E siamo arrivat@ all’undici ottobre, la giornata internazionale del coming out.
E mancano anche pochi giorni al mio ventottesimo compleanno, una ricorrenza che dovrei definire importante ma che ancora non so di preciso se e come festeggiare.
Ho sempre avuto problemi a ricordare date e avvenimenti.
Ho sempre avuto problemi ad accettare che le cose cambino così repentinamente.
Di giorno in giorno tutto si fa più illogico, o forse sono semplicemente io che fatico a dare una spiegazione alle migliaia e migliaia di novità che si affastellano nella mia vita.
Una di queste riguarda, per l’appunto, la mia recentissima uscita allo scoperto, avvenuta giusto qualche mese fa.
Era il 14 febbraio 2020, scolpisciti questa data nella memoria, Nicki!
Me lo sono detto un casino di volte.
Non dimenticare mai che è successo.
Devi pensare che da quel giorno in avanti per te le cose sono ulteriormente cambiate.
Lo ricordo bene, quel giorno di febbraio.
San Valentino di merda, come tutti quelli degli anni passati.
La differenza è che le volte precedenti avevo qualcun@ con cui prendermela, stavolta invece non potevo davvero avercela con nessun@ in particolare.
Era logico che la mia famiglia non l’avrebbe presa bene.
Era ovvio che rivelare di essere attratto da maschi e femmine non sarebbe stata una notizia di quelle che appena le senti corri a stappare lo champagne.
In casa c’era già aria di maretta.
La mia dichiarazione ha solo inasprito ulteriormente la rabbia e lo sconcerto che già soffocavano l’aria.
Una settimana ci ho messo a elaborare il tutto
Una settimana trascorsa a non parlare con anima viva.
Una settimana di pianti inconsolabili e perenni.
Una settimana che oggi come oggi non so nemmeno io come sono riuscito a superare.
Perché no.
Fare coming out per me non ha significato uscire allegramente allo scoperto.
Non è stata una liberazione, o meglio lo è stata solo in seguito, quando sono finalmente riuscito a elaborare la situazione e a trovare almeno qualche lato positivo a ciò che mi aveva fatto tanto male.
Di certo un grande aiuto me l’hanno dato amic@ e anche semplici conoscenti.
Ho ricevuto messaggi d’amore e di incoraggiamento da più parti.
Ho avuto la mia dose di pacche sulle spalle e di abbracci pieni di gentilezza.
Mi sono tirato su a forza di spintoni.
Avevo davvero bisogno di ritornare a sperare.
Un grande aiuto, anzi dovrei dire un grandissimo aiuto mi è certamente stato offerto da coloro che a tutt’oggi considero la mia seconda famiglia.
L’intero Colibrì a sostenermi nel mio percorso di crescita.
Nel giro di pochi giorni sentii di aver trovato una nuova madre.
E anche delle nuove cicatrici perché, come sempre, ciò che mi accade lascia un segno e il mio coming out ne ha lasciati tanti.
Ancora oggi fatico molto a parlare di quanto è successo.
Fingo spesso di stare bene, ma la verità è che a volte non so nemmeno io come sto e cosa mi farebbe davvero sentire meno male.
La mia anima è ancora troppo fragile, lo è sempre stata, veramente, e lo è ancora di più adesso, in questo momento di crisi che coinvolge l’intero mondo e che mi spezza le ossa e mi tarpa le ali.
Ci sono momenti in cui mi sento relativamente bene, e altri in cui mi guardo intorno pensando che no, uno come me non è destinato a trovare un sistema di vita.
Per quell@ come me non esisterà mai una vera e propria pace.
Ho relazioni fugaci e contorte, vissute malamente e di fretta perché ormai mi sembra ovvio che affezionarmi a qualcun@ significhi in buona sostanza farmi soltanto del male.
Mi consumo nel dubbio che la gente non veda in me un essere umano da scegliere per la sua intelligenza e bellezza, ma solo e soltanto come sfida, per provare qualcosa di nuovo, per vedere come ci si sente a scoparsi un@ pansessuale non binary.
A volte penso che forse avrei dovuto avere le palle di rimanere zitto.
A volte penso che sarebbe stato molto meglio continuare a fingere di essere etero e di genere femminile.
A volte penso che il mio coming out sia stato in fin dei conti qualcosa di totalmente sbagliato.
Vivere di apparenze a volte è meglio che affrontare la verità di petto.
Vivere di apparenze a volte ti fa sentire molto meno male.
Disgraziatamente per me, la faccia da poker non l’ho davvero mai saputa fare.
E allora niente.
Non so più che altro dire…!
Dovrei trovare una conclusione consolatoria a tutto, ma la realtà dei fatti è che io non ho soluzioni consolatorie da darmi.
Vivo alla giornata, cercando di impedire alla vita di lasciarmi addosso troppe ferite e sono quasi felice quando a fine giornata mi guardo allo specchio e vedo un sorriso che mi accarezza le guance.
L’undici arriva inesorabilmente, e così il venticinque: il giorno del mio compleanno.
Date che scandiscono i passi e i passaggi della mia vita.
Numeri che si impigliano nei rami della mia esistenza.
Fili colorati che si ingarbugliano tra i miei capelli.
Folate di vento che forse un giorno riuscirò finalmente a domare.
Nicole Zaramella


