La “teoria gender” non esiste e non sarà insegnata nelle scuole italiane

La “teoria gender” non esiste e non sarà insegnata nelle scuole italiane
La “teoria gender” non esiste e non sarà insegnata nelle scuole italiane

“Vogliono insegnare ai bimbi riguardo l’omosessualità… in teoria verrà insegnato che non si nasce femmina o maschio ma si può scegliere!! Assurdo!!! In senato è passato ieri il DDL sulla scuola con obbligatoria l’educazione gender. Manca ancora però il passaggio alla camera. Passa parola. Manda mail alla ministra Giannini: “Sono contraria al DDL sulla scuola in quanto contiene l’educazione gender obbligatoria e ne chiedo il ritiro immediato”. stefania.giannini@senato.it Facciamo girare. Ognuno lo inoltri ad almeno 5 contatti e raggiungiamo entro oggi un milione di adesioni! Facciamoci Forza!!”.

La scorsa settimana ho ricevuto questo appello dalla mamma di una compagna di scuola di mio figlio. Naturalmente ho risposto cercando di spiegare quanto potesse essere falsa certa informazione. A parte che la riforma della scuola 2015 è ufficialmente in vigore dal 15 luglio scorso con la pubblicazione del testo nella Gazzetta della Repubblica ed è già in corso di effettività secondo le disposizioni contenute nella legge approvata. La disinformazione fondamentale sta nel contenuto: la teoria gender non esiste. Provate a cercarla, a trovarne l’origine o a studiarne i contenuti. La teoria gender esiste solo nei testi che attaccano la teoria gender, a meno che non torniamo a fine anni ’60 con Harold Garfinkel e il suo scritto Studies in Ethnomethodology. Insomma come se un nemico esistesse solo nelle parole di chi lo combatte ma non nella realtà!

Per chi voglia prendersi la briga di leggere il testo della legge 13 luglio 2015, n.107, il termine genere compare solo all’articolo 16:
“Il piano triennale dell’offerta formativa assicura l’attuazione dei principi di pari opportunità promuovendo nelle scuole di ogni ordine e grado l’educazione alla parità dei sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni”.
Vale a dire che al posto di combattere le discriminazioni, il bullismo e le violenze di genere ex post, si lavora sull’educazione e la cultura delle future generazioni. Tutti pronti a condannare le violenze sulle donne e il femminicidio. Allora perché essere contrari all’insegnamento a scuola delle diversità e allo stesso tempo del diritto alle pari opportunità. Quello che si prospetta non è l’educazione sessuale (che peraltro non sarebbe poi una cosa negativa, ai miei tempi in quinta elementare ci fecero delle lezioni sperimentali con un medico), ma un’educazione di genere. E non solo: di diversity intesa nel senso anglosassone, che va dalla razza, alla lingua, all’origine, alla classe sociale, etc. Un grande passo avanti a mio avviso.

Il problema è l’interpretazione della locuzione “questione di genere”. A livello europeo quando si parla di questo tema, si intende la disparità che ancora esiste tra uomini e donne nell’accesso alla sanità, all’educazione, al mondo del lavoro, a una retribuzione paritaria, alla rappresentanza politica e istituzionale. Questioni, insomma, in cui la sessualità non ha alcun attinenza. I detrattori della riforma hanno invece inteso la questione di genere, nell’accezione della filosofa americana e femminista Judith Butler, autrice del libro “Questione di genere” appunto (Laterza, 2013). In questo volume l’autrice propone, in modo provocatorio, una nuova modalità di pensiero del genere, della sessualità, del corpo e del linguaggio. Butler afferma che “il sesso non è una causa originaria, per cui vale la regola nel dire che se si è di un sesso non lo si è di un altro, ma va inteso come effetto di un processo storico in cui l’identità si costruisce”. Ma né l’Ue né il governo italiano credo si rifacciano a Butler, quanto piuttosto alla tradizionale accezione di questione di genere. Per avere un esempio pratico di quali siano i temi, basta pensare al Global Gender Gap Index stilato ogni anno dal World Economic Forum. In questa classifica di circa 130 Paesi, l’Italia viaggia sempre attorno al 70esimo posto. Questo vuol dire che siamo ancora lontani dai paesi che offrono reali pari opportunità a uomini e donne, come peraltro prevede la nostra Costituzione. Questi sono i temi di cui si parlerà nelle scuole, questa è la questione da affrontare. Non solo per una giustizia morale, ma perché il nostro Paese senza pari opportunità (con un’occupazione femminile attorno al 47%) ha un motore in meno di crescita. E non solo.

Riporto qui le dichiarazioni di Davide Faraone, sottosegretario all’istruzione, sperando che aiutino a fare chiarezza:
«Non esiste alcuna `teoria gender´. Non esiste ne ‪#‎labuonascuola‬. Ma vi dirò di più: non esiste proprio». Lo assicura Davide Faraone (Pd), sottosegretario all’Istruzione. «Quindi – chiede – basta falsità, allarmismi e strumentalizzazioni. Se ne facciano una ragione quanti stanno diffondendo informazioni distorte da nord a sud, ai docenti e alle famiglie. Si chiama terrorismo psicologico, si chiama calunnia, adesso basta. La scuola non trasmette nessuna pratica demoniaca e nessuna imposizione di orientamenti sessuali. Non possiamo permettere che simili fandonie possano essere diffuse tra le famiglie generando panico ingiustificato».

Poi, aggiunge: «Cosa fa veramente la scuola? La scuola fa la scuola: semplicemente educa al rispetto attraverso la conoscenza del diritto e dei diritti della persona, in ottemperanza delle leggi e delle convenzioni internazionali. Ne #labuonascuola, non c’è alcun comma pro gender, semplicemente abbiamo previsto l’introduzione dell’educazione alle pari opportunità e alla conoscenza consapevole dei diritti e dei doveri delle persone come base e premessa per prevenire e contrastare ogni tipo di discriminazione che poi degenera in violenza. Una basilare norma di civiltà che dovrebbe trovarci tutti d’accordo».

Faraone ricorda che «le statistiche dicono che un miliardo di donne nella sua vita subirà percosse o uno stupro e noi non dobbiamo educare le nuove generazioni? Le statistiche dettano i numeri drammatici della violenza di genere, nel nostro paese e nel mondo, e noi dovremmo stare fermi? Trasmettere valori di non violenza e di rispetto è indifferibile. Ne #labuonascuola non c’è nessuna ideologia gender, nessun intento di annullare le differenze, bensì di esaltarle e includerle. C’è la ferma determinazione di fare delle ragazze e dei ragazzi cittadini consapevoli, che conoscano e rispettino diritti e doveri della persona, per contrastare ogni tipo di violenza o di istigazione all’odio. Razzismo, bullismo, istigazione all’odio, omofobia, intolleranza sono tutti disvalori che non fanno parte del nostro paese e che la scuola deve identificare, prevenire e combattere. Lo spiegheremo con chiarezza alle scuole e alle famiglie con documenti ufficiali. Ma dobbiamo dirlo in ogni luogo e in ogni occasione: basta falsità. Questo il senso del mio tweet di oggi e di quelli che verranno d’ora in poi. Ogni giorno. Per rassicurare le famiglie e per combattere le bugie. Siamo tutti diversi ma uguali nei diritti. È questo che insegniamo a scuola. ‪#‎GenderNoDirittiSi‬’»

 
Monica D’Ascenzo

fonte: ilsole24ore

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