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Oggi non sappiamo ancora come sarà la situazione nelle prossime settimane. Ci verrà restituita la libertà di movimento che ci è stata sottratta a fin di bene da ormai un mese? O potremo muoverci solo per necessità essenziali come il lavoro e la spesa per ancora molto tempo, sia pur con una regressione progressiva delle limitazioni?

Indipendentemente da quanto potremo circolare e tornare alle nostre abitudine, è probabile che grandi assembramenti di persone non saranno possibili per quest’anno, se è vero che che “finché il virus persiste da qualche parte, c’è la possibilità che un viaggiatore infetto riaccenda scintille in paesi che hanno già superato l’emergenza”, come spiega Ed Yong, redattore scientifico di The Atlantic.

Al  di là delle analisi che si possono fare della situazione sanitaria, e perfino al di là di un improbabile ritorno alla normalità entro l’estate, l’organizzazione dei Pride in Italia e nel mondo sembra essere essa stessa in quarantena anche per via della modalità festaiola di queste manifestazioni che da tempo, quasi ovunque, prevale sull’aspetto delle rivendicazioni politiche. Moltissimi sono gli appuntamenti già annullati in Europa e negli Stati Uniti  mentre l’Italia sta per ora in spasmodica attesa ma è chiaro che della cosiddetta “Onda Pride” resterà poco nulla quest’anno.

I primi ad arrendersi sono stati l’appuntamento di Parma del 13 giugno, il Vicenza Pride della settimana successiva e l’Umbria Pride (che doveva regionalizzare il Perugia Pride degli scorsi anni) previsto inizialmente per il 27 giugno e ora rimandato di un anno. Ma nelle prossime settimane sicuramente altri alzeranno bandiera bianca.

In parecchi contesti però si sta pensando a soluzioni alternative: lasciar passare l’estate è una delle più in voga (non solo per le parate dell’orgoglio LGBTQIA, ma per tutta una serie di appuntamenti saltati nel mondo della cultura, dagli spettacoli teatrali alle presentazioni di libri, dai festival del cinema ai dibattiti), ma c’è anche l’idea di rimodulare la proposta di iniziative in modo che – eliminata per forza di cose la parata (che ben difficilmente le questure autorizzeranno, dopo quest’emergenza) – si riesca comunque a dare spazio alla visibilità delle minoranze sessuali nel periodo tradizionalmente dedicato ai Pride.

Naturalmente per alcune situazioni particolari la rinuncia potrebbe essere particolarmente spiacevole: Milano avrebbe dovuto ospitare quest’anno il World Pride e non è detto che l’assegnazione verrà rimandata all’anno successivo, nel caso il corteo del 27 giugno saltasse; Piacenza, Lecco, Ragusa, Brindisi, Aversa dovrebbero avere la loro prima parata tra fine maggio e inizio luglio, dopo percorsi di avvicinamento più o meno ricchi di appuntamenti, a seconda delle diverse situazioni.

Poiché però, come si diceva, negli ultimi anni – specie nei paesi che hanno ottenuto uguali diritti per la comunità LGBT o che (come l’Italia) si sono accontentai di quanto “concesso” – lo spirito di festa ha spesso scalzato le rivendicazioni politiche (che pure ogni singolo corteo ha sempre avuto: i Pride hanno tutti un documento politico che è spesso ricco di buone proposte ma che pochi leggono), il forzato rinvio o ridimensionamento delle iniziative potrebbe essere l’occasione di rilanciare la forza politica del movimento e magari di coordinarsi per riuscire a ottenere, anche in Italia, qualcosa di più delle unioni civili e l’agognata legge contro l’omotransbifobia.

 

Michele Benini

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