Abili d’amare, senza “diversamente”

Abili d’amare, senza “diversamente”
Abili d’amare, senza “diversamente”
Il tema che propongo di trattare è delicato, non solo per le risonanze emotive e soggettive ad esso sottese ma, anche e soprattutto, perché ritenuto ingiustamente un tabù.

Il tema che propongo di trattare è delicato, non solo per le risonanze emotive e soggettive ad esso sottese ma, anche e soprattutto, perché ritenuto ingiustamente un tabù. La mia intenzione è quindi quella di scalfire (per infrangere ci vuole tempo) un muro di silenzio, su una questione che a me e non solo, per fortuna, sta molto a cuore: la questione della sessualità e dell’affettività delle persone fisicamente non facilitate.

Premetto che, personalmente, a denominazioni quali “disabile” o “diversamente abile” – “diversamente” in cosa e da cosa? – preferisco dire “persona fisicamente non facilitata”. Essere sulla sedia a rotelle è una condizione esistenziale che per alcun* c’è e per altri* non c’è, qualcosa che accade e può accadere a chiunque. Inoltre essendo la sedia a rotelle un mezzo, uno strumento per muoversi nel mondo, non ha niente a che fare con l’essenza della persona che la utilizza.

Credo che sia urgente avere spazi di confronto e di dialogo, in modo da spingere il tessuto sociale ad una graduale ma costante maturazione, come è riuscito a fare il movimento femminista a partire dagli anni ’60. Prendiamo alcuni esempi.

Il movimento spagnolo in difesa della libertà sessuale delle persone fisicamente non facilitate Yes we fuck – Sì, noi scopiamo – intende scuotere le coscienze attraverso l’organizzazione di incontri aperti di consapevolezza sessuale, seminari di discussione, manifestazioni coinvolgenti tutti e tutte “normodotati e non”, e anche testimonianze in piazza di uomini e donne che, nonostante la condizione fisica di svantaggio, hanno una vita sessuale soddisfacente.

Ha invece un approccio più legato alle arti visive, ma altrettanto incisivo, Sins Invalid – Peccatori Invalidi progetto collocato a San Francisco, di un gruppo di artisti e performers non facilitat* fisicamente (come la bravissima e bellissima Maria R. Palacios), nonché di colore e queer.

Queste performance, che vanno dal teatro alla video-arte, esplorano i temi della sessualità e, più in generale, della corporeità non facilitata, cercando di mettere in discussione il paradigma della “normalità” e, in questo caso, della normalità sessuale. Entrambi gli approcci si propongono di criticare la liquidazione dell’erotismo a favore di corpi già svelati ed esposti, come fossero tanti pezzi di carne sul bancone del macellaio, per di più normodotati.

Credo che parlare della sessualità e della costellazione di forme e modi legati ad essa implichi, anzitutto, amare il proprio corpo e se stessi, avendo così coscienza di come vorremmo amare ed essere amat* davvero.

Il problema è che fintanto che si tratta di un legame superficiale tra due persone, va tutto bene. Le cose si complicano invece, e non poco, quando il feeling che si instaura richiama emozioni ed affetti più profondi, rivelando un sempre più intenso e vivo desiderio sessuale.

Si dice che io sia una bella ragazza (mora con gli occhi verdi) con un 110 e Lode in Filosofia, frutto del mio grande amore per il pensare a fondo su me stessa, sul mondo di cui faccio parte e sulla vita che mi attraversa così come attraversa e pervade tutti e tutte. E, come succede, mi è capitato di aver conosciuto, stimato ed in seguito tentato di amare e di essere amata.

Le persone con cui ho potuto parlare, discutere o condividere queste questioni, pensano d’aver fatto una cosa bella, buona e giusta: mi hanno dedicato il loro tempo, la loro attenzione, la loro cortesia, cosa potrei mai volere di più?

Sentirmi viva, sentirmi una donna intera e non più a metà, non più disincarnata come fossi incorporea; sentirmi amata e desiderata, attraverso un incontro e una comunione non solo delle anime ma anche dei corpi, senza per questo rischiare di essere considerata, da menti retrograde, una ninfomane degenerata con scompensi emotivi di notevole entità.

Io sono una donna di trentun anni che non si arrende all’esigenza di essere tale perché formalmente, a livello biologico, avente una vagina tra le gambe. Io voglio sentirmi donna in profondità senza rinunciare ad amare il mio partner per ciò che è e ad essere amata completamente per ciò che sono, vivendo anche i piaceri del sesso.

Silvia Migliaccio

 

 

© fotografia di Olivier Fermariello

1 commento

  • Cara Silvia,
    Fai bene a non arrenderti, ad amare te stessa e ad affrontare il mondo con spavalderia! Gridalo forte: “Sì, noi scopiamo!” Scopiamo tanto e bene, o meglio facciamo l’Amore meglio di tanti normodotati!!
    Mi è piaciuto molto quello che scrivi e voglio portare la mia testimonianza. Sono un ragazzo normodotato di qualche anno più di te, con alle spalle esperienze di vita di coppia. Da poco tempo ho conosciuto una ragazza “fisicamente non facilitata” e me ne sono innamorato perdutamente. Non lo avrei mai pensato possibile fino a poco tempo fa. Poi, vedi, capisco quando tu scrivi che molti ragazzi si avvicinano a te con affetto e amicizia, anche con amore, ma ad un certo punto si domandano: “ma cosa potresti mai volere di più?”. E tu rispondi, giustamente: “Sentirmi viva, sentirmi una donna intera e non più a metà, non più disincarnata come fossi incorporea; sentirmi amata e desiderata, attraverso un incontro e una comunione non solo delle anime ma anche dei corpi”. È forse questa la difficoltà maggiore, per molti, ma ho sperimentato, credimi, che non è così. la ragazza che ho conosciuto, come te molto bella e con gli occhi verdi, mi ha fatto capire cosa possa significare amare in maniera diversa. Che è poi la stessa maniera. Non solo comunione di anime, ma di corpi, intreccio di corpi, di mani, di membra. Intreccio di piaceri reciproci dati e ricevuti con passione e in piena naturalezza. la mia ragazza è non solo come tutte le altre, sotto quel punto di vista, ma superiore alle altre. Sensuale, capace, sexy, completa. Anche tu devi sentirti completa e donna fino in fondo e non aver paura a buttarti nelle esperienze. Sicuramente potrai trovare anche tu l’uomo giusto come io ho trovato la donna giusta, nonostante o forse proprio perchè “fiscamente non facilitata”. Anche tu scoprirai come io ho scoperto il piacere del sesso in tutti i suoi aspetti. Non cedere mai! Non rinunciare! Osa! Ama… e sarai amata! Fallo per te e vedrai che anche il tuo partner scoprirà in te – e tu certamente le hai – doti inattese e la scoperta sarà fonte di piacere per entrambi. il piacere è possibile e non è un regalo che qualcuno ti fa, ma una conquista tua. Un regalo reciproco e ricambiato.
    Pensa che la mia ragazza stava per rinunciare per sempre al sesso, pensava che tutto fosse perduto e invece no! Il nostro incontro l’ha trasformata e le ha infuso una bomba di fiducia. Non passerà molto tempo, Silvia, che anche tu farai un incontro così e, come la mia ragazza rinata, ti sentirai davvero “donna in profondità senza rinunciare ad amare il tuo partner per ciò che è e ad essere amata completamente per ciò che sei, vivendo anche i piaceri del sesso”. La felicità è a pochi passi da te… allunga le mani e afferrala!

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