I diritti valgono per tutti

Lettera di Valerio
Lettera di Valerio
Salve, mi presento: Mi chiamo Valerio, ho quasi 17 anni e sono di Ancona, nelle Marche. Sono bisessuale e vi scrivo perchè sarebbe anche ora che le persone smettano...

Il Comitato Arcigay Agorà di Pesaro ha ricevuto la lettera di Valerio, un ragazzo di 16 anni di Ancona. Una lettera che vale la pena condividere, non solo perché  contiene un grande entusiasmo e una voglia di battersi per dare finalmente pari dignità alle persone LGBT di questo paese, ma anche perché in essa Valerio racconta di come, nonostante le discriminazioni subite a causa della propria “diversità”, si può trovare la forza di andare avanti e per sfidare i pregiudizi.

Salve, mi presento: Mi chiamo Valerio, ho quasi 17 anni e sono di Ancona, nelle Marche. Sono bisessuale e vi scrivo perchè sarebbe anche ora che le persone smettano di dare etichette su etichette. Se ho deciso di scrivervi, non c’entra il fatto che sono bisessuale. A prescindere che lo sono o no, i diritti valgono per tutti.
È incredibile come ancora nel 2014 esistono persone con mentalità arretrate. L’articolo 3 della Costituzione dice: TUTTI I CITTADINI HANNO PARI DIGNITÀ SOCIALE E SONO UGUALI DAVANTI ALLA LEGGE, SENZA DISTINZIONE DI SESSO, RAZZA, DI LINGUA, DI OPINIONI POLITICHE, DI CONDIZIONI PERSONALI E SOCIALI. Se fosse veramente così, allora perchè gli omosessuali vengono discriminati e non sono uguali, non solo davanti alla legge, ma anche davanti alle altre persone e vengono etichettati come “diversi”? Questo non riesco a concepire. Dio ha creato uomo e donna. Ma Dio non ha lasciato scritto da nessuna parte che uomo e donna devono stare per forza insieme e tra l’altro, per sempre. Ogni persona nella propria vita fa ciò che vuole e non deve dare assolutamente spiegazioni a nessuno.
“Non è l’orientamento sessuale che determina la qualità di una persona”, quanto vorrei che questa frase la imparassero a memoria tutti gli omofobi di questo mondo. Le persone al giorno d’oggi sanno solo giudicare, discriminare i più deboli, i più sensibili.
Io, sono come parecchi adolescenti, fragile. Ho un passato a dir poco schifoso, un padre non presente e una madre forte, coraggiosa, imbattibile. Crescere è faticoso, è un po’ come cercare di tenersi in piedi su un filo lungo, ma poi certe volte non ce la fai e quindi crolli, per poi rialzarti facendo finta che non sia successo nulla.

“Avrai una moglie bellissima, tanti figli, una grande famiglia e tutta la felicità che vorrai”, mi dicevano gli altri ogni giorno. Crescendo, sto capendo una cosa: che io non mi devo far condizionare da quello che dicono gli altri. Ancora è troppo presto per capire cosa/chi mi piace realmente, ma quando l’avrò capito, finalmente potrò essere felice a modo mio.
Era Settembre del 2011 quando iniziai la scuola superiore. In quel momento credetti che mi poteva cambiare, farmi crescere, farmi capire tante cose, ma soprattutto farmi maturare. Ma per l’ennesima volta mi sbagliai, e pure di grosso. Da lì, è iniziato l’inferno dentro di me. Sono iniziate le notti in bianco passate a piangere, le lacrime che bagnavano il mio viso. “Signora, suo figlio è stato bocciato, ha superato il limite di assenze”, disse la professoressa a mia madre, ma nessuno, o forse solamente io, sapevo il perchè di quella bocciatura.
Anno successivo, 2012: un altro anno pieno di gioia, amore, felicità, credevo. Un giorno, durante i colloqui di Dicembre, io e mia mamma eravamo andati a parlare con il professore di “Sala-Bar”, e lì tutta la verità venne a galla. “In classe lo discriminano”, disse il professore. Il perchè di quella bocciatura era proprio quello, l’essere discriminato da tutti. Iniziai a non accettarmi, a sentirmi diverso da tutti gli altri.
Erano due le soluzioni per continuare a vivere: 1) fingere un sorriso ed andare avanti; 2) non vivere più. La prima soluzione era ormai monotona, diventata una routine quotidiana, mentre la seconda mi ispirava molto; credevo che non riuscendo più ad andare avanti, l’unica possibilità che mi rimaneva era suicidarmi e donare il mio cuore a chi ne aveva davvero bisogno. “Ce la fai Valerio, sii forte, sii te stesso e continua ad andare avanti, sempre.” Ormai di questa frase non me ne facevo più nulla. Gli altri non possono capire, non possono sentire quello che realmente una persona prova dentro. Oggi, purtroppo, il mondo è fatto solo e soltanto di pregiudizi, discriminazioni ovunque e suicidi che portano a riflettere. Se oggi sono ancora qui, più forte di prima, è grazie a mia madre, alla psicologa e ai miei amici che mi stanno vicino, mi sostengono e mi accettano per quello che sono. Vengo ancora discriminato, soprattutto nei social network, ma vado avanti, anche se fa male, però vado fiero di essere omosessuale. E questa “forza” che da sedicenne ho, vorrei che l’avessero anche le altre persone, come me, che si sentono discriminate. Ormai è un mio sogno diventare socio, volontariato, insomma, di far parte delle associazioni per i diritti della comunità LGBT. Magari anche aprire un comitato nella mia città, dato che in Ancona non c’è.

E questo sogno, spero con tutto il cuore di realizzarlo.
La prima cosa che insegnerò a mio/a figlio/a, qualunque percorso io abbia scelto, è il rispetto reciproco. Accettare gli altri così per come sono e non trattarli come “diversi”, perchè siamo tutti uguali, tutti esseri umani che hanno il diritto di vivere.
Spero vivamente che leggerete questo mio pensiero.

Cordiali saluti,
Valerio

 

 

Fonte: Arcigay Agorà Blog