Dal Sud al Nord: la paura di essere gay

Dal Sud al Nord: la paura di essere gay
Dal Sud al Nord: la paura di essere gay
Mi chiamo Salvatore, sono un impiegato di 27 anni, laureato nel settore edilizio. Nato e cresciuto in un paesino nella provincia della Campania, mi sono dedicato alla danza per molti anni.

Mi chiamo Salvatore, sono un impiegato di 27 anni, laureato nel settore edilizio. Nato e cresciuto in un paesino nella provincia della Campania, mi sono dedicato alla danza per molti anni. Questo mi ha permesso di girare l’Italia insieme alla mia compagnia; ma, causa motivi economici, ho dovuto abbandonare questa passione per completare gli studi e trovare un lavoro che mi permettesse di mantenermi.
Purtroppo le possibilità lavorative che mi offriva il mio amato Sud non davano giustizia ai sacrifici e agli sforzi fatti da me e dai miei genitori per completare gli studi.
Da tre anni vivo nel Nord Italia, in Lombardia, dove esercito la mia professione attuale.

Trasferirmi lontano da casa, completamente solo, all’età di 24 anni, non è stato semplice. In più le differenze culturali tra il Nord e il Sud sono molte; soprattutto per chi viene da una paesino di provincia come me e si trasferisce in una grande città del Nord.
La mentalità delle persone è molto diversa rispetto alla mia Campania. Non solo ho riscontrato i soliti luoghi comuni – al Nord la gente mi è sembrata ottusa, cammina a testa bassa e pensa solo al lavoro – ma ho trovato anche molta poca disponibilità nei miei confronti. Non credo dipenda dalle mie origini meridionali; semplicemente credo che, in generale, qui al Nord la gente non sia molto aperta al dialogo, e nemmeno interessata ad approfondire la conoscenza del “nuovo venuto”. Esiste poca voglia e poca curiosità di scoprire modi e culture diversi dalle proprie. Per questo dopo 3 anni che vivo qui fatico a considerare le mie conoscenze come reali amicizie.

Ma vivere qui al Nord non è solo un’esperienza negativa. Anzi!
Trasferirmi lontano da casa mi ha permesso di incominciare a vivere più serenamente la mia affettività. Sono un ragazzo omosessuale, ma non sono dichiarato in famiglia e nemmeno con la maggior parte dei miei amici. Troppa la mia paura. Troppa l’ignoranza intorno a me.

Qui al Nord l’omosessualità è vista con disprezzo, esattamente come al sud d’Italia. È un argomento che non si conosce, di cui non si vuole parlare, che invece abbonda sulla bocca di chi umorizza negativamente e offende, lanciando battute spesso maschiliste, oltre che omofobe, che mi lacerano l’anima ogni volta che le intercetto.
A differenza del mio paesino, qui tutti si fanno gli affari propri. Ci sono meno pettegolezzi e meno dicerie… mentre, al Sud, tutti conoscono tutti e parlano/sparlano di tutti.

Non credo che avrò mai il coraggio di dichiarare la mia omosessualità. Sono troppo spaventato. Preferisco vivere lontano da casa e reprimere i miei sentimenti.
Essere omosessuale non significa semplicemente avere rapporti sessuali con persone del mio stesso sesso. Vuol dire anche innamorarsi di un altro uomo, affezionarsi a lui e volere passare più tempo possibile con questa persona, amandosi reciprocamente. Soffro al pensiero che non potrò mai far conoscere ai miei genitori la persona che amo. Anche se credo sia difficile che troverò mai qualcuno di cui innamorarmi profondamente, visto il livello di repressione che mi porto dentro. Io, per primo, mi rendo conto di quanto sono critico nei confronti di me stesso per questa mia natura. Sono io il primo a essere influenzato negativamente da questa società che vede nell’omosessualità qualcosa di ridicolo e malnato. Ed è così che mi sento: ridicolo.

Tra l’altro, il mio, è un caso particolare. Ho un fratello maggiore, anche lui omosessuale.
Nemmeno con lui ho avuto il coraggio di confidarmi.
Forse la colpa della mia paura va attribuita anche alla reazione della famiglia appena ha scoperto l’orientamento di mio fratello. È stato peggio di affrontare un lutto.

Mio fratello viveva al Nord già da un paio di anni e, forte di questo, quando ha deciso di parlare ai genitori del suo orientamento, ha generato il panico. Ho rimosso parte di questi ricordi: era troppo lo spavento e io troppo piccolo per aiutare mio fratello.
È stato malmenato da entrambi i genitori, come se con la violenza si potesse reprimere questa vergogna. Gli è stato dato del malato. Hanno cercato di colpevolizzare qualcun altro, quasi fosse stato influenzato dagli amici o dai parenti lontani. Lo hanno portato prima da uno psicologo, poi, non appagati, da uno psichiatra con l’intenzione di fargli assumere dei farmaci per cambiarlo.
È stato molto pesante per me vedere tutto questo. Mio fratello ha iniziato a scappare di casa la notte perché non riusciva a sopportare più le richieste assillanti di nostra madre e il mutismo disgustato di mio padre.
Col passare del tempo la mia famiglia non ha capito e non ha accettato… forse si sono solo arresi. Adesso l’argomento è tabù. L’affettività e la sessualità di mio fratello sono state rimosse. Lui si è trasferito in Inghilterra. Mio padre a fatica gli rivolge la parola. Nessuno vuole sapere nulla dei suoi affetti; nulla che riguardi il suo orientamento – “Questa cosa deve restare segreta”, “Nessuno in paese lo deve sapere”.

