Le mie terapie ripative

terapie riparative

Caro lettore, ti ho accennato già alle terapie riparative che mi sono mortificatamente convinta a fare. Oggi voglio parlartene.

Mi ha seguito una psicologa, prima via mail, quando vivevo a Barcellona, e, dopo che sono tornata in Italia, anche faccia a faccia. L’assurdità totale!! Andavo fino in un paesino sperduto in mezzo ai campi di granturco, guidando per chilometri per parlare con questa donna.

È stata lei la causa della mia rottura con Marianna: me ne stavo sempre lì al computer a scrivere dei problemi miei e della nostra coppia, invece di andare di là in cucina a parlarne con la diretta interessata, per cercare di risolverli insieme.
Era il periodo in cui vivevo in Spagna. La psicologa mi scriveva che volevo essere come Marianna, che per questo stavo con lei e per questo mi sentivo così insicura nella nostra relazione. Purtroppo l’ho ascoltata e mi ha convinta. Solo adesso mi rendo conto che ero insicura semplicemente perché era la prima volta in assoluto che avevo trovato qualcuno che mi corrispondesse, qualcuno di cui mi ero letteralmente innamorata e che mi amava. E questo qualcuno era una donna! Finalmente sono riuscita a capirlo!!!

Avevo passato troppo tempo arrovellandomi nei sensi di colpa per sentire davvero di meritarmi tutto quello che mi stava succedendo. In più, Marianna era catalana, cresciuta in una famiglia di mentalità aperta. Voleva sinceramente sposarmi e avere un bambino insieme.
Diciamo che eravamo proprio in due situazioni diverse: lei era lanciatissima ed io spaventatissima!

Quando me l’ha chiesto le ho detto che era impazzita e che io mai avrei fatto una cosa del genere e che per me la famiglia e il matrimonio erano e sarebbero sempre stati solo con un uomo. Scrashhh! Da quel giorno aumentarono sempre più i dubbi per entrambe. Litigavamo, le dicevo che non l’amavo, la facevo piangere e me ne uscivo di casa la notte a fare cosa non si sa.
Mi son fatta beccare una volta dai suoi amici mentre mi baciavo con uno sconosciuto, contro il muro di una discoteca attaccata a casa nostra. E li ho anche salutati come se niente fosse, come se non mi rendessi nemmeno conto del mio comportamento!!
Cose così ne ho fatte parecchie. Anche con Sabrina e Jon, in seguito.

Torniamo alla psicologa.
Un giorno, finalmente, mi venne in mente di chiederle faccia a faccia «ma lei cosa pensa dell’omosessualità?». All’inizio fu il silenzio, poi mi dice che mi avrebbe risposto la volta seguente e la volta seguente mi ha portato una bella poesia del c***o e si è messa a leggermela. Questa è stata la sua risposta alla mia domanda. Quanto mi fa arrabbiare adesso tutto questo non ve lo immaginate! Quei versi recitavano qualcosa del tipo: «l’omosessualità femminile è una forma morbosa ed infantile della donna, che, ancora legata affettivamente in modo convulso alla madre, non riesce a crescere e vivere la sua sessualità con un uomo come una vera donna dovrebbe saper fare».
E sì! Finalmente l’ho salutata per l’ultima volta sta psicologa! Comunque lei ci ha tenuto a mandarmi una sua bella mail di auguri, in cui sottolineava che prima o poi sarei dovuta tornare da lei perché così non ce l’avrei fatta.
Come ho fatto ad essere così scema da andarci per tutti quegli anni da una così!?

Questa psicologa era riuscita a rovinare anche il mio rapporto con Sabrina. Mi aveva espressamente proibito di rivederla: «non ti fa bene vedere questa persona!». Sabrina è l’ultima “fortunata”, l’ultimo oggetto del mio desiderio di ragazza perennemente confusa. Anche mio fratello mi aveva consigliato di non vederla più. Mi aveva detto «vedrai col tempo tutto passa». È gay anche lui. E anche lui ha difficoltà a vivere il suo orientamento.
L’unico fatto, che fino ad ora vi ho omesso, che potrebbe giustificare il consiglio di mio fratello è che, nonostante tutto questo casino, io sono anche fidanzata con Jon da ben 7 anni. Ebbene sì…con un uomo. Sabrina la conosco da poco prima: 7 anni e mezzo.
L’ho sempre più o meno tradito, lui lo sà e gli va bene. È a me che forse non va più bene.
Anche Sabrina sa tutto di me e Jon.

Lui rappresenta un futuro sicuro. Gli voglio molto bene, lo amo, ma dentro di me sento che non siamo felici, nessuno dei due. Forse lui ancora non se ne rende conto. Ha una grande difficoltà ad ascoltarsi, preferisce tenersi occupato con mille cose piuttosto che pensare a questo. Entrambi abbiamo paura di qualcosa. E io certo non vorrei perderlo, ma ancora meno vorrei rovinare la vita di entrambi.

Sabrina l’avevo conosciuta quando dopo il rientro imprevisto da Barcellona, me ne sono scappata di nuovo da casa dei miei. Non riuscivo più a sottostare ai loro ritmi. Ho vissuto per due anni sul Lago di Garda, tra Sirmione, Desenzano e Padenghe.
Quando ho conosciuto Sabrina, abbiamo subito fatto l’amore e sono stata proprio io a creare la situazione quella sera. Ed ero sempre io ad essere scappata la mattina seguente, vedendola lì, addormentata, con i suoi ciuffi di capelli rosa. Sono scappata anche dalle sue proposte di nuovi possibili appuntamenti. Però, col tempo, siamo diventate amiche e lo siamo rimaste fino all’ultima batosta che le ho riservato di recente.
Abbiamo fatto ancora l’amore insieme negli anni. Mi ricordo quando sono andata a cercarla a Milano il giorno stesso in cui avrei poi firmato il contratto di convivenza con Jon nella nostra nuova casa. Ci sono parecchi altri episodi così. Mi sento in colpa adesso per averla trattata in questo modo, e per averla forse persa del tutto.

Ecco perché scrivo. Cerco di redimermi, cerco di fare qualcosa che mi faccia sentire meno male con me stessa. E poi c’è sempre Jon che più gli dico che vorrei lasciarlo e più mi dice che lui mi ama così come sono e che vuole che stiamo insieme perché ci troviamo bene e siamo simili.
Ed io lascio ancora il comando della mia vita agli altri per paura di ferirlo. O per paura che lui abbia veramente ragione quando dice che non troverò mai più nessuno che mi ama quanto mi ama lui.

Alice

 

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