Con quale diritto?

Con quale diritto?
Con quale diritto?

Quando nasci, che tu sia nella savana, in un campo di tè, in un ospedale o, come qualcuno, in una mangiatoia, acquisti inevitabilmente un ruolo nel mondo: puoi diventare presidente, puoi diventare ladro, puoi diventare madre ma ci sarà sempre qualcuno che si aspetta qualcosa da te. Già! Agli occhi del mondo sei “qualcuno”! Moltissimi nel tuo percorso sul giardino incantato ti diranno il contrario e invece sarai sempre un tassello fondamentale della totalità.
Alla tua vita, biologicamente parlando, vengono poste delle condizioni che si evolveranno col tuo sviluppo fisico: nasci secondo precise istruzioni presenti nel tuo DNA che ti condizioneranno per tutta la vita. Una parte di esso dirà che sei nera e che hai gli occhi di tua madre; un’altra che sei alta circa 175 cm; un’altra ancora che sei donna e così via.
Alla tua vita, psicologicamente parlando, penserà l’esperienza che farai del mondo: ci sarà qualcuno che guarderà dove metti mani e piedi per un certo periodo, e un giorno imparerai a camminare da solo; ti verrà insegnata la lingua che parla la gente che hai attorno e ti verrà trasmesso una parte del sapere di chi ti circonda; ti verrà data la possibilità di fare esperienza e, a un certo punto, inizierai a ragionare autonomamente e a comprendere.
E nel momento in cui inizi a comprendere il mondo che ti circonda, capisci anche che, come soggetto all’interno di una società, hai dei doveri: devi cooperare. Capisci anche però che in quanto parte di una società, in quanto cittadino, ti spettano dei diritti. Qui vuole porsi il mio accento: perché chi gode di certi diritti non si rende conto che chiunque dovrebbe averne accesso? Non è una domanda facile, ne sono consapevole e io per primo non saprei come rispondere senza ipotizzare un universo parallelo in cui Liberté, Égalité e Fraternité siano dei concetti che vengono rispettati da tutti, senza abusi di potere e senza che qualcuno voglia primeggiare su altri. Il mio intento, però, è di smuovere le coscienze e di far ragionare su un dato di fatto. Molti dei nostri diritti ci vengono regalati e, troppo spesso, ci dimentichiamo di quanto siano importanti; allo stesso tempo e allo stesso modo ci permettiamo di negare quegli stessi diritti che noi consideriamo innati con la nostra persona.
È giusto questo? Nel nostro piccolo di gocce d’oceano riusciremo a creare un’onda di giustizia imparziale, super partes, incorruttibile?
Vi lascio una citazione:

“Il potere è l’immondizia della storia degli umani
e anche se siamo soltanto due romantici rottami,
sputeremo il cuore in faccia all’ingiustizia giorno e notte,
siamo i grandi della Mancha:
Sancho Panza e Don Chisciotte!”

EscoPazzoDalMazzo

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