“Marrani” è uno dei nomi dati agli ebrei della penisola iberica che finsero di convertirsi al cristianesimo cattolico per sfuggire alle persecuzioni – ed è il titolo di un libro della professoressa Donatella Di Cesare pubblicato da Einaudi nel 2018; sebbene ella ammonisca a non fare dei marrani una metafora, mi pare possibile trovare dei punti di contatto tra l’esperienza marrana e quella Asperger.
L’halakhà (legge religiosa ebraica) dice che tutti i precetti possono essere sospesi per salvare una vita (ed infatti gli ebrei d’oggi danno ragione a Gesù quando guariva persone di sabato, e torto ai suoi critici), tranne tre: i divieti di idolatria, adulterio ed incesto , omicidio. Pertanto i marrani non sarebbero dovuti esistere, e gli ebrei iberici avrebbero dovuto reagire alle persecuzioni come gli ebrei renani al tempo della prima Crociata (1095-1099): “santificando il Nome” di Dio, ovvero lasciandosi martirizzare.
Ma il più grande filosofo ebreo, Mosé Maimonide (1135-1204), aveva prescritto in una “Lettera sull’apostasia” la dissimulazione anziché il martirio in queste circostanze: convertirsi falsamente ed osservare clandestinamente più precetti possibile, in attesa del momento in cui tornare ad essere ebrei alla luce del sole – grazie ad un mutamento politico, oppure emigrando. Maimonide era nato a Cordova, e probabilmente aveva agito come prescriveva: la sua città era stata presa dagli Almohavidi, una setta islamica che, anziché tollerare le “genti del Libro”, esigeva che si convertissero all’islam, pena la morte. Per sopravvivere, la famiglia cercò prima di passare per musulmana, e poi emigrò, stabilendosi infine al Cairo.
I sovrani fatimidi del Cairo rispettavano gli ebrei, ma comminavano la pena capitale a chi si era convertito all’islam e poi tornava alla vecchia fede – Maimonide fu perciò processato, ma convinse i giudici ad assolverlo perché la sua conversione all’islam era stata forzata, e perciò radicalmente nulla.
Donatella Di Cesare dice di Maimonide: “Dopo un lungo periodo di peregrinazioni, finalmente il primogenito Moshè, già noto in tutte le comunità andaluse per la sua prodigiosa memoria, la sua rara capacità di concentrazione, il suo immenso sapere, che andava dalla letteratura talmudica all’algebra …” – questo mi fa pensare che Maimonide fosse Asperger, ed avesse praticato la dissimulazione già in famiglia, non solo fuori casa.
Le persone Asperger sono di solito oneste, ma si rendono presto conto di dover mascherare quello che sono per essere socialmente accettate – è una cosa in cui riescono meglio le donne (perché più motivate ad avere una vita sociale), ma in cui anche gli uomini possono eccellere se è il caso.
Questo è un primo punto di contatto tra marrani ed Asperger – una vita di dissimulazioni, che spesso termina con la diagnosi, che in qualche modo legittima la diversità dell’Aspie, che non deve più nascondersi, ma trovare un diverso modo di esprimersi in società.
Un secondo punto di contatto è la frammentazione dell’identità e la dipendenza da estranei per costruirla. L’ebraismo si impara in due modi: studiando e frequentando, e questo ai marrani era impossibile – i libri ebraici venivano confiscati, e l’invenzione dei ghetti servì anche a centellinare i contatti tra chi era ufficialmente ebreo e gli altri. Perciò i marrani, quando la memoria (tramandata di generazione in generazione) non li assisteva più, cercavano di ricostruire il loro ebraismo dalle poche fonti messe a disposizione dalla chiesa – principalmente, l’Antico Testamento.
Il risultato era sociologicamente interessante, ma ben lontano dal comportamento che ci si aspetta da un ebreo, perché l’ebraismo rabbinico non dipende esclusivamente dalla Scrittura.
Una delle cose riscontrate negli Asperger è un deficit di “coerenza centrale”; questo non significa solo che si ricordano i dati e non le date, le cognizioni e non le scadenze; non vuol dire solo che ad un rigoroso ordine mentale spesso corrisponde un incredibile caos ambientale: vuol dire anche avere un più debole senso dell’identità personale, violentemente influenzato dagli “interessi speciali” che si coltivano in quel momento.
