Ti ho aspettato per troppo tempo, Pride!

Ti ho aspettato per troppo tempo, Pride!

A scapito delle superstizioni il 2017 sarà un anno di liete notizie per la Calabria. Da sempre terra di confine, questa regione vive oggi una nuova onda dell’attivismo LGBT che le ha regalato negli ultimissimi anni già tre Pride e una serie di progetti interessanti che lasciano sperare per il futuro. Quella di Cosenza è la quarta parata della storia della Calabria; la prima però in questa città, dove Arcigay è approdata all’incirca quindici anni fa.
Cosa è cambiato da allora? Il Pride può essere visto come il raggiungimento di una faticosa maturità del movimentismo LGBT in Calabria? Ne abbiamo parlato con Federica Mangiacasale, membro del comitato PRIDECS e della storica Arcigay che porta il nome di Eos, dea dell’aurora in quella Grecia antica in cui affonda le sue radici la storia della Calabria.
Ci si prepara dunque all’ennesima aurora, anche se la Calabria intera ha oggi bisogno del suo mezzogiorno dei diritti. Di maturità dell’attivismo, di visibilità alla piena luce del sole delle persone LGBT e di un sole alto in cielo che sciolga quei residui di pregiudizio che resistono imperterriti in alcuni strati della popolazione.

Com’è maturata l’idea di portare il Pride a Cosenza?
Era arrivato il momento. Abbiamo sempre coltivato questo sogno, ma non ci sentivamo pronti. Avevamo paura di non farcela, ma dopo Tropea [il precedente Pride calabrese ndr] è venuto tutto naturale.
Quel giorno ci siamo guardati negli occhi emozionatissimi e ce lo siamo detti: “Il prossimo anno tocca a Cosenza!”. È stata una maturazione improvvisa.

Cosa pensi lascerà questo Pride alla comunità LGBT cosentina?
Oltre ad un’ondata di positività, che sono sicura inonderà tutti il primo luglio, questo Pride sarà utilissimo per tutto il territorio: è il primo della città, di conseguenza se per molte altre zone d’Italia i Pride sono un dato certo che si sussegue di anno in anno, qui invece si tratta di un vero strappo totale rispetto alla società reale.
A Cosenza ci sono molti omosessuali, alcuni in coppia, che condividono una vita con i propri compagni, ma che si mantengono a distanza dall’attivismo. Cercano di mimetizzarsi relegando la propria affettività allo spazio privato, ‘normalizzarsi’ rispetto al contesto sociale. Ecco, con la scusa del Pride molti stanno tornando ad avvicinarsi alle associazioni. Noto un grande entusiasmo anche fra gli adolescenti che, in un’età così difficile, si sentono probabilmente meno soli e hanno finalmente cominciato a pensare: “Cavolo, allora anche qui è possibile!”

Qualche settimana fa dalle colonne de La Repubblica si è parlato di Flop delle Unioni Civili, in un articolo giustamente criticato. Noi sappiamo che i diritti non possono essere ridotti a numeri, tuttavia una riflessione seria sulla differenza, per esempio, tra Nord e Sud del Paese va fatta. Parlavi di coppie che vivono mimetizzandosi, ma quali sono gli ostacoli che non permettono loro di fare un passo in avanti? Come possiamo leggere quello ‘zero celebrazioni’ in una città che si appresta ad accogliere il suo primo Pride?
Come scrisse una mia amica su Facebook: “Al Sud le Unioni Civili vanno a rilento perché teniamo così tanto al matrimonio che impieghiamo almeno due anni per organizzarlo”.
Scherzi a parte, per quanto Cosenza sia una città importante, tutto sommato un’isola felice, viviamo comunque in una provincia del Sud Italia. Quel che qui costa fare ancora è la rivendicazione pubblica, a viso aperto.
Io penso che al Pride ci sarà un sacco di gente e questo aiuterà molti a trovare il coraggio. Mi viene in mente questa scena del Pride di Tropea: un anziano signore che ci attendeva con un cartello sul quale aveva scritto qualcosa come “Benvenuto Gay Pride! Ti ho aspettato per troppi anni”.
Spero che per le persone gay cosentine possa essere la stessa cosa.

Come ti pare stia rispondendo la città a questo evento nuovo e inatteso?
Sicuramente c’è una parte di conservatori che ha paura, teme questa tanto citata ‘spettacolarizzazione’. Però esiste anche una parte che ci sostiene attivamente, a partire dalle piccole cose come l’acquisto dei gadget. Più in generale, si è attivata una bella rete sia formale che informale. Penso agli sponsor, il più importante dei quali è T-SQUIRT, ma che comprende anche piccoli negozi di abbigliamento o banalmente il mio stesso tatuatore [ride].
La cosa veramente bella è che si sono proposti loro direttamente, senza che noi gli chiedessimo nulla. È una forma di solidarietà attiva che mi piace moltissimo.

Il sostegno, perlopiù morale, arriva anche da molti Enti pubblici, a partire dall’Università della Calabria, che è un faro di cultura in un territorio difficile come la Calabria. Questo stride con il niet del Comune di Cosenza. Il caso infatti ha timidamente sfiorato le cronache nazionali. Che ci dici al riguardo?
Da cittadina mi sento profondamente delusa. Mi avrebbe fatto piacere pensare che l’amministrazione ascoltasse e tutelasse le minoranze. Il Pride non è solo quello che lascia intendere il Sindaco. Infatti abbiamo cominciato con un seminario d’apertura l’8 maggio scorso in cui è stata presente Monica Cirinnà, per fare un esempio.
Alcuni – non faccio nomi – hanno detto che il giorno della parata lasceranno la città. Invece io spero che ci ripensino e vengano a vedere cos’è realmente il Pride: capirebbero quanto è pieno di pregiudizi il comunicato stampa del Comune.

Che effetto pensi abbiano avuto le dichiarazioni del Sindaco sulla cittadinanza?
Le dichiarazioni del Sindaco toccano la pancia di una parte della cittadinanza. Tieni conto che i pregiudizi su questo genere di manifestazioni sono così solidi e stratificati che appena li tocchi si palesano nella loro interezza. Nonostante questo io sono convinta che dopo il Pride anche una parte di questi cittadini cambierà idea.
Lo scorso anno a Tropea all’apertura della parata c’erano degli anziani che ci scrutavano con curiosità. Qualcuno di noi si è avvicinato per chiedergli: “Vi sembriamo tanto strani?” e loro hanno risposto che ci vedevano semplicemente come dei bravi ragazzi molto colorati…
Voglio dire che, sebbene io non condivida la politica della sobrietà, è difficile che alla parata accadrà chissà quale fatto sconvolgente. Ci saranno molte persone comuni desiderose di essere se stesse. L’esperienza degli scorsi anni ci insegna questo.

Vorresti aggiungere qualcosa?
Sì, condividere la mia gioia.
Dopo tanti anni si è creato un bel nucleo operativo che funziona alla perfezione. Vedo un’energia assurda e mi rende felice. Credo che aprire le porte di Arcigay ad altre realtà si sia rivelata una sorpresa. Si respira aria nuova, positiva. Ed è davvero bello.

 

Ivan

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