La Corte Suprema di Cassazione italiana ha commesso un errore stabilendo che si possono obbligare i bambini a mangiare il cibo della mensa scolastica, ed argomentando che consentire il contrario comporterebbe una “possibile violazione dei principi di uguaglianza e di non discriminazione in base alle condizioni economiche, oltre che al diritto alla salute, tenuto conto dei rischi igienico-sanitari di una refezione individuale e non controllata”, e rigettando il paragone, che pure mi parrebbe più che ovvio, con la scelta di non avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica per i propri figli.
Credo che qui la Cassazione abbia confuso l’eguaglianza con l’uniformità, abbia inferto un duro colpo al principio di libertà religiosa (in pratica, ha dichiarato che è più importante l’organizzazione delle mense scolastiche del rispetto della religione dei genitori e degli alunni, che può prescrivere di astenersi da cibi molto comuni nella gastronomia italiana, oppure che siano prodotti o preparati in modo speciale), ha dimostrato suo malgrado quanto è importante una prospettiva intersezionale (infatti i genitori ricchi possono semplicemente trasferire i loro figli in una scuola privata che fornisce loro il menu che preferiscono; quelli poveri non lo possono fare – ed il problema del costo che impone appartenere ad una minoranza religiosa non è solo italiano: leggete quest’articolo), ed ha pure insultato i genitori che vogliono dare ai figli il cibo preparato da loro insinuando che forse non conoscono le norme igieniche e nutrizionali più elementari.
Mia madre buonanima non lo avrebbe tollerato, mia moglie meno che mai – ed in ogni caso sono secoli di studi di storia delle religioni gettati nella latrina, in quanto uno dei motivi per cui la Bibbia ebraica vieta di mangiare molti cibi è il risparmiare agli ebrei il contatto con alimenti facilmente infetti.
Vi posso citare il sito di un veterinario che, per la delizia dei cultori della dieta BARF, ha elencato quali tipi di carne possono essere consumati crudi da cani e gatti, previo congelamento lungo fino a quattro settimane, in modo da sterminare i parassiti eventualmente presenti (i veterinari controllano le carni prima della vendita, ma ci può sempre essere una svista, e molti maiali in continente e Sardegna sono allevati e consumati in casa senza controlli), e risultano proprio le carni suine ed equine, considerate “treif = non kasher” dalla Bibbia ebraica, quelle che possono contenere i parassiti più pericolosi, anche per gli umani, e diffida umani ed animali dal consumare carne suina cruda (anche a causa del virus del morbo di Aujezky, o pseudorabbia, a cui gli umani sembrano immuni, ma è mortale per cani e gatti).
Inoltre, ci sono molte persone che non possono mangiare certi cibi per motivi di salute. Si parte dal nefropatico che deve evitare il sodio ed il fosforo, limitare le proteine, e razionare pure l’acqua, si continua con il diabetico che deve stare attento ai carboidrati, si prosegue con l’allergico che può rischiare la vita se ci sono tracce del suo allergene nel cibo, si va avanti con chi non tollera il glutine, e dopo tante tappe intermedie si giunge alle persone autistiche.
Non è il mio caso (mangio tutto, anche il cibo “treif = non kasher”), ma molte persone autistiche hanno una sensibilità particolare agli odori, ai sapori, e perfino alla grana dei cibi dentro la bocca, e costringerle a mangiare cibo che non gradiscono è una battaglia persa, che può provocare furiosi scoppi di rabbia (detti anche meltdown). Questo tipo di intolleranza spesso induce le persone autistiche a nutrirsi in modo sbilanciato, ma credo che tocchi ai medici che le seguono stabilire una dieta adeguata a loro malgrado le loro intolleranze sensoriali (e che può imporre ai genitori di preparare il pasto di mezzogiorno ai figli), non costringerle a mangiare “quello che passa il convento”.
Uno può pensare: “I genitori presentano un certificato medico, e la scuola dispensa il loro figlio dal cibo della mensa”; purtroppo, l’autismo, specialmente nelle forme lievi, non si diagnostica facilmente (avevo 54 anni quando mi hanno diagnosticato), ed è invece molto facile scambiare un bambino sensorialmente intollerante al cibo propostogli con un bambino viziato – lo fanno anche molti genitori ignari, e figuriamoci quanti insegnanti e compagni di scuola non approfitteranno di questo brano della sentenza: “L’istituzione scolastica non è un luogo dove si esercitano liberamente i diritti individuali degli alunni né il rapporto con l’utenza è connotato in termini meramente negoziali, ma piuttosto è un luogo dove lo sviluppo della personalità dei singoli alunni e la valorizzazione delle diversità individuali devono realizzarsi nei limiti di compatibilità con gli interessi degli altri alunni e della comunità” per bullizzare il malcapitato, già reo di “non fare gruppo”. Si deve poter sfuggire alla tortura della mensa anche senza diagnosi medica.
E chi segue una religione che aggiunge alle preoccupazioni igieniche divieti rituali contro alcuni cibi dovrà meditare se ricorrere alla Corte Europea dei Diritti Umani per rimettere le cose a posto – sperando che la sua Gran Camera non ripeta l’errore fatto con il crocefisso.
Infine, un tribunale non deve emettere sentenze che rinfocolano le controversie anziché risolverle – e questo ha fatto la Cassazione. Merita uno zero.
Raffaele Yona Ladu
Ebreo umanista gendervague
Socio di Autistic Self-Advocacy Network
©2019 Il Grande Colibrì
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