“Avrei una curiosità: tu sin da piccolo sei sempre stato uomo o eri donna prima?”.
La domanda da un milione di dollari arriva dopo cena e lì per lì mi lascia un po’ spiazzato.
Non mi era mai capitato di ricevere un messaggio così diretto, né tantomeno di immaginare che qualcun@ potesse pormi un simile quesito.
Eppure è successo e, al contrario di quanto io stesso mi sarei aspettato, dare una risposta non mi infastidisce per niente. Mi sento tranquillo, molto calmo e rilassato.
Sarà che ho trascorso una splendida giornata al mare in compagnia di una gran bella donna. Sarà che da un po’ di tempo a questa parte mi sento miracolosamente bene con me stesso. Sarà che il cuore manda segnali rassicuranti al cervello – tranquillo, amico, non c’è nulla di cui preoccuparsi.
Sarà quel che sarà, sta di fatto che dopo qualche nanosecondo le mie dita sono già pronte a digitare una risposta chiara ed efficace.
No, non sono sempre stato uomo e in tutta onestà non lo sono nemmeno adesso.
Sono nato femmina, ecco tutto, e da un punto di vista sessuale e fisico lo sono tuttora.
Se mi chiedi se avrei voluto essere maschio, ti dico onestamente che sì, a essere onesto avrei preferito venire al mondo in un corpo di uomo.
L’ho capito con il passare degli anni, quando ho finalmente iniziato ad accettare una realtà che per molto tempo avevo escluso.
Sai com’è, non è facile ammettere di essere costretto a vivere in un corpo che non corrisponde alle caratteristiche che desidereresti.
Non è facile, e talvolta mi fa sentire persino in colpa perché secondo la chiesa la pelle che abito è un dono di Dio, guai a rifiutare la suprema creazione dell’Altissimo! Guai a rinnegare la sua perfetta visione delle cose mortali!
Per anni e anni mi sono sentito ripetere questi concetti.
Per anni e anni ho creduto di dover essere fedele a me stesso soltanto perché così avrei avuto salve sia l’anima che la vita.
Per anni e anni ho pianto in silenzio, di fronte allo specchio, scavandomi la cute con le unghie per strappare via un po’ di quell’involucro che non sentivo mio di appartenenza e dal quale avrei solo voluto scappare.
Ho rinnegato Dio per non doverGli dare spiegazioni, ma alla fine mi sono reso conto che non è a Lui che devo rendere conto delle mie scelte e di sicuro non è Lui che le giudica.
Se davanti a me avessi il piccolo Nicki, quello con gli occhioni spalancati di spavento e la bocca arricciata di chi sta per scoppiare in singhiozzi, lo abbraccerei e gli direi di stare tranquillo.
Gli spiegherei che no, non è da un’entità distante che deve allontanarsi in tutta fretta, non è del Signore che deve aver paura.
Gli racconterei che a fargli del male sono le persone come lui, anche se non tutte, per mia e sua fortuna.
Alcune sì, per carità, alcune di dolore ne provocano tanto ma altre no.
Altre sono davvero in grado di farti trovare ascolto, affetto, accoglienza e amore.
Lo stesso amore che, dopo secoli di dannazione, sono riuscito a provare per me stesso e che ora mi tengo ben stretto, perché è davvero la cosa più cara.
Del resto, non esiste altra soluzione che questa: se voglio che il mondo là fuori mi accetti, il primo a fare lo sforzo di apprezzarmi per come sono devo essere io.
Pazienza se tanta gente non capirà e mi guarderà male.
Pazienza se troppe persone spariranno dalla mia vita terrorizzate all’idea di trovarsi di fronte a una sottospecie di essere mitologico.
In cuor mio, ho imparato ad accettare che nascere femmina non significa aderire per forza a quei canoni che la società di ieri e di oggi vorrebbe far passare come verità assolute, da cui non si può sgarrare.
Ci sono tanti, infiniti modi di e per essere me stesso.
Io ho scelto quello che meglio mi descrive e mi rappresenta: nutrire il maschile e il femminile che albergano in me con la stessa cura e lo stesso sentimento.
Amandoli entrambi, e dando anche a chi mi circonda la possibilità di poterli conoscere e apprezzare.
Nicole Zaramella


