Due mamme e il coraggio di essere una famiglia

mamme lesbiche
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Mi chiamo Lisa, ho 41 anni, un bellissimo bambino di un anno ed una splendida compagna di vita: la mia anima gemella Giovanna. Mi reputo una persona molto fortunata per questo, ma il viaggio che mi ha portato qui è stato molto complesso.

Sin dai primi incontri con Giovanna ho sentito una forte attrazione per lei. Non sapevo perché, non la conoscevo molto eppure qualcosa mi portava verso di lei. Mi interessava sapere cosa diceva, cosa pensava. Esprimeva in ogni sua parola una chiarezza, leggerezza ed onestà che non avevo mai incontrato prima.
Ci vedevamo tutte le settimane ad un corso di yoga e poi di Kendo. Una notte l’ho sognata. Sognavo che mi chiedeva come stessi, e allora ho preso coraggio e l’ho chiamata per dirglielo. Anche lei quella notte mi aveva sognato.
Abbiamo iniziato a vederci, prima solo per un gelato, un caffè e poi… tutte le sere.
Quando è iniziata la nostra relazione, sei anni fa, stavo affrontando un momento particolarmente difficile della mia vita. Era morto mio fratello ed ero disperata per la perdita. Il dolore può renderti molto sensibile e vulnerabile, oppure, al contrario, può portarti a creare una barriera con il mondo per contenere questa sofferenza. L’aspetto negativo è che diventi insensibile e arido verso te stesso e gli altri.
Io mi sentivo come se mi avessero tolto la pelle. Riuscivo a stare solo con persone oneste e che avevano il coraggio di parlarmi. Pochissime. Ho notato anche che la gente scappa davanti al dolore altrui. Giorno dopo giorno il rapporto con Giovanna mi ha aiutata a guarire.
È cresciuta una nuova pelle ed il mio rapporto con la vita è cambiato. Volevo continuare a coltivare quell’onestà, pulizia di sentimenti e voglia di verità che si vive quando si è di fronte alla morte. Volevo una vita così e Giovanna era già così.

Fin dai primi momenti ho sentito che potevamo creare una famiglia. Mi sembrava impossibile ma per lei non lo era. Abbiamo coltivato questo sogno fino a quando ci siamo rese conto che eravamo in grado di sostenere una scelta così forte.
Non è una decisione facile. Vuol dire scontrarsi con una società che non ti riconosce il diritto alla famiglia. Serve coraggio per affermare il tuo diritto ad esistere così come sei, amando chi vuoi tu e non chi vogliono gli altri.
Il primo passo è verso la propria famiglia di origine: dichiarare loro chi siamo veramente per smettere di mentire. È una grande liberazione. Ho passato anni a nascondermi, anche agli amici, per la paura di essere rifiutata e per il timore del loro giudizio. Ho creato spesso rapporti dimezzati, dove potevo raccontare solo una parte di me e tutto questo mi lasciava una grande insoddisfazione e frustrazione. Non ti doni mai completamente.
Mia madre ha provato per anni a propormi di uscire con dei ‘bei ragazzi’ nonostante sapesse del mio orientamento. Ma questo mi permetteva di discutere con lei e mi costringeva a fare continuamente chiarezza su chi fossi e cosa volessi. Ha smesso di mettere in dubbio il mio “stile di vita” quando è arrivata Giovanna e poi ancora di più con la nascita di nostro figlio.

Scegliere di diventare una madre lesbica ti pone grandi interrogativi. I primi legati alla società che ci circonda ed altri legati a questo bambino che nascerà e al suo rapporto con il mondo, avendo alle spalle una famiglia diversa da quella tradizionale.
Come reagiranno le persone attorno a noi? Parenti, amici e conoscenti? Alla zia anziana chi glielo dice? Cosa diremo a nostro figlio? Cosa gli diranno i suoi compagni di classe? Avrà problemi ad avere amici? Verrà discriminato dalle maestre e dai coetanei? Lo battezziamo? Esiste un prete che lo vorrà battezzare senza fare commenti strani sulla nostra unione? Verrà accolto dalla comunità cristiana senza riserve?
Ci siamo fatte mille domande, ma l’amore e il desiderio di costruire una famiglia hanno prevalso. Abbiamo compreso che abbiamo molto da donare ed insegnare a nostro figlio. In questo primo anno di vita abbiamo capito che quello che serve a un bambino è l’amore, l’accudimento, la presenza. Creare attorno a lui un ambiente amorevole, gentile, calmo e rispettoso. Anche l’asilo nido che abbiamo scelto ha queste caratteristiche. Le maestre sono state molto accoglienti verso la nostra famiglia e curiose di sapere e conoscere un mondo a loro ignoto. Per la crescita di nostro figlio cercheremo i luoghi più adatti e le persone più idonee, persone libere ed aperte. Non sempre sarà così, lo sappiamo, ma questo è il nostro obiettivo: attorniare nostro figlio delle persone e degli ambienti migliori. Abbiamo perfino trovato un prete felice della nostra scelta ed entusiasta di celebrare il battesimo. Fino ad oggi abbiamo trovato molta più apertura di quella raccontata da televisioni e giornali. La cosa più importante per noi è aiutare il nostro bambino a sviluppare quelle qualità necessarie per affrontare la vita con coraggio, fiducia e amore.

Cosa diremo a nostro figlio sulla sua nascita? Per generare un bambino serve un seme e l’amore di due genitori. Dove si trova il seme? Qui si apre un mondo di possibilità. La via migliore che possiamo consigliare è quella di andare in una clinica all’estero specializzata nella fecondazione assistita. Spagna, Olanda, Danimarca… sono molti gli Stati dove andare.
Sono moltissime le coppie etero che non riuscendo ad avere figli, si rivolgono all’estero. Molte cliniche hanno personale che parla italiano e si è sempre ben seguiti.

Dopo la nascita di nostro figlio noi ci siamo iscritte all’associazione Famiglie Arcobaleno. Questo ci ha permesso di avere un confronto con tante altre coppie omogenitoriali che hanno fatto le nostre stesse scelte e che affronteranno le nostre stesse difficoltà. La nostra è una famiglia normale, con due genitori e un figlio. Forse abbiamo un qualcosa in più rispetto alle famiglie tradizionali: non diamo per scontato nulla, siamo più consapevoli delle nostre scelte e delle conseguenze delle nostre azioni e, soprattutto, ringraziamo la vita per ciò che abbiamo.

 

Lisa