Diritti LGBT: a quanto dista l’Italia?

vladimir luxuria
vladimir luxuria

Mentre Vladimir Luxuria protesta alle Olimpiadi di Sochi, l’Italia perde le olimpiadi europee dell’uguaglianza dei diritti.

Il 7 febbraio 2014, Domenico Naso, nelle pagine del suo blog sul Fatto Quotidiano, imputava il viaggio inopportuno di Enrico Letta alle Olimpiadi di Sochi, a “decenni di politiche sbagliate, di prese di posizione sterili, di chiusura ideologica nei confronti del resto della società italiana” da parte del movimento LGBT.
Sparando alla cieca sull’associazionismo LGBT, lamentava questa ostinata abitudine a “prendersela sempre e solo con la Chiesa e la politica”.

Certo, l’esercizio della critica e dell’autocritica è sempre e comunque necessario, utile e indispensabile per soggetti politici che sono espressione di movimento e portatori di proposte di cambiamento sociale. Ma critica e autocritica non dovrebbe significare “rottamare” (ignorare?) decenni di attivismo che ha radicato su tutto il territorio nazionale realtà associative d’informazione e di solidarietà, che lotta quotidianamente contro l’omofobia e la transfobia ordinaria che si respira in questo paese scontrandosi con posizioni di becera e tragica ignoranza, che ha concepito – anche in collaborazione con le amministrazioni locali – pratiche di servizio e di accoglienza per persone considerate di seconda categoria, che ha contribuito a dar voce a cittadine e cittadini spesso umiliati e offesi, protestando contro l’ostilità e gli abusi verbali di pontefici e clerici di diverso grado, di politici volgari e violenti, portavoce e responsabili di “decenni di politiche sbagliate, di prese di posizione sterili, di chiusura ideologica”.

Vladimir-Luxuria-Sochi-2014 Se per l’International Lesbian and Gay Association, l’ILGA Europa, l’Italia si colloca tra i paesi che, in materia di dispositivi di protezione delle minoranze sessuali, sono tra i peggiori dell’Unione Europea, non è perché il movimento LGBT italiano “vive ancora di guerre intestine per conservare antiche rendite di posizione ed è incastrato da tempo immemore nelle secche paludose della chiusura ideologica”, come afferma Naso. La conflittualità interna ai movimenti sociali, per nulla specifica del movimento LGBT, non è ciò che li rende inoperanti ma l’espressione della vitalità e della diversità delle istanze che lo compongono e che vi abitano. E non sono mancate negli ultimi decenni occasioni di mobilitazione che hanno dimostrato l’esistenza di un movimento LGBT italiano tra i più attivi e produttivi in Europa in termini di capacità di creare una cultura della pluralità civile e una contro-cultura della critica politica. Quel singolare, per certi versi inappropriato, con cui viene designato il movimento LGBT nasconde in realtà uno spazio dell’attivismo LGBT che va dalla piccola realtà associativa della periferia ai coordinamenti regionali o all’associazione nazionale, e che può sconfinare nel locale commerciale dove transitano migliaia di persone LGBT anche senza militare, anche senza necessariamente condividere le posizione di tale o tal altra associazione o di tal o tal altro responsabile o portavoce, anche senza conoscere la complessità delle dinamiche inter-associative che attraversano il movimento.

Le posizioni moralistiche di coloro che si dilettano nella distribuzione delle medaglie olimpiche della militanza contribuiscono purtroppo a veicolare visioni riduttrici e falsate di un paradosso tutto italiano: da una parte, l’esistenza storica di un movimento LGBT visibile, operativo e diffuso, dall’altra, la resistenza, se non l’indifferenza, o peggio l’incapacità della politica e di quelle culture dottrinarie che da palazzi contigui fanno un’azione permanente e potente di lobby reazionaria e conservatrice.

Alle olimpiadi della politica italiana, con o senza Letta, e probabilmente anche con Renzi, date le premesse e la persistente ostinazione a promuovere una politica dei piccolissimi passi, vile e timorosa, l’Italia perderà una nuova occasione di adottare alcune misure chiave, peraltro fortemente e ormai da decenni proposte dal movimento LGBT in materia di riconoscimento del matrimonio delle coppie omosessuali e delle unioni civili, dell’omogenitorialità, e quindi dell’adozione e della procreazione assistita, del diritto all’autodeterminazione dell’identità di genere, attraverso una riforma della legge 164 relativa al cambiamento di sesso e la cessazione delle mutilazioni genitali sui bambini intersessuali, e del diritto alla protezione dalle discriminazioni subite, attraverso una legge che punisca chiaramente e senza ambiguità l’omofobia e la transfobia – e quindi di colmare il vergognoso ritardo italiano in materia di riconoscimento dei diritti delle persone LGBT.

Massimo Prearo

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