La letteratura medica generale e le relazioni cliniche personali vengono assunte dagli Aspie perciò come vere e proprie narrazioni identitarie – allo stesso modo in cui l’ Antico Testamento (insieme con la letteratura rabbinica di accompagnamento) narra come si è costituito il popolo ebraico e perché continua ad esistere, così i testi medici e le relazioni cliniche diventano la narrazione che spiega l’origine della sindrome e delle persone Asperger, nonché il loro pensiero e comportamento.
Ma la maggior parte dei ricercatori e dei clinici non è Asperger; e per quanto abili siano, i neurotipici non possono immedesimarsi completamente nelle persone Asperger, che si trovano a costituire la loro identità (che deve aiutarli a negoziare i rapporti tra sé e la società) sulla base di informazioni fornite da non Asperger – anche quando sono corrette, non è detto che siano le più utili per gli Aspie. Una cultura autistica sta nascendo solo adesso, quando i mezzi di telecomunicazione hanno permesso agli autistici dispersi per il mondo di conoscersi, parlarsi e frequentarsi.
I marrani finirono con il disperdersi per il mondo, e Donatella Di Cesare avverte che costituirono una vera e propria “naçaõ = nazione”, pur non provenendo sempre dal medesimo paese – e gli Asperger ormai si autodefiniscono una “tribe = tribù”, imitando consapevolmente gli ebrei.
La “nazione” marrana era composta da individui ritenuti infìdi dai re iberici, ma che sapevano di potersi fidare l’uno dell’altro in quanto accomunati dai medesimi vissuti, e poterono costituire una rete commerciale che copriva l’intero mondo, capace di impegnarsi in affari tanto lucrosi quanto rischiosi: se una delle parti avesse frodato l’altra, non ci sarebbe stato rimedio – ma assai di rado accadde; ed uno studio recente mostra che la comunicazione tra persone Asperger è più rapida ed efficace che tra Asperger e neurotipici, e questo aiuta gli Asperger anche quando sono associati.
L’halakhà (legge religiosa ebraica) dice che tutti i precetti possono essere sospesi per salvare una vita (ed infatti gli ebrei d’oggi danno ragione a Gesù quando guariva persone di sabato, e torto ai suoi critici), tranne tre: i divieti di idolatria, adulterio ed incesto , omicidio. Pertanto i marrani non sarebbero dovuti esistere, e gli ebrei iberici avrebbero dovuto reagire alle persecuzioni come gli ebrei renani al tempo della prima Crociata (1095-1099): “santificando il Nome” di Dio, ovvero lasciandosi martirizzare.
Ma il più grande filosofo ebreo, Mosé Maimonide (1135-1204), aveva prescritto in una “Lettera sull’apostasia” la dissimulazione anziché il martirio in queste circostanze: convertirsi falsamente ed osservare clandestinamente più precetti possibile, in attesa del momento in cui tornare ad essere ebrei alla luce del sole – grazie ad un mutamento politico, oppure emigrando. Maimonide era nato a Cordova, e probabilmente aveva agito come prescriveva: la sua città era stata presa dagli Almohavidi, una setta islamica che, anziché tollerare le “genti del Libro”, esigeva che si convertissero all’islam, pena la morte. Per sopravvivere, la famiglia cercò prima di passare per musulmana, e poi emigrò, stabilendosi infine al Cairo.
I sovrani fatimidi del Cairo rispettavano gli ebrei, ma comminavano la pena capitale a chi si era convertito all’islam e poi tornava alla vecchia fede – Maimonide fu perciò processato, ma convinse i giudici ad assolverlo perché la sua conversione all’islam era stata forzata, e perciò radicalmente nulla.
Donatella Di Cesare dice di Maimonide: “Dopo un lungo periodo di peregrinazioni, finalmente il primogenito Moshè, già noto in tutte le comunità andaluse per la sua prodigiosa memoria, la sua rara capacità di concentrazione, il suo immenso sapere, che andava dalla letteratura talmudica all’algebra …” – questo mi fa pensare che Maimonide fosse Asperger, ed avesse praticato la dissimulazione già in famiglia, non solo fuori casa.
