Anche gli asessuali nella lotta per i diritti

Anche gli asessuali nella lotta per i diritti

Mi chiamo Alice e sono una ragazza asessuale e attivista italiana.
Il mio percorso come attivista è cominciato molto di recente, nel 2013. Ho dovuto lavorare per molto tempo sulla mia crescita personale per arrivare ad accettare finalmente me stessa prima di dedicarmi anche agli altri.

Ad un certo punto della mia vita, però, ho iniziato a sentire dentro di me il bisogno di non nascondermi più. Per prima cosa ho fatto coming out e parlato con la mia famiglia. Poi ho preso i contatti con gli organizzatori del Pride della mia città: Milano. Ho chiesto se avessero bisogno di un fotografo. È bastato propormi e nel giro di un mese avevo in mano la produzione foto e video dell’intero Pride. Ho voluto parlare della mia asessualità anche con tutti i partecipanti all’organizzazione dell’evento e sono stata così felice e sollevata di essere completamente accettata e accolta a braccia aperte! Dopo quell’occasione, ho legato così tanto con le persone coinvolte che ho iniziato a prendere parte anche ad altre attività del CIG Arcigay Milano. Ed è stato così che mi sono avvicinata ai gruppi di attivisti di cui tutt’oggi faccio parte.

La situazione a volte è molto scoraggiante, addirittura deprimente. Soprattutto in Italia. Ma in fondo si sceglie di impegnarsi nel sociale perché è la cosa giusta da fare. Lo si fa per quelle persone che vedono negati i propri diritti, che subiscono violenze e bullismo ogni giorno. Persone che per anni o intere vite si sentono sole, ‘sbagliate’, abbandonate a loro stesse. Lo si fa per loro e lo si fa anche per se stessi.
Nel mio caso l’attivismo è diventato ormai parte della mia vita personale. La maggior parte dei miei amici sono attivisti a loro volta e quindi passiamo sempre moltissimo tempo insieme. Naturalmente questo non vale per tutti. Ho anche parecchi amici che non si occupano di diritti LGBT e appartenenti a qualunque orientamento sessuale. In fin dei conti l’importante è andare d’accordo con la persona in sé! Anche prima di entrare in contatto con queste nuove realtà, sono sempre stata abbastanza selettiva con le amicizie: la mia regola è quella del ‘pochi ma buoni’.
In effetti le persone LGBT* (lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer, intersessuali, asessuali, ecc.) comprendono meglio certi temi, legati alla richiesta di diritti e riconoscimenti, per il semplice fatto che li vivono in prima persona e questo per me è molto importante.

La mia famiglia mi supporta ed è pronta a subirsi le mie sfuriate contro il mondo ogni volta che ne ho bisogno. Non vi nascondo che anche i miei genitori hanno avuto bisogno del loro tempo e di compiere il proprio percorso prima di arrivare a supportarmi appieno. In particolare mia madre. Credo che per tutti i genitori sia complesso accettare aspetti ‘inattesi’ dei propri figli. Non perché questo li porti a non voler loro più bene, ma piuttosto perché si trovano di fronte al crollo dei progetti e dei sogni e delle certezze che riponevano in loro. Per fortuna molte famiglie, dopo un periodo di ‘assestamento’ iniziale, riescono a costruire nuovi progetti insieme al loro figlio o figlia. Riconoscono che si tratta sempre della stessa persona che hanno cresciuto e a cui volevano bene allo stesso modo.

Ci sono anche le difficoltà. La parte più problematica del mio impegno da attivista è lo spiegare e il far capire a chi non è per nulla propenso a farlo cosa voglia dire essere asessuale e perché sia necessario lottare anche per i nostri diritti, che sono gli stessi del resto della comunità LGBT. L’asessualità è un orientamento sessuale come tutti gli altri. Significa semplicemente non provare attrazione sessuale.
Purtroppo alcune persone, anche all’interno del movimento, discriminano fortemente le persone asessuali, ma fortunatamente negli ultimi anni le cose sono cambiate molto. Il movimento LGBT italiano si sta aprendo anche verso realtà che magari prima venivano escluse o viste con diffidenza. Non so da cosa possa dipendere. Forse semplicemente i tempi sono più maturi e le persone si sentono più forti delle proprie posizioni e non hanno timore delle altre ‘diversità’. Certamente questo è dovuto anche al lavoro di tutti coloro che per anni si sono fatti avanti, facendo conoscere se stessi e la propria storia. Il cosiddetto ‘fattore umano’ che ha permesso anche a queste nuove realtà di entrare in contatto tra loro.

I momenti belli compensano tutti i sacrifici. L’emozione che si prova ad ogni Pride, anno dopo anno, e l’orgoglio per i risultati che raggiungiamo ne sono un esempio. Inoltre c’è stata l’ufficializzazione dell’apertura di Arcigay Milano verso il mondo asessuale con l’inaugurazione di un gruppo dedicato all’asessualità e alle tematiche ad essa legate.
L’attivismo LGBT italiano presenta una forte tendenza al separatismo fra le varie associazioni e un forte bisogno di protagonismo. Personalmente, ritengo che forse si potrebbe collaborare di più fra di noi senza aver paura che qualcosa venga tolto ad altri: stiamo tutti lottando per la stessa causa.

