Gay e papà. Quello che conta è avere qualcuno che ti ama

Gay e papà
Gay e papà

Mi chiamo Alberto, ho 34 anni e vivo da sempre a Verona, dove ho una mamma ed un fratello meravigliosi! Cresciuto in un contesto popolare con un altro paio di ragazzi a me molto cari, ho vissuto una vita sufficientemente serena, di certo non economicamente agiata, ma senz’altro amato e benvoluto. All’età di 19 anni realizzo che il mio orientamento sessuale non è proprio quello che gli altri si aspettano e comincio a provare esperienze diverse. Tronco la relazione con la mia ragazza e per un paio d’anni mi do alla pazza gioia.

È proprio a questo punto che arriva una mia prima grande soddisfazione: mia mamma mi chiede perché ho lasciato la mia ragazza, e io glielo dico. Occhi lucidi, due-tre respiri profondi (mamma di grande cultura cattolica, con desiderio di diventare nonna e soprattutto di sapermi felice, con tutti i timori invece di come il mondo mi avrebbe potuto trattare…). Ed ecco la sorpresa: «Ricordati bene, figlio mio, che quello che io voglio dalla vita è che tu e tuo fratello siate felici, quindi, se questa è la scelta che ti rende felice, io ti appoggerò sempre e in ogni cosa». Sono parole indissolubili, scolpite nella mia mente.
Mi viene da pensare che sia normale, ovvio che sia così. Ma so bene invece quanto questo non sia scontato. Anzi, una dimostrazione d’amore diventa un evento eccezionale.

Tanti anni addietro mia mamma aveva affrontato il divorzio da mio padre. Questo sicuramente le ha dato modo di capire il senso di vergogna e di stigmatizzazione che la gente, a quei tempi, aveva verso un comportamento così diverso. E oggi lei è più forte, e non vuole che su di me ricadano gli stessi sguardi, le stesse cattiverie.

Avanti con la mia vita, un bel giorno ho avuto la fortuna di incontrare Giulio. Non credevo nei colpi di fulmine. Non credevo negli amori a distanza. Non ci credevo, ma mi sbagliavo di grosso!
Io e Giulio passiamo tanti anni insieme, anche se a me sembrano pochi. Stiamo bene e condividiamo lo stesso tetto, lo stesso letto, ci intendiamo su ogni cosa. Passano altri anni ed iniziamo a riflettere sulla possibilità di allargare la nostra famiglia. Ad entrambi piacerebbe avere una piccola creatura da crescere.
Cominciano mille dubbi e mille domande. Nessuno mette in discussione quanto amore le potremmo dare, né che avrebbe tutto ciò che di meglio potremmo offrirle e che potremmo garantirle tante di quelle cose che noi non abbiamo potuto avere… Ma non tutto. Una mamma non potremmo dargliela.
Inizi a chiederti quanto sia giusto, se non sia solo un atto di egoismo, se non stai dando più importanza ai tuoi desideri sottovalutando le sue priorità. Sono domande che solo un incosciente non si porrebbe. Però alle nostre domande volevamo trovare risposte. Non bastano le supposizioni e i secondo me. La felicità di nostro figlio è troppo importante per non avere le idee chiare.

Io sono un assistente sociale. Ho visto tante cose e un’idea forte me la sono fatta ormai da tanti anni: i bambini possono crescere felicemente in tanti tipi di contesto purché loro sentano di essere amati e di avere una famiglia. Le famiglie, vi assicuro, sono fatte in tanti modi: due nonni, due zii, un singolo genitore che ha perso il partner, anche solo una sorella maggiore. Quello che conta nella vita è avere qualcuno che ti ama, una famiglia.

Il mio compagno vuole approfondire di più tutti gli aspetti della paternità. Ci iscriviamo a Famiglie Arcobaleno e ci si apre un nuovo mondo. Altro che casi eccezionali! Scopriamo che le famiglie omosessuali, in Italia, sono migliaia.
Finalmente abbiamo modo di conoscere i figli di alcune coppie omosessuali. Possiamo vedere come la vivono. E troviamo subito una conferma ai nostri pensieri: “è l’amore che crea una famiglia” recitano le bandiere delle Famiglie Arcobaleno. Troviamo ulteriori conferme in forum e discussioni che si creano con specialisti di settore, tante interviste a bambini, adolescenti e anche adulti figli di genitori omosessuali. Quello che qui in Italia è nuovo, all’estero sono vent’anni che cresce e matura.
Quando ad un ragazzo di 19 anni chiedono se non gli sarebbe piaciuto avere una mamma, lui risponde: «Sì, certo, ovvio, anche una sorellina avrei voluto! Ma se mi chiedeste… se per avere una mamma a quale dei miei due papà vorrei rinunciare, vi chiederei se siete impazziti! Sono i miei papà! Voi rinuncereste ad un genitore?!».
È stata la spontaneità di questa risposta che ha colmato i nostri dubbi e ci ha fatto procedere con questo progetto.

Oggi stiamo affrontando il nostro percorso. Collaboriamo con una clinica in Canada e vediamo piano piano avvicinarsi la realizzazione del nostro sogno.

Più i tempi maturano, più ci troviamo nella situazione di dover spiegare all’esterno quello che stiamo facendo e la scelta che abbiamo preso.
Ne ho parlato con le colleghe, gli amici, i clienti. Ogni giorno mi sorprendo di quanta apertura trovo nei miei confronti e nei confronti della mia futura famiglia. So che quello che dico cozza con lo stereotipo della società di oggi. Di solito non è tutto così facile (e infatti non lo è), però – ad oggi – abbiamo avuto tante reazioni positive, anche entusiastiche! Siamo molto fortunati.
Forse è importante anche la considerazione che le persone hanno di te nella vita di tutti i giorni e forse alcuni di loro si dicono apparentemente felici per noi e poi, tra di loro, commentano negativamente. Ma anche fosse così, mi fa piacere vedere che oggi attorno a me sono proprio gli omofobi che si vergognano di dire quello che pensano, e non viceversa.

Penso che la maggior parte di questa società sia più pronta di quanto pensiamo. Spesso la gente prende posizioni facendosi influenzare da quello che crede sia il pensiero di maggioranza. Facciamogli vedere quanto il nostro “orientamento” e il nostro amore e il nostro desiderio di crescere un figlio siano naturali. Facciamogli vedere quante persone ci appoggiano, …anche qui a Verona, una città dove c’è ancora molto da fare!

Alberto