Le persone Asperger sono di solito oneste, ma si rendono presto conto di dover mascherare quello che sono per essere socialmente accettate – è una cosa in cui riescono meglio le donne (perché più motivate ad avere una vita sociale), ma in cui anche gli uomini possono eccellere se è il caso.
Questo è un primo punto di contatto tra marrani ed Asperger – una vita di dissimulazioni, che spesso termina con la diagnosi, che in qualche modo legittima la diversità dell’Aspie, che non deve più nascondersi, ma trovare un diverso modo di esprimersi in società.
Un secondo punto di contatto è la frammentazione dell’identità e la dipendenza da estranei per costruirla. L’ebraismo si impara in due modi: studiando e frequentando, e questo ai marrani era impossibile – i libri ebraici venivano confiscati, e l’invenzione dei ghetti servì anche a centellinare i contatti tra chi era ufficialmente ebreo e gli altri. Perciò i marrani, quando la memoria (tramandata di generazione in generazione) non li assisteva più, cercavano di ricostruire il loro ebraismo dalle poche fonti messe a disposizione dalla chiesa – principalmente, l’Antico Testamento.
Il risultato era sociologicamente interessante, ma ben lontano dal comportamento che ci si aspetta da un ebreo, perché l’ebraismo rabbinico non dipende esclusivamente dalla Scrittura.
Una delle cose riscontrate negli Asperger è un deficit di “coerenza centrale”; questo non significa solo che si ricordano i dati e non le date, le cognizioni e non le scadenze; non vuol dire solo che ad un rigoroso ordine mentale spesso corrisponde un incredibile caos ambientale: vuol dire anche avere un più debole senso dell’identità personale, violentemente influenzato dagli “interessi speciali” che si coltivano in quel momento.
La letteratura medica generale e le relazioni cliniche personali vengono assunte dagli Aspie perciò come vere e proprie narrazioni identitarie – allo stesso modo in cui l’ Antico Testamento (insieme con la letteratura rabbinica di accompagnamento) narra come si è costituito il popolo ebraico e perché continua ad esistere, così i testi medici e le relazioni cliniche diventano la narrazione che spiega l’origine della sindrome e delle persone Asperger, nonché il loro pensiero e comportamento.
Ma la maggior parte dei ricercatori e dei clinici non è Asperger; e per quanto abili siano, i neurotipici non possono immedesimarsi completamente nelle persone Asperger, che si trovano a costituire la loro identità (che deve aiutarli a negoziare i rapporti tra sé e la società) sulla base di informazioni fornite da non Asperger – anche quando sono corrette, non è detto che siano le più utili per gli Aspie. Una cultura autistica sta nascendo solo adesso, quando i mezzi di telecomunicazione hanno permesso agli autistici dispersi per il mondo di conoscersi, parlarsi e frequentarsi.
I marrani finirono con il disperdersi per il mondo, e Donatella Di Cesare avverte che costituirono una vera e propria “naçaõ = nazione”, pur non provenendo sempre dal medesimo paese – e gli Asperger ormai si autodefiniscono una “tribe = tribù”, imitando consapevolmente gli ebrei.
La “nazione” marrana era composta da individui ritenuti infìdi dai re iberici, ma che sapevano di potersi fidare l’uno dell’altro in quanto accomunati dai medesimi vissuti, e poterono costituire una rete commerciale che copriva l’intero mondo, capace di impegnarsi in affari tanto lucrosi quanto rischiosi: se una delle parti avesse frodato l’altra, non ci sarebbe stato rimedio – ma assai di rado accadde; ed uno studio recente mostra che la comunicazione tra persone Asperger è più rapida ed efficace che tra Asperger e neurotipici, e questo aiuta gli Asperger anche quando sono associati.
La parola “dissimulazione” viene spesso disapprovata, ma Donatella Di Cesare avverte che essa è alla base della modernità: la differenza tra il proprio ruolo pubblico ed il proprio sé interiore. I pubblici poteri possono disciplinare quel ruolo, ma non possono esercitare alcuna giurisdizione sulle coscienze. Lo ricordò il marrano ormai diventato panteista Spinoza, e si trova anche nella mistica della famosa marrana Santa Teresa d’Avila.
