Giusto o sbagliato, questione di minoranza?

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Da sempre hanno cercato di insegnarmi che esistono cose giuste e cose sbagliate, che la differenza tra di esse è profondamente radicata nell’animo dell’uomo. Si tratta di una conoscenza istintiva, primordiale, naturale: chiunque, tranne i pazzi, ha la capacità di distinguere tra giusto e sbagliato.
Eppure a me non va giù, non sono mai riuscita a crederci. Io penso che giusto e sbagliato siano punti di vista. Per di più, penso che molte volte il giusto sia il punto di vista della maggioranza, lo sbagliato il punto di vista della minoranza. Determinati atteggiamenti sono percepiti dalla comunità come negativi se a manifestarli sono soltanto pochi individui, ma diventano invece socialmente accettati o persino incoraggiati se sono condivisi dalla maggior parte della popolazione. E questo, a mio parere, indica che la separazione tra giusto e sbagliato non è così netta e indiscutibile, ma piuttosto dipende dal contesto. Che intendo?

Un esempio: il divorzio. All’inizio, quando magari solo una coppia su cento divorziava, un simile comportamento era considerato immorale e i poverini venivano messi alla gogna: genitori snaturati, coniugi fuori dalla grazia di Dio, disgraziati. Adesso che il divorzio è ampiamente diffuso non è più percepito come un comportamento infamante e la decisione di separarsi, anche se dolorosa, non rappresenta un fallimento dal punto di vista sociale e morale.

Un altro esempio? Il razzismo. Un tempo (cento, settanta, cinquanta anni fa, a seconda dei luoghi) una persona che affermasse che i neri sono inferiori e non hanno la stessa dignità di esistenza dei bianchi non avrebbe suscitato scalpore. Era una posizione totalmente legittima, accettata, persino incoraggiata. Adesso, una dichiarazione del genere classifica immediatamente chi la fa come individuo ignorante e spregevole. Perché prima i razzisti erano la maggioranza mentre oggi, grazie al cielo, sono una minoranza. Rumorosa e aggressiva, ma per fortuna una minoranza, io credo.

Pensiamo alle religioni, che sono il baluardo assoluto della distinzione tra giusto e sbagliato. Chi appartiene ad una minoranza religiosa può essere perseguitato a causa di quella stessa fede nel nome della quale, in un altro paese, vengono massacrati coloro che professano un credo diverso.

Che significa allora? Che i tempi sono cambiati, che siamo in piena crisi di valori, che il mondo procede irreparabilmente verso l’immoralità?
No. A mio parere vuol dire soltanto che le leggi e i costumi cambiano con l’uomo e che prima di etichettare qualcosa come “giusto” o “sbagliato” è meglio riflettere a fondo.
Per questo credo che, piuttosto che tentare di adeguarci a un codice di comportamento che riteniamo scritto nella pietra, dovremmo avere il coraggio di impugnarlo, di stravolgerlo se necessario. Credo che dobbiamo stare più attenti alle persone e ai loro comportamenti invece di cercare di catalogarle e di etichettarne le azioni come “giuste” e “sbagliate”.

Per questo preferisco chi sbaglia e ha il coraggio di ammetterlo piuttosto che chi è convinto di aver sempre ragione solo perché non si ferma a mettere in dubbio le proprie convinzioni.
E credo che l’unico giudice di cui dobbiamo preoccuparci sia la nostra coscienza e scoprire volta per volta che cosa è giusto o sbagliato per noi. Senza per questo pensare che debba essere lo stesso per tutti gli altri.

Vulcanica

1 commento

  • Esercizio del potere di controllo delle coscienze da parte delle religioni e delle grandi ideologie politiche tramite imposizione della morale oggi lascia spazio al delirio individualista che non prevede una morale condivisa e accettata da tutti. Giusto e sbagliato non esistono più, la posizione dominante non necessariamente appartiene alla maggioranza ma a chi urla più forte. L’assenza di informazione e istruzione rendono questa condizione allarmante. Sentirsi minoranza è forse quanto di più vicino al senso di appartenenza ad un sentire comune? è una ricerca dell’altro che ci faccia sentire meno isolati e che ci rassicuri che si possano condividere valori comuni e una comune idea di giusto e sbagliato?

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