovavo uno spazio solo mio, particolarmente ricettivo e carico di energia, che aveva l’effetto potentissimo di ri-centrarmi e puntellarmi il cervello di spunti-post-it. Poi è arrivato il restiamo-a-casa e magicamente ho avuto tempo: una distesa soleggiata di tempo libero davanti a me, senza l’impiccio di sveglie, orari e altro da fare, libero da quel ritardo cronico che ultimamente mi obbligava a rincorrere le cose, sempre troppe e ingombranti.

Ho letto che “la maternità è sempre, eternamente, pubblica”, e ho pensato che sarebbe stata una chiave di lettura importante per le donne, in ogni tempo e a prescindere dall’isolamento . Oso scrivere che è “sottoposta a scrutinio nello spazio pubblico”, estendendo anche alle donne-madri ciò che ne Il re nudo, l@ autric@ descrivono come esperienza dei corpi femminili (e in generale di tutto ciò che non è maschilità bianca).

Il tempo magico del dormiveglia lavorativo, in questo periodo di reclusione lo ritrovo sotto il sole mattutino, penna alla mano e un occhio al gatto che tenta la fuga, curioso del mondo fuori. Ecco cosa vorrei dire alle donne che si preparano alla nascita: Preparati a questo scrutinio nello spazio pubblico, che potrà anche risultarti invadente, fastidioso, sfacciato. Aspettati sguardi complici e sorridenti, consigli non richiesti, conclusioni affrettate di chi pensa di sapere come ti senti. Potresti anche sentirti esposta a un confronto continuo, chiamata a confermare quei sorrisi, mostrando sempre una piena felicità, che potrebbe essere lontanissima da ciò che senti tu, in quel momento.

Già, perché il tuo umore cambia durante la giornata e nel tempo, ed è normale che sia così, anche se la tua vita ti soddisfa, ti senti appagata, realizzata e felice dell’avventura genitoriale che stai vivendo. Il tuo stato d’animo è sensibile alle giornate no e alla fatica, ma dalle madri ci si aspetta una reazione infinita e sempre visibile, di piena beatitudine e disponibilità. Metti in conto tutto questo, ma metti in conto anche, e ricorda, che la maternità è una relazione, come tutto ciò che coinvolge un confronto/rapporto tra persone, e come tale è fatta anche di rabbia, sconforto, fatica, insofferenza.

Quando avrai voltato pagina e sarai tu+ tu@ figli@ nella vostra famiglia, datti tempo per orientarti in un’esperienza nuova e trovare la tua dimensione; dai spazio a quello che senti e concediti di non ricambiare quel sorriso, argina ciò che viene da fuori e ti fa sentire inadeguata, sbagliata.

Abbandona l’illusione che tu e l@ tu@ bambin@ siate perfett@: nessuno lo è. Ogni persona è se stessa, con i propri limiti e punti di forza. Trova i tuoi, chiediti cosa ti piace di questa nuova avventura e cosa no, cosa vorresti cambiare e cosa ti farebbe stare meglio.

 

Silvia Osimo

(Tamar Hager, Making sense of an untold story. In Orna Donath, Pentirsi di essere madre, Bollati- Boringhieri Torino 2017; Il re nudo. Per un archivio di drag king in Italia, a cura di Michela Baldo, Rachele Borghi, Olivia Fiorilli, ETS Pisa 2014)

Leave a Reply