Non aveva scelto lei di convertirsi falsamente al cattolicesimo – lo aveva fatto suo nonno Juan Sánchez, che si era trasferito da Toledo, dove era stato perseguitato dall’Inquisizione, ad Ávila per rifarsi una vita.
I marrani trasmettevano il segreto della loro fede ai figli, di solito alle soglie dell’adolescenza (quanti sono i genitori di figli Asperger che scelgono quel momento per svelare loro la diagnosi?), cosicché il bimbo che prima aveva solo dei sospetti diventava un quasi adulto consapevole di non essere un neurotipico, pardon, cristiano, ma un marrano od un neurodiverso.
Nel caso di Santa Teresa d’Avila, la trasmissione si era interrotta in quanto suo padre Alonso aveva deciso di troncare ogni legame con un passato ritenuto vergognoso; però una delle più famose opere della santa, “Le dimore”, più nota come “Il castello interiore”, che si configura come un commento al Padre Nostro, ne descrive le frasi come delle stanze una dentro l’altra (come le corti del Tempio di Gerusalemme), nella più intima delle quali avviene l’incontro con Dio.
Nell’analisi che ne fa Donatella Di Cesare, l’unione non diventa fusione, ed è proprio la distinzione che consente all’uno di ospitare l’Altro, e ad entrambi di entrare in contatto e racchiudersi l’uno dentro l’altro senza tradirsi.
Il Carmelo Scalzo è un ordine “strano”, che attira non solo persone legate all’ebraismo (come Teresa d’Avila, e secoli dopo Edith Stein, nonché la sua compagna di studi e madrina di battesimo Hedwig Conrad-Martius – questa si convertì dall’ebraismo al protestantesimo, ma fu sempre Teresa d’Avila ad ispirarla), ma anche neurodiverse, come con ogni probabilità lo era Santa Teresa del Bambin Gesù. Forse per i suoi legami con la Terra d’Israele (in origine era un ordine di eremiti che vivevano sul Monte Carmelo imitando il profeta Elia), forse perché diverse persone autistiche hanno una spiritualità che le predispone ad incontri con il sovrannaturale.
Donatella Di Cesare osserva che altri si sarebbero lasciati spaventare dalla decadenza in cui versava l’ordine del Carmelo all’epoca, ma Teresa d’Avila e Giovanni della Croce (anch’egli proveniva da una famiglia di marrani, e lo psicologo Davide Moscone ritiene che fosse Asperger – glielo fanno supporre le metafore molto concrete della “Notte Oscura”) riuscirono a riabilitarlo portando l’accento sull’interiorità. Donatella Di Cesare cita Michel de Certeau, che vede in questa riforma un’operazione tipicamente marrana, in cui la “purezza” dentro ha ragione della “menzogna” fuori; io faccio notare che un contemporaneo dei due santi, Yitzchaq Luria, stava in quegli anni predicando in Galilea una versione della Qabbalah in cui il buon ebreo doveva penetrare dove le “bucce” del Male imprigionavano le “scintille” di santità per riscattarle. Se non è quello che hanno fatto i (ri)fondatori del Carmelo Scalzo …
C’è un’altra cosa che accomuna marrani ed Asperger: gli Asperger non amano la gerarchia sociale – se uno vuole prestigio, deve meritarselo eccellendo nel proprio campo.
Ed i marrani? Spinoza dà loro voce spiegando che con l’Esodo dall’Egitto gli ebrei hanno creato una “teocrazia”; ma se l’Unico signore è Dio nei Cieli, signori sulla Terra non ce n’è proprio, e tutti siamo uguali davanti a Lui.
È il principio fondatore della democrazia politica, ma – qui mi allontano da Donatella Di Cesare per abbracciare alcune riflessioni di Enrico Valtellina – anche una delle caratteristiche della condizione “liminale”.
