Io non sono esperta di salute mentale. Non ho studiato medicina, né psicoterapia, né qualsiasi altra cosa, ma, purtroppo, posso dirmi paziente di salute mentale da un po’ di anni.
E’ la prima volta che lo ammetto per iscritto e fa uno strano effetto: ho vissuto in questi anni degli eventi che fino a qualche settimana fa, non mi ero soffermata neanche ad osservare. Come se non li avessi vissuto io, ma ne fossi solo testimone. Testimone esterno… Razionalmente ero cosciente, ma emotivamente continuavo a buttare giù bocconi indigesti che con il tempo si sono calcificati. il tempo ha trasformato i bocconi calcificati in masse piene di dolori, chiuse in zone del mio cervello che non ha portato avanti una rielaborazione spontanea, ma solo gesti traumatizzati che si sono susseguiti e ripiegati su loro stessi senza via di uscita.
Non posso spiegare questi anni di dolore acuto, di colpevolizzazioni, di lesionismo mentale e fisico. Perché non basta uno spazio scritto, non sarà mai sufficiente, perché semplicemente è un pezzo di vita. In aggiunta a ciò credo sia giusto tenere conto che non è solo l’ambiente ad essere contributo diretto, gioca un ruolo fondamentale la genetica, la nostra storia familiare.. io sto ancora cercando di capire cosa mi ha portato in cura, ciò che ha fatto scattare la miccia. Ha sicuramente una storia antica. Ha sicuramente un inizio molto lontano.
Ma ha davvero importanza come è iniziato? Me lo chiedo perché forse non riuscirò mai a sbrogliare il nodo della matassa. Ciò che riesco a sapere però, ed è un qualcosa di molto doloroso perché è un ricordo vivido nella mia mente, è il momento esatto in cui mi sono accorta che stava arrivando quella botta finale dopo anni ed anni di resistenze e tenute a galla tra pianti, crisi di nervi, notte insonni e tanta tanta tanta paura di morire. Si, perché ad un certo punto pensi che stai per morire. Perché ti convinci che tu sarai l’artefice della tua morte; non vedi alcuna via di uscita. Depressione, traumi, ansia, insonnia, attacchi di panico, pensieri suicidi… c’è lo stigma su questi argomenti, c’è lo stigma su tutto quanto ho scritto.
La gente tende a non crederti o ad uniformarti ad un’idea comune di debolezza e scarsa capacità di reazione agli eventi. Se firmassi questa lettera, quante persone mi guarderebbero con gli stessi occhi di prima? Ma quanti direbbero che in fondo bastava reagire diversamente. Non farne una tragedia. Ma che sopratutto i problemi sono altri. Il mio problema ero io. Io ero la mia trappola, io non funzionavo più. Non è bello che sia uno stigma, ma credo di aver ben capito che nella nostra società ciò che fa spavento è la presa di coscienza della fallibilità. Siamo fallibili. Tutti. Ma per alcuni di noi quella fallibilità è una lotta quotidiana per non arrenderci alla vita. Con noi stessi, con quello che ci piomba addosso e ci chiediamo perché cazzo ci sta succedendo. Non posso parlarvi in maniera tecnica di quello che ho vissuto, per quello potete fare domanda a qualsiasi esperto del settore, e solo a loro dovreste chiedere pareri su tali questioni.
Da me potreste sentire le notti a urlare contro il cuscino. La paura di morire che ti assale mentre sei in metrò e tutto è nella norma, ma tu all’improvviso ti senti le gambe tremare, il cuore schizzare in gola e inizi a non respirare scendendo alla prima fermata, ancora lontana dalla tua, da sola, in una città che è diventata più grande di quella che è. Oppure trovarsi al supermercato di fronte ai sughi pronti e non sapere quale scegliere e iniziare a piangere perché non ti ricordi più cosa ti serve, o come si fa la pasta, e che sei da sola a casa e tornerai senza sugo, solo con la pasta, perché l’idea di mangiare da sola inizia a spaventarti. Perché quando sei da sola ti senti ormai costantemente in pericolo, non sai come uscire dalla tua pelle. Non sai come fare smettere di girare la ruota della tua vita che per te sta andando all’impazzata, perché ormai non riesci più ad avere contatto con la realtà. Si sta sgretolando tutto. Dal sugo poi non compri più neanche la pasta. Mangi solo roba liquida. Poi non ti va più neanche la roba liquida. Non dormi di notte, non concludi niente di giorno. E il fondo è quando non riesci più ad alzarti dal letto e chiedi aiuto, ma non ci credi neanche tu. È solo meccanico.
Questo è più che essere fallibili, però io vi dico che quando vi sentite vulnerabili, stanchi, fallibili – non falliti ragazzi/e ma semplicemente con la possibilità di sbagliare, come è normale giusto naturale che sia! – non potete nascondere la testa sotto la sabbia e costringervi a fare finta di niente. C’è uno stigma sulla salute mentale che fa spavento, talmente tanto che non viene considerata neanche questione di salute, ma solo di : eddai su, attention whore del cazzo.
Amalia


