In Francia, c’est plus facile!

In Francia, c’est plus facile!
In Francia, c’est plus facile!

Siamo Manuel (38 anni, cuoco) e Roberto (34 anni, traduttore), nati e cresciuti in Italia rispettivamente nelle provincie di Vicenza e Treviso, espatriati in Francia da 8 anni.
Ci siamo conosciuti nel 2001, quando il portale gay.it era uno dei pochissimi luoghi virtuali di incontro allora disponibili. Come di consueto, qualche chiacchiera in chat, il primo incontro in un pub della campagna padovana e la settimana dopo ufficialmente in coppia. Da allora sono passati 13 anni!

Conviviamo da 10 anni e, sebbene la nostra coppia sia stata nel tempo sempre soggetta a drastici cambiamenti e pressioni, restiamo due compagni con un legame evidente e mai messo in dubbio.

La decisione di partire dall’Italia era maturata dopo due anni di convivenza a Padova. Allora ci occupavamo di un piccolo gruppo noto a livello nazionale che riuniva due realtà minoritarie: l’essere contemporaneamente gay ed ebrei.
Per motivi personali, legati alle disponibilità lavorative, ci siamo trovati ad abbandonare la nostra vita padovana per tentare altrove. Dopo alcune proposte venute da vari paesi, la Francia è stata una decisione casuale; forse la più comoda. Nizza è stata la nostra prima meta.

Già qualche mese dopo il nostro arrivo, in quanto coppia, abbiamo optato per lo strumento allora disponibile: il PACS. Ciò ci ha dato per anni la possibilità di essere riconosciuti a livello istituzionale, utile per esigenze pratiche come, per esempio, la fiscalità e la tutela sanitaria.
Per noi la scelta di sposarci è sempre stata scontata. Il fatto di aver vissuto in totale comunione per tanti anni avrebbe reso il passaggio al matrimonio un’ulteriore tutela per una coppia che si è sempre assunta da sola le proprie responsabilità anche in circostanze difficili. Essendoci trovati, in quel momento, a vivere in un piccolo villaggio dell’arrière-pays nizzardo, dove il matrimonio per tutti non era ben visto (il sindaco aveva addirittura firmato una petizione contro), l’inizio del nostro iter non è stato dei più sereni. Solo la nostra determinazione ci ha permesso di sposarci in questo piccolo municipio, al cospetto del primo cittadino e del tradizionale busto della Marianne (simbolo allegorico della République) con un esiguo parterre di invitati: due testimoni e qualche collega di lavoro. La cerimonia è stata breve, come normalmente in Comune, e abbiamo avuto l’onore di comparire in un articolo tutto per noi sul giornale regionale Nice-Matin.

Per quanto riguarda le nostre famiglie, se da una parte c’è stato un sincero sostegno, dall’altra una notevole indifferenza.
Come in tutte le famiglie, le reazioni sono spesso contraddittorie ed evolvono più o meno lentamente nel tempo. Abbiamo costruito un dialogo sereno con alcuni parenti, mentre altri hanno preferito restare in disparte e allontanarsi dalla nostra vita di coppia per evitare qualsiasi scambio sull’argomento. In ogni caso, la distanza geografica ha limitato i rapporti. Ovviamente vorremmo con tutto il cuore che queste relazioni fossero almeno sincere. Con alcuni parenti meno prossimi, grazie anche a strumenti come facebook, il nostro legame ha potuto manifestarsi spontaneamente. In generale, preferiamo tenere conto di questi passi positivi, piuttosto che soffermarci su alcune “resistenze” che, per noi, dopo dieci anni di vita comune e ufficialmente “out”, sono grottesche.

Concretamente, grazie al matrimonio, abbiamo avuto il diritto a un libretto di famiglia, che sancisce in modo inequivocabile l’uguaglianza e gli stessi diritti di una famiglia eterosessuale. Anche se il PACS già dava notevole supporto giuridico, solo il matrimonio ha dato a tutte le coppie i diritti all’adozione e di eredità.
Di fatto, la Francia è un paese favorevole alle tematiche LGBT. La grande laicità francese facilita una certa libertà di esprimere il proprio modo di essere e mai, in otto anni di permanenza, ci siamo sentiti giudicati o discriminati, contrariamente a quanto accadeva – ci dispiace ammetterlo – in Veneto. Tuttavia, durante il dibattito sul matrimonio per tutti, sul quale i media hanno concentrato tutta la loro attenzione l’anno scorso, abbiamo assistito a una forte recrudescenza di sentimenti omofobi, razzisti e tendenzialmente aberranti, indegni di una società che si proclama laica ed egualitaria. Ad essere sinceri, in quel periodo abbiamo cominciato a dubitare della scelta fatta qualche anno prima.

Da quando siamo in Francia, sin dall’inizio, la nostra coppia è sempre stata riconosciuta e rispettata in tutti gli ambienti, per essere più precisi anche in ambito lavorativo e amministrativo. Non è mai stato difficile presentarsi apertamente a un datore di lavoro o eventuali colleghi. Abbiamo sempre fatto colloqui sia per motivi finanziari che immobiliari insieme. Presentandoci come coppia non abbiamo mai avuto l’impressione di essere stati giudicati o mal visti, cosa che non si può dire delle precedenti esperienze in Italia. In realtà, non ci siamo mai posti il problema di essere apertamente una coppia davanti a nessuno.

In Francia, come in Italia, la richiesta di diritti è ancora attuale. Soprattutto la lotta contro l’omofobia che rimane una priorità.

Manuel e Roberto