La condizione liminale è quella di chi ha lasciato una condizione di vita e non è ancora entrato in un’altra – per esempio, i giovani di molte società tribali che hanno passato un rito che li ha fatti uscire dall’infanzia, ma non hanno ancora passato quello che li farà entrare nella vita adulta, e nel frattempo vivono una condizione in cui devono strappare i legami con il loro passato infantile ed imparare a comportarsi come ci si aspetta dagli adulti della tribù. Nel frattempo vivono in una comunità dove si trattano tutti come uguali, anche se sottomessi ai loro “maestri dei novizi”.
Nel caso delle persone con disabilità, il passaggio ad una vita adulta e pienamente autonoma viene spesso rimandato sine die, e la sottomissione al personale medico ed agli amministratori di sostegno dura in sempiterno; nel caso dei marrani il ritorno all’ebraismo ufficiale si rivelò difficile, perché chi era sempre rimasto dentro una comunità ebraica non vedeva nelle credenze e nei comportamenti del marrano, ad onta di tutta la sua miglior volontà, ciò che era caratteristico di un ebreo – il marrano avrebbe dovuto rimettersi a studiare come i bambini, e spesso si dimostrava pericoloso per l’establishment rabbinico come lo era stato per quello cattolico.
Baruch de Spinoza ed Uriel da Costa furono infatti scomunicati dalla Comunità ebraica di Amsterdam, e per molti altri il restar marrani divenne una scelta di vita – non c’erano rabbini od inquisitori a cui sottomettersi.
Una società liminale di indefinita durata, in cui non ci sono capi designati dall’esterno, ma eletti al proprio interno per compiti specifici e di durata limitata, in cui nessuno ha la giurisdizione sull’interiorità altrui, non rispetta solo la democrazia politica, è un’utopia Asperger.
Non aveva scelto lei di convertirsi falsamente al cattolicesimo – lo aveva fatto suo nonno Juan Sánchez, che si era trasferito da Toledo, dove era stato perseguitato dall’Inquisizione, ad Ávila per rifarsi una vita.
I marrani trasmettevano il segreto della loro fede ai figli, di solito alle soglie dell’adolescenza (quanti sono i genitori di figli Asperger che scelgono quel momento per svelare loro la diagnosi?), cosicché il bimbo che prima aveva solo dei sospetti diventava un quasi adulto consapevole di non essere un neurotipico, pardon, cristiano, ma un marrano od un neurodiverso.
Nel caso di Santa Teresa d’Avila, la trasmissione si era interrotta in quanto suo padre Alonso aveva deciso di troncare ogni legame con un passato ritenuto vergognoso; però una delle più famose opere della santa, “Le dimore”, più nota come “Il castello interiore”, che si configura come un commento al Padre Nostro, ne descrive le frasi come delle stanze una dentro l’altra (come le corti del Tempio di Gerusalemme), nella più intima delle quali avviene l’incontro con Dio.
Nell’analisi che ne fa Donatella Di Cesare, l’unione non diventa fusione, ed è proprio la distinzione che consente all’uno di ospitare l’Altro, e ad entrambi di entrare in contatto e racchiudersi l’uno dentro l’altro senza tradirsi.
Il Carmelo Scalzo è un ordine “strano”, che attira non solo persone legate all’ebraismo (come Teresa d’Avila, e secoli dopo Edith Stein, nonché la sua compagna di studi e madrina di battesimo Hedwig Conrad-Martius – questa si convertì dall’ebraismo al protestantesimo, ma fu sempre Teresa d’Avila ad ispirarla), ma anche neurodiverse, come con ogni probabilità lo era Santa Teresa del Bambin Gesù. Forse per i suoi legami con la Terra d’Israele (in origine era un ordine di eremiti che vivevano sul Monte Carmelo imitando il profeta Elia), forse perché diverse persone autistiche hanno una spiritualità che le predispone ad incontri con il sovrannaturale.