Purtroppo questa è la condizione dei gay al Sud che ho conosciuto e vissuto: nascondersi o sparire dalla circolazione.


Salvatore

 

 

© fotografia di Gabriele Zocche

5 Commenti

  • La cosa più terribile è che a volte, anzi troppo spesso ancora, la paura riesce a vincere sull’amore.
    Questo non fà bene a nessuno, ne tanto meno alla società in generale.
    Ci vuole tanto coraggio e onestà per esporsi.
    Insieme possiamo farcela, e non sentiamoci più soli!!
    ti abbraccio
    Alice

  • Caro Salvo, tutta la sofferenza che hai passato ti ha chiuso, deluso, ferito, represso. Sei giovanissimo, devi amarti tu per primo. Sei Salvatore, non sei né gay né etero, sei solo Salvatore, una persona unica. Nessuno sarà mai uguale a te e nessuno potrà dare agli altri quello che puoi dare tu solo. Tu puoi farlo. Inizia a vederti come Salvatore. Con chi ti innamori sono affari tuoi, ma nn ti giudicare perché questa omosessualità ti è servita per diventare l’uomo che sei oggi. La vita è bellissima. Apriti, amati e ama, nn chiuderti. Non tutti sono superficiali. Troverai tante persone che ti ameranno sul serio quando comincerai ad amarti. A me non mi ha colpito la tua omosessualità, ma la tua sensibilità. Mi hai dato tanto con la tua testimonianza grazie mille e ricordati sempre che nn sei solo. Vai sempre avanti con amore e fiducia e vedrai che ti si spalancherà un mondo stupendo. Sei gay? Sii orgoglioso di esserlo e amati con questa cosa con affetto fraterno. Marco

  • Carissimo Salvatore,
    sono una “ragazza” di 46 anni e ho fatto coming out a 32.
    Ho letto con attenzione la tua lettera che mi ha commossa da un lato e dall’altro ha suscitato in me molta rabbia.
    Commossa perché so di cosa stai parlando anche se io sono nata e cresciuta in una città come Firenze e il mio caso, come ogni caso di persona omosessuale sia di sesso maschile che femminile, è diverso.
    Rabbia perché non ritengo giusto rimanere “invisibili”, quasi a scusarsi di vivere il proprio AMORE normalmente come ogni qualsiasi altra coppia.
    Mi ha colpito molto il fatto che tu dica di vergognarti di te stesso: non devi! Non hai niente di cui vergognarti. Dovrebbero vergognarsi le persone disoneste, cattive, quelli che fregano il prossimo ecc. Non chi ama una persona del suo stesso sesso.
    Io ho lavorato molto su di me negli ultimi 10 anni e ora sono “quasi” in pace con me stessa. La mia attuale fidanzata è ancora non dichiarata: ma questo è un altro problema.
    Io sono Tamara e non mi definisco per il mio orientamento sessuale. Amo la musica, amo viaggiare, sono una persona sensibile, profonda credo. Non mi interessa sapere a chi non piaccio e me ne frego di chi non è d’accordo con le mie scelte … che vadano per la loro strada. Adesso ho il privilegio di potermi circondare di persone che mi vogliono bene e che mi apprezzano per quello che sono, e, per loro, essere omosessuale è normale.
    Forse è utile in alcuni casi avere il coraggio di chiedere aiuto e tu lo hai fatto con questa lettera: bravo! Ci sono molte occasioni di crescita personale in città come Milano: gruppi di auto-aiuto, gruppi contro l’omofobia interiorizzata, counseling.
    Ti auguro di diventare libero di essere te stesso.
    Un abbraccio,
    Tamara

  • Caro Salvatore,
    grazie per la toccante testimonianza. Leggendola ho rivissuto momenti simili, direi paure simili che provai per tutta l’infanzia e l’adolescenza. Il modo più potente di cambiare la società è cambiare noi stessi. In realtà non c’è nulla da cambiare ma si tratta di iniziare ad essere noi stessi. E tu lo stai già facendo confidando le tue paure, pubblicamente. Nel momento in cui ti ami, ti vuoi bene, allora guarderai con occhi diversi il mondo. Ciò che non è noto, spaventa. Ma se sei troppo sbilanciato nel pensare cosa gli altri pensano di te, allora rischi di essere infelice. Concentrati su te stesso. Non importa ciò che gli altri ti dicono. Tu vali. E sei perfetto come sei. Prova ad affrontare una cosa alla volta partendo dalla tua serenità. Ti meriti la felicità. Devi ripetertelo ogni mattina. Poi se vorrai inizierai a studiare il comportamento degli altri. Circondati di persone che ti vogliono bene. Ti capisco. Capisco il dolore di quando si è discriminati. Perché è come un soffio di vento gelido, subdolo spesso non palesato da affermazioni o insulti ma manifestato dai comportamenti. Decongestiona questo dolore iniziando da te allontanando chi non ti merita. Abbiamo avuto il dono di ricevere questa vita, in un periodo storico importante. Pensa a quanti cambiamenti sociali sono in atto! È solo questione di tempo la società piano piano cambierà in meglio. Finché ci saranno persone che a testa alta avranno il coraggio di guardare negli occhi chi discrimina, di sorridergli e fargli capire che non ci spaventa.
    Un abbraccio non sei solo.

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