Un’Italia che cambia. Intervista a Iacopo Melio

Un'Italia che cambia. Intervista a Iacopo Melio

Iacopo Melio ha 25 anni, abita in una piccola frazione di Cerreto Guidi, in provincia di Firenze, e da qui, con le sue sole forze, ha creato una campagna web che sta cambiando il volto del sistema di trasporto ferroviario italiano, abbattendo barriere architettoniche e culturali.

È spesso non facile per alcune persone viaggiare in modo indipendente e spostarsi sul territorio italiano. Per una persona disabile o per chi ha problemi motori muoversi in treno diventa più complicato, per cause ‘burocratiche’, come il dover prenotare un viaggio con almeno 48 ore di anticipo, e per cause strutturali, che in molti casi potrebbero essere superate grazie all’aiuto di piccoli ausili, quali le rampe mobili, la costruzione di ascensori e il rialzamento dei marciapiedi.

Ognuno dovrebbe avere la possibilità di essere libero e autonomo. Grazie a Iacopo e alla sua campagna #vorreiprendereiltreno le cose stanno cambiando.
La battaglia per l’abbattimento di tutti i tipi di barriere nel nostro paese è ancora in salita e merita il contributo e l’attenzione di ognuno di noi.

 

Sei un giovanissimo studente di Comunicazione, Media e Giornalismo all’Università di Firenze: cosa pensi dell’Istituzione scolastica in Italia? Secondo la tua esperienza, Scuola e Università sono intrise di pregiudizi e discriminazioni? Siamo ancora un paese di minoranze non ascoltate e stereotipi?

Siamo un paese di minoranza perché, purtroppo, ancora oggi l’istruzione non è proprio alla portata di tutti. E non mi riferisco necessariamente alle tristi notizie di cronaca che parlano di bambini disabili relegati in aule da soli o privi di ore di sostegno, ma di mancanza effettiva di quegli strumenti che possono permettere a chiunque di diplomarsi, o magari laurearsi nel migliore dei modi (avere telecamere in un’aula universitaria per poter seguire le lezioni da casa, ad esempio, resta ancora, spesso, fantascienza).
Questo si amplifica man a mano che saliamo di grado: un dato chiaro e allarmante è il numero di ragazzi disabili che si iscrivono all’Università, molto alto rispetto a quanti effettivamente si laureano. Questo denota una scarsa efficienza del sistema italiano nel supportare lo studente stesso, sopperendo alle sue esigenze.

 

Quali sono i riscontri più significativi e cosa è stato realizzato grazie alla campagna #vorreiprendereiltreno?

La campagna, oggi diventata onlus, ha soprattutto l’obiettivo di sensibilizzare alla disabilità, in particolar modo all’abbattimento delle barriere architettoniche.
Trenitalia ha iniziato lavori di ristrutturazione in 260 stazioni circa, abbattendo lentamente gli ostacoli più grandi.
Certo, c’è ancora tantissimo da fare, e molte cose (come l’acquisto di treni nuovi, moderni e accessibili) restano ancora un miraggio in ragione del grande investimento economico che comporterebbero.
Resta comunque la grande soddisfazione di aver creato una community attenta e consapevole che, quotidianamente, ha iniziato a cambiare il suo approccio alla disabilità mettendo in pratica accortezze che non era solita avere. Grazie alla partecipazione delle persone abbiamo potuto realizzare progetti importanti come l’acquisto di un’auto completamente accessibile da impiegare nel trasporto scolastico di ragazzi disabili.

 

Avresti mai pensato di creare un tale interesse e ricevere un numero così alto di adesioni? Quali sono le personalità che si sono impegnate maggiormente per questa causa e come hanno contribuito a cambiare le cose?

I protagonisti sono sempre e solo i cittadini, le persone più ‘normali’ e ‘ordinarie’ (in senso positivo) che ci possano essere, dallo studente di 15 anni che inizia a trattare certi argomenti al Liceo in previsione, magari, di un ipotetico lavoro come geometra o educatore, ai coetanei che vogliono mettersi in gioco per un futuro migliore, agli adulti che desiderano sostenere una causa che condividono oppure no. Credo che la disabilità tocchi tutti, in particolar modo il tema dell’accessibilità: ci sono mamme col passeggino, anziani col bastone o ragazzi ‘sanissimi’ che devono portare le stampelle per infortuni passeggeri…
A distanza di due anni, vedere il loro contributo costante è sicuramente un regalo enorme e inaspettato, perché significa saper comunicare certe tematiche in modo coinvolgente, tirando fuori il meglio della società.

 

Quando si parla di disabilità, l’utilizzo di una terminologia corretta è la base del cambiamento. Cosa ne pensi?

Assolutamente d’accordo, le parole sono basilari per poter attuare una rivoluzione culturale: chi comunica male pensa male e quindi si comporta male.
Impariamo ad abbattere le barriere nella comunicazione, a partire da quelle derivanti dal politically correct, e così potremo finalmente trattare tutti allo stesso modo, iniziando magari a evidenziare le abilità di ognuno anziché le difficoltà.

 

Cosa ti aspetti per il futuro. I tuoi studi e il tuo impegno sociale dove ti porteranno? Oltre la campagna #vorreiprendereiltreno, chi è Iacopo Melio?

Iacopo è un ragazzo di 25 anni come tutti gli altri, che sogna di poter essere autonomo, con un lavoro che gli piaccia.
Vorrei poter aiutare gli altri, che sia con la comunicazione (magari il giornalismo) o con un impegno socio-politico. Non ho preferenze.
Ciò che conta è mettersi a disposizione (anche attraverso la onlus) di chi ancora oggi non viene ascoltato, nella speranza di rimettere sotto i riflettori certi diritti.
Non mi aspetto niente dal futuro in nessun senso: quest’avventura è nata un po’ per caso e vorrei che lo ‘spirito di sorpresa’ resti sempre. Ogni traguardo raggiunto è una conquista!

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