Donatella Di Cesare osserva che altri si sarebbero lasciati spaventare dalla decadenza in cui versava l’ordine del Carmelo all’epoca, ma Teresa d’Avila e Giovanni della Croce (anch’egli proveniva da una famiglia di marrani, e lo psicologo Davide Moscone ritiene che fosse Asperger – glielo fanno supporre le metafore molto concrete della “Notte Oscura”) riuscirono a riabilitarlo portando l’accento sull’interiorità. Donatella Di Cesare cita Michel de Certeau, che vede in questa riforma un’operazione tipicamente marrana, in cui la “purezza” dentro ha ragione della “menzogna” fuori; io faccio notare che un contemporaneo dei due santi, Yitzchaq Luria, stava in quegli anni predicando in Galilea una versione della Qabbalah in cui il buon ebreo doveva penetrare dove le “bucce” del Male imprigionavano le “scintille” di santità per riscattarle. Se non è quello che hanno fatto i (ri)fondatori del Carmelo Scalzo …
C’è un’altra cosa che accomuna marrani ed Asperger: gli Asperger non amano la gerarchia sociale – se uno vuole prestigio, deve meritarselo eccellendo nel proprio campo.
Ed i marrani? Spinoza dà loro voce spiegando che con l’Esodo dall’Egitto gli ebrei hanno creato una “teocrazia”; ma se l’Unico signore è Dio nei Cieli, signori sulla Terra non ce n’è proprio, e tutti siamo uguali davanti a Lui.
È il principio fondatore della democrazia politica, ma – qui mi allontano da Donatella Di Cesare per abbracciare alcune riflessioni di Enrico Valtellina – anche una delle caratteristiche della condizione “liminale”.
La condizione liminale è quella di chi ha lasciato una condizione di vita e non è ancora entrato in un’altra – per esempio, i giovani di molte società tribali che hanno passato un rito che li ha fatti uscire dall’infanzia, ma non hanno ancora passato quello che li farà entrare nella vita adulta, e nel frattempo vivono una condizione in cui devono strappare i legami con il loro passato infantile ed imparare a comportarsi come ci si aspetta dagli adulti della tribù. Nel frattempo vivono in una comunità dove si trattano tutti come uguali, anche se sottomessi ai loro “maestri dei novizi”.
Nel caso delle persone con disabilità, il passaggio ad una vita adulta e pienamente autonoma viene spesso rimandato sine die, e la sottomissione al personale medico ed agli amministratori di sostegno dura in sempiterno; nel caso dei marrani il ritorno all’ebraismo ufficiale si rivelò difficile, perché chi era sempre rimasto dentro una comunità ebraica non vedeva nelle credenze e nei comportamenti del marrano, ad onta di tutta la sua miglior volontà, ciò che era caratteristico di un ebreo – il marrano avrebbe dovuto rimettersi a studiare come i bambini, e spesso si dimostrava pericoloso per l’establishment rabbinico come lo era stato per quello cattolico.
Baruch de Spinoza ed Uriel da Costa furono infatti scomunicati dalla Comunità ebraica di Amsterdam, e per molti altri il restar marrani divenne una scelta di vita – non c’erano rabbini od inquisitori a cui sottomettersi.
Una società liminale di indefinita durata, in cui non ci sono capi designati dall’esterno, ma eletti al proprio interno per compiti specifici e di durata limitata, in cui nessuno ha la giurisdizione sull’interiorità altrui, non rispetta solo la democrazia politica, è un’utopia Asperger.
Raffaele Yona Ladu
Ebreo umanista gendervague
Socio di Autistic Self-Advocacy Network
©2019 Il Grande Colibrì
Ebreo umanista gendervague
Socio di Autistic Self-Advocacy Network
©2019 Il Grande Colibrì



Interessante, la dissimulazione sino a poco tempo fa era tipica anche delle persone LGBT ma, per fortuna, ora la situazione sta cambiando. Forse per gli Asperger ora sta arrivando il momento di “svolta”, di coming out e di futura accettazione sociale. Ma ci sono ancora molti pregiudizi, ignoranza e oscurantismo specie in Italia, dove gli Asperger sono spesso considerati “malati”, “ritardati” e altro. Forse la situazione potrebbe cambiare nel futuro, come effettivamente avvenne per i gay o altre persone LGBT, considerate in generale “malate” almeno sino ai primi 90. Comunque con l’informazione e la sensibilizzazione le cose cambieranno anche per gli Asperger e altre minoranze di vario tipo.