 

Alice

4 Commenti

  • Ma Alice la vita è un tempo limitato a ns disposizione. Non si può far tutto quel che si vorrebbe. Per cui esiste una necessità di farsi delle priorità. Se tu vuoi lottare per qualcosa, davvero ritieni che la battaglia per affermare i diritti degli asessuati sia una priorità? Io non so che diritti particolari possa rivendicare un asessuato. Ma so che ieri ad esempio s’ è suicidato un ragazzo perché non trovava lavoro. Vedo una generazione senza futuro che ormai si è abituata a sentirsi dire che è normale che sia così , e non v’è alternativa. Io penso che la lotta contro le ingiustizie tutte, comprese quelle che tu descrivi, necessiti oggi di concentrarsi sul cuore di ogni discriminazione. Sulle ingiustizie massime della vita. Che sono di ordine sociale ed economico. Il diritto alla vita viene prima di tutto . E oggi è messo in discussione. Personalmente credo anche che nel terzo millennio occorra iniziare a ragionare su come fermare il massacro lo sterminio di MILIONI di esseri senzienti. Allevati in batteria, cresciuti nella merda al solo scopo di essere uccisi e venduti. Il 70% del grano mondiale è prodotto per sfamare gli allevamenti di bestiame da carne. Oggi l’alternativa c’è. Hai mai visto un animale vero venire ucciso? Per cosa siamo al mondo noi? Ci chiediamo se un domani entrassimo in contatto con specie viventi di altri pianeti se questi sarebbero ostili o meno. Ma noi come ci comportiamo con altri esseri viventi , sensibili. Come ci comportiamo col nostro prossimo. Nei supermercati piuttosto che regalare il cibo scaduto agli indigenti,lo buttano. Esistono cimiteri di auto nuove mai immatricolate che vanno dritte allo sfascio. Esistono milioni di persone che vivono nella sofferenza. Molti nei paesi del CD terzo mondo depredati dalle multinazionali ,con presidenti corrotti che scendono le ricchezze e inquinano aria e acqua. E se i cittadini provano a ribellarsi vengono bombardati dai paesi occidentali, etichettati come terroristi ,uccisi e poi rinstallano preesistenti corrotti per riprendere a depredare colle multinazionali. Ma anche qui in Europa in Italia. Quante vite rovinate da un sistema economico che permette il ladrocinio legalizzato tramite la finanza, tramite ingiustizie macroscopiche cui ci hanno abituati a tal punto che non le vediamo più? Le lotte per i diritti sono tutte importanti. Ma oggi ci perdiamo via di strade secondarie perdendo di vista quelle che dovrebbe ro essere le nostre battaglie di GIUSTIZIA E UMANITA’ principali. Io spero che ciascuno non si batta solo per le questioni che lo riguardano solamente di persona. Comunque bene i diritti degli asessuati…

    • Gentile Bruno,
      grazie per il tuo commento.
      Ovviamente la giovane Alice non è la prima responsabile di tutte le ‘brutture’ da te indicate. Certo ognuno di noi dovrebbe fare del suo meglio per migliorare questo mondo e lottare per i diritti di tutti: donne, uomini, minoranze o esseri viventi in generale.

      Alice è asessuale e si impegna per farsi conoscere dalle persone comuni, con lo scopo di essere compresa e supportata. Perché, solo attraverso la conoscenza delle cose, si potrà un giorno raggiungere il risultato di un cambiamento sociale che porti al rispetto di tutte le differenze, senza discriminazioni, emarginazione e bullismo.

      Ti ringraziamo ancora per la tua attenzione.
      Staff

  • Andando avanti con queste fisime di cercare continuamente nuove sottospecie alla specie umana, mi viene da pensare che il percorso evolutivo darwiniano abbia terminato il suo sviluppo. Quando ho per la prima volta letto in un testo di Michael Moore «LBGQT-i» ho capito che siamo giunti alla fine. Ora scopro anche la lettera A, cioè quella lettera alla quale alla lettera sottostanno per libera scelta suore cristiane. Due campi sono esplorati, qui: quello della noia e quello del ridicolo, contemporaneamente.

    • Gentile Paddy, dare un’etichetta ad ogni ‘categoria’ umana è certamente scorretto e riduttivo. Ma se questo serve per dare visibilità a persone che hanno bisogno di alzare la voce per poter fare rispettare i propri diritti allora è bene farlo.

      La ‘I’, presa in esempio, di LGBTQ-I rappresenta le persone intersessuali (quelle persone i cui cromosomi sessuali, i genitali o i caratteri sessuali secondari non sono definibili come esclusivamente maschili o femminili). Loro si battono contro la prassi di sottoporre individui appena nati che presentano queste anomalie genitali ad operazioni chirurgiche e conseguenti cure ormonali per ‘normalizzare’ e omologare queste persone ad uno dei due sessi accettati.
      Se per combattere ‘mutilazioni genitali’ e pratiche simili bisogna dare un nome a una ‘categoria’ umana, ben venga!

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